Nel 2010, il Comune di Cuneo, con sindaco Alberto Valmaggia, comperò dal Demanio l’ampia area di piazza d’Armi: 77.800 metri quadrati di terreno libero da costruzioni e utilizzato per alcune iniziative (Grande Fiera d’Estate) fino alla realizzazione del collegamento stradale Est-Ovest, il cui tunnel passa sotto e su quella superficie ha gli accessi. Spesa di acquisto: 4.740.000 euro. L’operazione soddisfò tutti, anche la minoranza in Municipio. E l’allora primo cittadino dichiarò: “E’ stato un percorso lungo e sofferto, ma ce l’abbiamo fatta. Siamo molto soddisfatti, perché era un traguardo inseguito, senza risultati, da tutte le Amministrazioni comunali succedutesi fin dagli Anni Sessanta”.
Cosa farne, però, di un luogo così prezioso e adattabile a vari usi? All’inizio parve, abbastanza chiaro, che l’obiettivo fosse quello di far diventare lo spazio il polmone verde della città capace di ricucire il tessuto urbano tra il centro e i quartieri a sud del capoluogo. Un piccolo Central Park, stile New York. Infatti, l’assessore ai Lavori Pubblici di quella Giunta, Giancarlo Boselli, presentò lo studio di fattibilità per la riqualificazione della piazza elaborato dall’esperto agronomo Ettore Zauli e i suoi collaboratori.
Tra le ipotesi illustrate ci furono il lago di 7.000 metri quadrati con la spiaggia, il prato, la collinetta, i percorsi pedonali e ciclabili di 2,5 chilometri di lunghezza, 2.000 alberi e 4.000 arbusti da piantare, le zone per il riposo e il pic-nic, i giochi per i bambini, l’area per i cani e un centinaio di parcheggi esterni al Parco. L’idea trovò una condivisione abbastanza unanime, però il percorso si fermò per i costi (indicativamente 4.500.000 euro) e la procedura da seguire nella progettazione vera e propria contestata dalla minoranza. Da allora - e sono passati 6 anni - del futuro di piazza d’Armi non si è più saputo nulla e l’area, alle porte della città, è rimasta desolatamente abbandonata. Come uno spiazzo di qualsiasi periferia.
Ora, la giunta Borgna ha tirato fuori dal cilindro la soluzione: farla diventare di nuovo luogo di grandi manifestazioni. E si è inventata la prima Oktoberfest di Cuneo, in programma dal 28 settembre al 9 ottobre. Verrebbe da dire la solita festa della birra, che ormai si organizza anche nel più piccolo paese della provincia. Ma forse così non sarà, perché, oltre alla struttura coperta, faranno parte del contenitore il parco divertimenti, le attrazioni, le orchestrine e, soprattutto, le tradizioni bavaresi. Proprio come a Monaco, seppure di dimensioni più contenute. Persone, con buona probabilità, ne arriveranno tante, però l’iniziativa non lascia intravedere un consistente spessore culturale grazie al quale possa rigenerarsi negli anni. Come l’Illuminata, che è nuovamente prevista dal 14 al 24 luglio. Dalla “sbornia” di luci e suoni si passa, un paio di mesi dopo, alla “sbornia” dei boccali.
Alcune domande e riflessioni. Ma a Cuneo dobbiamo promuovere le tradizioni della “Granda” oppure quelle tedesche? Inoltre, parrebbe che la spesa in piazza d’Armi ammonti a centinaia di migliaia di euro: e non si sa quanti di questi giungano da finanziamenti pubblici e quanti siano di provenienza privata. Ne vale la pena? Non si potrebbero usare le risorse, almeno le pubbliche, per il potenziamento di altre manifestazioni già consolidate? Infine, la scelta del periodo di svolgimento della kermesse ha obbligato il Comune di Cherasco, organizzatore, da due anni, di un’iniziativa simile, a cambiare le date perché coincidevano. Uno schiaffo al dialogo tra le città della provincia, arrivato proprio dal capoluogo. Era il caso nel momento in cui le parole d’ordine sono condivisione e fare sistema?
Certo se l’Illuminata e l’Oktoberfest funzioneranno, Borgna ha già rivinto le elezioni del 2017. Tuttavia “volare” un poco più in alto non guasterebbe.













