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Attualità | 12 maggio 2020, 12:43

La quotidianità al tempo del Covid-19. "Il settore dello spettacolo è fermo e non c'è luce in fondo al tunnel"

Quattro chiacchiere con Rocky Di Folco, tecnico audio e luci: “Sono molto preoccupato per la Fase 2. Spero che a settembre non ci sia bisogno di una nuova chiusura.”

La quotidianità al tempo del Covid-19. "Il settore dello spettacolo è fermo e non c'è luce in fondo al tunnel"

Spesso si parla di mondo dello spettacolo ed è naturale che a saltare maggiormente agli occhi sia la mancanza di spettacoli teatrali, di danza, di proiezioni cinematografiche. Meno consapevole è la mole di conseguenze che il lockdown ha su tutto il mondo del “dietro le quinte”. Tecnici audio, luci, programmatori, diffusori, autori, coreografi, rigger e ancora, progettisti, grafici, uffici stampa, critici… la lista che ne potremmo fare è infinita. Se si pensa che il mondo della cultura in italia ha oltre 1milione e 600 mila lavoratori, che la maggior parte di loro lavora a giornata con ben pochi ammortizzatori sociali il calcolo del danno al settore dello spettacolo è presto fatto.

Abbiamo chiacchierato con Rocky Di Folco, fossanese, da sempre titolare di un service audio e luci spesso impegnato in manifestazioni, eventi, sfilate, concorsi musicali e conferenze.

“Noi del nostro settore siamo fermi da fine febbraio e ancora oggi non sappiamo quando si potrà ripartire, né, soprattutto come” ci racconta.

Rocky ci racconta della preoccupazione diffusa tra i tanti colleghi che oltre al presente guarda al futuro: “In questo momento siamo tutti fermi perché è giusto così. Per quanto ci riguarda, però, non si vede la luce al fondo del tunnel. Non sappiamo quanto tempo ci vorrà per riprendere lo spettacolo dal vivo e temo dovremo convivere a lungo con questo problema. Ci sarà un momento in cui arriveranno dei contributi per il rilancio del settore? Siamo sicuri che con questa apertura non ci troveremo a settembre ottobre di nuovo da capo con i contagi? E quanti potranno ripartire garantendo il distanziamento sociale? Mi preoccupa anche la diminuzione dell’offerta, molte realtà anche di grande livello potrebbero non riuscire a rialzarsi. Mi dispiace per tutti noi del settore, in particolare per chi ha studiato tanti anni e ha spesso fatto tante rinunce per poter essere preparato e competente e che adesso si trova con più incertezze”.

Rocky racconta di quante maestranze ci siano dietro a un grande evento come Mirabilia tra tecnici del festival e tecnici delle compagnie: uno sciame di api operaie che lavorano incessantemente affinché il pubblico possa godere dello spettacolo, una marea silenziosa di persone che in questo momento fanno ancora di più di prima i conti con un futuro incerto.

Io sono uno di quelli fortunati perché il mio primo lavoro mi consente di fare fronte alle spese familiari, ma ci sono persone che svolgono questo lavoro a tempo pieno. Io, grazie al lavoro dipendente, posso garantire alla mia famiglia ogni confort, ma sono tra i pochi privilegiati”.

Una quotidianità completamente stravolta, l’incertezza per il futuro dell’azienda, ma anche alcune note positive: “Devo dire che questo periodo con la mia famiglia mi sta piacendo. Mi mancano i miei amici nerd, quelli con cui lavoro, con cui montiamo un impianto giusto per il gusto di sentire come suona, ma sono felice di poter seguire i ragazzi in un periodo così strano con le lezioni online. Ho tre figli e poterli seguire, saperli seguire è una benedizione. Per un genitore non è sempre facile essere tecnologicamente preparato per sostenere i propri figli. Noi non ci stiamo facendo mancare nulla, invece di rientrare dal lavoro alle 18 e correre da qualche cliente o preparare il service per una serata stiamo in giardino, o, come ieri sera, aiuto mio figlio fino alle 2 di notte con una ricerca perché non ha capito. Detto tra noi lo faccio per aiutare loro, ma imparo anche io un sacco di cose. È utile”.

La preoccupazione più grande, comunque, riguarda ciò che si troverà quando si potrà ripartire. Quanti non supereranno la crisi?  Quanto questo influenzerà il livello dell’offerta culturale? “Non so come sarà il nostro futuro. Spero però che, quando si potrà ripartire, lo si faccia con gli strumenti giusti sia in termini di sostegno al settore, sia di sicurezza. È impensabile che si possano riaprire dei teatri mantenendo la distanza di sicurezza senza il giusto sostegno. Oggi già è un settore che fatica, se si dimezza o si riduce a un terzo la capienza delle sale saranno troppi a non poter ripartire”.

Agata Pagani

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