"Siamo molto delusi. Non comprendiamo perché ripartono le fabbriche e non possono ripartire i negozi, dove esiste tutta la disponibilità ad adottare ogni misura necessaria di sicurezza sanitarie atta a evitare la diffusione del virus. Quanto alla ristorazione, fondamentale per l’economia del nostro territorio, ci chiediamo anche 'come' si ripartirà, viste le ventilate limitazioni di sicurezza legate al distanziamento sociale".
Non nasconde il proprio disappunto, il presidente dell’Associazione Commercianti Albesi Giuliano Viglione, interpellato dal nostro giornale in merito alle tempistiche annunciate dal Governo per la riapertura del commercio al dettaglio – la cui ripresa è prevista dal 18 maggio – e per quella degli esercizi della ristorazione – bar, ristoranti, pizzerie –, che potranno invece tornare a lavorare – insieme a parrucchieri e centri estetici – non prima del prossimo 1° giugno, mentre dal 4 maggio dovranno accontentarsi di affiancare alle attività di consegna a domicilio dei pasti già avviata da molti, quella di vendita per asporto, a patto che "questa non sia causa di assembramenti e che quanto acquistato venga consumato a casa o in ufficio, ma non davanti ai posto di ristoro", come spiegato durante la conferenza di ieri dal premier Conte.
"La Fase 2 non è certamente la ripartenza economica che ci si poteva aspettare – continua Viglione –. Il governo ha scelto di perpetuare ancora di tre settimane la chiusura del piccolo commercio e di cinque la chiusura di bar e ristoranti. E’ insostenibile che si tergiversi ulteriormente, continuando a rimandare l’apertura di attività che sono allo stremo e che ancora non hanno ricevuto provvidenze sostanziose. Siamo a metà del guado, ma non vediamo ancora appigli certi per una ripartenza con tutti i crismi per essere considerata tale".
"Le restrizioni in generale, per quanto dettate da esigenze di natura sanitaria, mettono a dura prova anche la tenuta psicologica della collettività: figuriamoci che cosa stanno passando coloro che da mesi non incassano i denari necessari a sé, alle proprie famiglie e ai propri collaboratori", aggiunge il presidente Aca, che richiama gli argomenti già ripresi dal presidente della Confcommercio Carlo Sangalli (vedi il video a seguire) ricorda come "le risorse vere, cioè la liquidità necessaria a non fallire, non sono ancora arrivate, complici la lentezza della macchina europea e statale e delle loro burocrazie. Non smetteremo mai di sostenere che accanto alla salute occorre salvaguardare l’economia e darle supporto concretamente".













