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Attualità | 29 settembre 2015, 08:00

A Cuneo esistono i furbetti?

Riceviamo e pubblichiamo

A Cuneo esistono i furbetti?

Quando si invecchia si ha tempo e si notano cose che in passato, con il lavoro, scorrevano inosservate.  

In Cuneo alta, girando a fine luglio sotto i portici, e precisamente a bordo strada, ho notato un segnale stradale portante un cartello di stampo comunale che sottolineava la riservatezza di una  porzione di marciapiede “in attesa di allestimento dehors”.  

Passano due mesi; il cartello viene cambiato per vetustà, i tavolini e le sedie invadono stabilmente la zona portico, di dehors nemmeno l’ombra, ma tre preziosi posti macchina vengono da mesi inutilizzati.  

Sono sicuro che i titolari in questione abbiano soddisfatto le richieste finanziarie del Comune, ma un dubbio mi assale.  

Non sarà che avendo già remunerato il Comune, il costoso dehors che si intende costruito in legname e coperto da appositi teloni, resti perennemente  “in attesa di allestimento” ed il contatto amministrativo venga usato come un lascia passare per gli interessanti  tavolini sotto i portici?  

Ritengo che queste siano piccole azioni  ampiamente tollerate da chi avrebbe il compito di vedere, come sono generalmente tollerati gli sforamenti nell’orario di chiusura notturna.  

I lettori penseranno che i miei sono argomenti  insignificanti ed è vero, però certificano la  convinzione che in città “ognuno può  fare quello che vuole” e, la disciplina, fatta rispettare nella mia gioventù, è oggi, un argomento sconosciuto.

Il controllo delle piccole cose penso sia demandato ai rappresentanti della  “Polizia Municipale”, ma io che per problemi di deambulazione sono costretto a girare nelle vicinanze dell’abitazione, osservo la loro completa estinzione e quasi non ricordo la loro divisa, poi se anche passassero, non si soffermerebbero  su questi insignificanti problemi.  

Ricordando i miei  sette anni, mi torna in mente quando a Torino, nella circoscritta zona di Corso Duca degli Abruzzi, Corso Montevecchio e Via Cantore, ho imparato a pedalare  sulla bici di mia madre e, per fare attenzione, percorrevo il marciapiede dell’isolato.  

Il “Civic” di quartiere che allora girava, estate ed inverno montato sulla classica  bicicletta “Bianchi”, dopo avermi osservato più volte, mi ha fermato e facendosi accompagnare da mia madre, con il tono del buon padre di famiglia ha consigliato: “Suo figlio lo faccia andare su strada, sul marciapiede potrebbe essere pericoloso per i passanti”.  

Oggi siamo lontani da quei tempi, i “Civic” allora notavano le piccole anomalie e paternamente le correggevano, oggi si trascurano i piccoli problemi che nel tempo possono ingigantire sino a divenire vere e proprie liti.  

L. Garro

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