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Cronaca | 12 agosto 2020, 16:40

"Perdere un figlio è il dolore più disumano e ingiusto che si possa vivere"

In pochi a Borgata Chiotti, dove i ragazzi deceduti stavano trascorrendo l'estate, hanno voglia di parlare e commentare quanto accaduto la scorsa notte. Unanime il cordoglio per i genitori

"Perdere un figlio è il dolore più disumano e ingiusto che si possa vivere"

Occhi arrossati, sguardi bassi, qualcuno sale lassù, da dove l'auto è precipitata spezzando le vite di cinque giovani ragazzi, morti in un tragico incidente stradale mentre scendevano con l'auto dall’Alpe Chastlar, dove erano andati per guardare le stelle cadenti nei giorni successivi alla notte di San Lorenzo.

Una curva è stata fatale: l'auto è uscita di strada ed è precipitata giù per almeno 50 metri, cappottando più volte e sbalzando fuori tutti i nove occupanti, fino a fermarsi su dei roccioni.

"Erano amici di mio figlio", ci dice un signore. Qualcun altro si chiede come sia potuto succedere. Guarda, cerca di studiare la traiettoria dell'auto, osserva da dove è precipitata. E poi il pensiero più ricorrente: "Una tragedia così non si può superare. Nessun genitore può accettare la morte di un figlio".

Ci sono anche tanti giornalisti sopra il Santuario di San Magno, dove un cartello ricorda di fare silenzio e di rispettare quei "monti di Dio". 

In pochi vogliono parlare o commentare ciò che è accaduto la scorsa notte. Una scena terribile anche per i soccorritori, intervenuti numerosi. Purtroppo il bilancio è subito apparso drammatico, con cinque morti e due feriti gravi. Le due ragazze in codice verde sono già state dimesse. Per chi avrà bisogno di supporto, l'ospedale di Cuneo ha messo a dispozione gli spicologi del Trauma Center.

In borgata Chiotti, dove i ragazzi vivevano, ci sono delle persone appoggiate alle pareti delle case. Dentro una delle abitazioni sono rinchiusi con il proprio immenso dolore i genitori dei due fratelli Martini, Nicolò ed Elia, 17 e 14 anni. Nicolò aveva appena compiuto gli anni e aveva fatto una festa al rifugio Maraman, domenica scorsa, con tutti gli amici.

Il gestore del rifugio ha scelto di restare chiuso, in segno di lutto e rispetto per le famiglie colpite da questa immane tragedia che ha sconvolto l'intera comunità della Valle Grana.

Su Facebook è comparso il post di un insegnante di Nicolò alla scuola edile, Filippo Manti: "Ciao ragazzi. Ciao Nicolò. Sei stato un allievo esemplare! Hai conseguito la qualifica di "Operatore edile" ma... il tuo sogno era di andare là sulle montagne ad aiutare tuo padre ad accudire e portare al pascolo le mucche per produrre il Castelmagno. Sei rimasto li! Avevi invitato tutti a casa tua ad assaggiare il tuo formaggio. Era il tuo mondo! Sappi, visto che sei lassù e ci guardi più e meglio di prima, che i docenti, il personale e la scuola edile tutta ti ricorderemo sempre! Sarai sempre con noi!. Un grande abbraccio Nicolò a te, al tuo fratellino che è lì con te ed ai tuoi genitori che più di altri, si porteranno dentro un dolore indescrivibile!! Ciao Nicolò....

Ed è proprio sui social che scorrono il dolore e il cordoglio di centinaia di persone per la tragica e prematura morte di Marco, Camilla, Samuele, Nicolò ed Elia.

In borgata Chiotti vivono poche decine di persone, si conoscono tutti, ogni sera ci si ritrova sotto un gazebo verde per fare quattro chiacchiere e bere un caffè. Qui nessuno ha voglia di dire qualcosa. Gli occhi sono arrossati, domina un silenzio surreale. 

"Li abbiamo visti crescere, venivano qui ogni estate. Non cercavano le comodità, amavano la natura e queste montagne. Questa borgata non sarà più la stessa, da una tragedia così non ci riprenderemo più", ci dice un signore, un amico di Luca Martini, il malgaro papà dei due fratelli morti. "Cosa si può dire? Perdere un figlio è il dolore più disumano e ingiusto che si possa vivere. Si va avanti, ma la sofferenza non si può superare. Mai".

 

barbara simonelli

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