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Attualità | 08 marzo 2017, 12:30

L'organo, il re degli strumenti, è di casa a Centallo: qui, da 190 anni, c'è la Brondino-Vegezzi Bossi (gallery)

Le origini di questa azienda si perdono nella storia. Siamo andati a visitarla, per scoprire un mestiere dal sapore antico, dove tutto è frutto di sapienza e maestria

Foto dal sito www.vegezzi-bossi.com, credits Francesco Doglio

Foto dal sito www.vegezzi-bossi.com, credits Francesco Doglio

Ci sono aziende che andrebbero preservate come fossero opere d'arte. Una di queste è certamente la Brondino-Vegezzi Bossi, fabbrica di Centallo che da 190 anni realizza e restaura organi da chiesa. 

In realtà le origini di questa azienda si perdono nei secoli. Ci sono tracce e testimonianza dell'attività di organari della famiglia Bossi fin dal 1500. Perché questo mestiere non si improvvisa, si impara in bottega e si tramanda di generazione in generazione.

Siamo andati a visitare l'azienda di via Marconi a Centallo, per parlarne con Enrico Vegezzi Bossi, uno dei due soci titolari assieme a Bartolomeo Brondino. Il signor Enrico ci ha raccontato di un mondo affascinante e complesso, che rischia di sparire. "Pochi sanno cosa sono gli organi. Normalmente si vedono le canne, che sono solo una parte dello strumento, e tantomeno si sa che l'organo, a livello di costruzione, è l'elemento più costoso presente in una chiesa".

"La costruzione degli organi come attività esiste ancora, ma oggi c'è più lavoro di restauro. Il nostro settore è fortemente legato alla crisi economica ma, se possibile, ancora di più alla crisi delle vocazioni all'interno della Chiesa", spiega. Il patrimonio stimato in Italia è di circa 20 mila organi. "Sono presenti in tutte le chiese, anche le più piccole. Basti pensare che, solo tra Centallo e frazioni, ce ne sono 7. In Francia è diverso, gli organi sono presenti solo nelle chiese dei centri più importanti".

Quanti sono gli organari in Italia? "Ufficialmente siamo una quarantina; in Piemonte, come fabbrica di tradizione, ci siamo noi, un'azienda di Novara e qualche operatore singolo. Ma in realtà siamo molti di più, magari non registrati", spiega ancora il signor Enrico, mentre ci accompagna per l'azienda, tra le canne e gli strumenti di lavoro. E mentre prova a svelarci i segreti del "re degli strumenti".

"Il nostro è un mestiere difficile, che richiede molta sensibilità e capacità di interpretare anche la volontà del costruttore. Il ripristino della funzionalità di un organo antico è un lavoro lungo e complesso, che può costare centinaia di migliaia di euro. Si lavora con le Sovrintendenze perché si tratta di beni storici e vincolati, di cui fare un recupero conservativo. Ogni organo ha la sua storia, bisogna recuperare la fonica originale e non è possibile farlo industrialmente", spiega ancora.

L'azienda di Centallo lavora molto con la Francia, dove ha appena terminato di allestire un organo nella chiesa del "Sacre Coeur" di Monaco. In Italia, invece, gli organi hanno perso di importanza, al punto che non sono stati previsti né all'auditorium di Roma né in quello di Torino. "In Inghilterra non è pensabile una sala concerti senza organo. Qui in Italia, invece, è considerato solo uno strumento da chiesa".

Per poter ammirare ed ascoltare un organo di grande pregio, frutto del sapiente lavoro di questa azienda centallese, basta entrare nella chiesa del Sacro Cuore, a Cuneo: si tratta di uno strumento che conta 51 registri reali, che significa 51 voci da miscelare, e oltre 3000 canne. E' considerato uno degli strumenti più riusciti del lavoro della Brondino-Vegezzi Bossi. Venne inaugurato con un grande evento musicale, grazie alla presenza di Olivier Latry, organista francese di fama internazionale.

"Ciò che rende magico il suono dell'organo è la vibrazione - conclude il signor Enrico. E' lo strumento musicale che ha il repertorio più vasto e sconfinato, oltre ad essere il più complesso: le tastiere, la pedaliera, le canne di diversa foggia e fattura, i sistemi di trasmissione, i mantici che portano l’aria alle canne, che poi la restituiranno in vibrazioni sonore. Purtroppo in Italia manca la cultura musicale: è dalle scuole che bisogna partire, per far conoscere questo strumento e preservare un patrimonio inestimabile". 

Barbara Simonelli

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