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Attualità | 03 maggio 2017, 15:05

Carrù, più di 100 persone alla festa dei migranti: è un nuovo inizio? (Guarda le FOTO)

Dopo le ripetute contestazioni che hanno animato il periodo precedente all'arrivo dei richiedenti asilo, la popolazione sembra voler concedere una possibilità ai suoi ospiti. Ecco come procede il loro percorso d'integrazione

Carrù, più di 100 persone alla festa dei migranti: è un nuovo inizio? (Guarda le FOTO)

"Non escono mai di casa, si recano unicamente in chiesa e in moschea accompagnati da noi operatori. Lo facciamo per il loro bene: la domenica di Pasqua, infatti, è successo un episodio poco felice. Recandoci a messa tutti insieme (i ragazzi musulmani hanno chiesto di poter accompagnare i "fratelli" alla funzione), sulla porta della Chiesa siamo stati fermati da una persona che desiderava metterci al corrente del suo pensiero in materia di profughi, espresso con termini non troppo lusinghieri. I ragazzi sono stati impeccabili: hanno sorriso in silenzio, e hanno invitato il loro aggressore verbale a bere un caffè con loro per conoscerli".

L'impatto con l'Italia non è stato certo agevole per i richiedenti asilo di Carrù, come si evince dalle parole di Vanessa, responsabile della struttura che li ospita, ubicata in viale Vittorio Veneto. Osteggiati, quasi ostracizzati dalla popolazione, i giovani migranti hanno dovuto adattarsi in fretta alla condizione di "ospiti indesiderati", senza tuttavia mai abbattersi, ma lavorando alacremente per modificare lo scetticismo di massa che gravitava in maniera persistente attorno a loro.

A poco a poco, si sono avvicinati al loro obiettivo: "Molti abitanti, vedendo il loro impegno e non scorgendoli mai per strada, si sono incuriositi e hanno chiesto di conoscerli - racconta Vanessa -. Non si sono presentanti a mani vuote: hanno portato in dono frutta, vestiti e addirittura il gelato in un giorno di calura, mentre erano intenti a zappare sotto il sole".

Una prima, significativa svolta, che domenica 30 aprile è sfociata in un plebiscito conclamato: "Abbiamo pensato di aprire le porte della casa per organizzare nel nostro piccolo una festa dei popoli in miniatura ed è stato un successone - prosegue Vanessa -. Tutti i migranti si sono messi a disposizione della comunità per ringraziarla dell'accoglienza ricevuta e per mettersi in gioco, superando le proprie paure e cercando al contempo di dimostrare al paese che non c'è nulla da temere. Abbiamo superato quota 100 presenze. I ragazzi hanno lavorato per giorni, alle 4 del mattino hanno iniziato a cucinare piatti locali e dei loro paesi e non hanno voluto cenare prima di essersi accertati che tutti i loro ospiti fossero sazi. Abbiamo ricevuto i complimenti per l'educazione, la pulizia della struttura e le migliorie apportate dopo 10 anni di totale abbandono. Desideriamo ringraziare tutti i partecipanti, che hanno portato con sé cibarie e bevande, i nostri vicini di casa, che hanno messo a disposizione di tutti il karaoke, il nostro caro amico Luca Ferrua del ristorante di Clavesana, i ragazzi dell'oratorio (e non solo) di Carrù, le nostre preziose colleghe e i nostri datori di lavoro, Diego, il proprietario della casa, i membri della LIDA e i nostri nuovi amici dell'associazione "Vicini di Cuore", con i quali presto avvieremo una collaborazione a doppio senso"

Una grande soddisfazione per i richiedenti asilo, la cui quotidianità è tutt'altro che semplice, come illustra Vanessa: "Le case dei richiedenti asilo sono "case prefettizie", funzionano come caserme. Esiste un regolamento interno redatto sulla base delle linee guida della Prefettura. I primi sei ragazzi, pakistani, sono arrivati da noi il 9 febbraio, mentre dopo 15 giorni circa è stata la volta di cinque africani (originari del Ghana e del Gambia) e, infine, di quattro bangali. Si sono adattati subito alle regole di convivenza della casa e si sono affezionati a noi operatrici. Ci chiamano "mamma", siamo il loro punto di riferimento, la loro spalla, il loro tutto in landa straniera. Lo stereotipo del profugo nullafacente, con sigaretta, telefonino e mille pretese si scontra con una realtà ben diversa: al loro arrivo, infatti, questi giovani non avevano nulla, eccezion fatta per una tuta sgualcita addosso, le infradito ai piedi e un piccolo asciugamano. Sono persone umilissime e sin dal primo giorno si sono adoperate alla pulizia e alla manutenzione della casa dove vivono per renderla accogliente e bella. Ogni giorno si preparano i pasti, rispettando rigorosamente gli orari, provvedono alla pulizia delle aree comuni. Hanno dato nuova vita al terreno dietro casa preparandolo per l'orto: è uno spettacolo vederli lavorare la terra, lo fanno in modo diverso da noi, la curano con amore come se fosse la cosa più preziosa che hanno, seguendo le orme del progetto "GOCA" (Custodi della terra)".

A livello di progetti, invece, "è iniziata, grazie a Rosita Oreglia, nostra vulcanica risorsa del paese, la collaborazione con la LIDA, dove, sotto le direttive della presidente Laura Barbero, i miei ragazzi si adoperano nella realizzazione di piccole opere di volontariato, fra le quali spicca la manutenzione dell'area sgambamento cani di Carrù".  

Loro ci mettono tutto, insomma: la volontà, l'intraprendenza e la determinazione. Qualità preziose, che stanno permettendo alla popolazione carrucese di osservare con occhi diversi coloro che, inizialmente, erano ritenuti nemici: "Il nostro simbolo sono le mani colorate - conclude Vanessa -: ogni ragazzo e ogni ospite entrando in casa lascia le proprie impronte sul muro, attorno a una bellissima canzone di Guccini e Gen Rosso che si intitola "Lavori in corso". Con i ragazzi ne leggiamo il testo insieme, ritagliandoci il tempo durante le lezioni di italiano svolte regolarmente tre volte la settimana. Sempre più gente bussa alla nostra porta entusiasta nel constatare che alla fine i miei ragazzi non sono altro che esseri umani come loro, "ultimi" come dice il Cristianesimo, persone da aiutare, che si trovano dietro di noi, ma che possono arricchire il nostro spirito".

Alessandro Nidi

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