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Attualità | 02 dicembre 2020, 11:03

Covid nelle carceri cuneesi, preoccupa la situazione degli operatori: "Servono screening continuativi, ma anche puntare sulla deflazione delle presenze"

A parlare è Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti; tra gli ospiti dei quattro istituti della Granda (Cuneo, Fossano, Alba e Saluzzo) solo sei su 788 risultano essere positivi

Foto generica

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Sono incoraggianti i dati dell'emergenza Covid fatti riscontrare dagli ospiti delle case di reclusione della provincia di Cuneo: i dati, resi noti dal garante regionale dei detenuti Bruno Mellano, segnalano la presenza di soli sei detenuti positivi su 788 (lo 0,76% in provincia e il 14% in tutto il Piemonte), con il 42% dei tamponi effettuati nelle carceri regionali che risultano essere "targati Cuneo".

Negli istituti, tutti, il numero di tamponi effettuati dall'inizio della pandemia è superiore al numero dei detenuti presenti, nonostante le serie situazioni di sovraffollamento come nel caso del carcere di Alba (attualmente al 130% della capienza) e quello di Cuneo (al 95%). "Le scelte fatte dalle ASL (ASLCN1 e ASLCN2) e dalle Direzioni di Carcere sono state coraggiose e lungimiranti - assicura Mellano - : stanare il virus cercando pro-attivamente i positivi anziché attendere che la situazione peggiorasse con l’evidenza dei sintomatici".

Preoccupa, invece, la situazione relativa agli operatori carcerari. Con il 24% dei tamponi effettuati negli istituti di tutto il Piemonte, 45 sono i positivi (il 10% in provincia e il 23% in regione), di cui 44 agenti di polizia penitenziaria.

"La lezione impartita dalla prima ondata, che aveva fatto registrare un significativo numero di contagi soprattutto a Saluzzo (con Torino e Alessandria), ha lasciato in eredità una certa prudenza, che ora non deve lasciare spazio al rilassamento che già mette a rischio la vita “fuori”. Proprio per questa esperienza, su richiesta e sollecito dei garanti, Saluzzo è rientrata in un progetto di monitoraggio effettuato dall’Associazione internazionale Medici senza Frontiere che ha elaborato un documento di analisi e di procedure di gestione dell’emergenza COVID in carcere" prosegue il garante regionale.

L'ultimo aspetto su cui si sofferma Mellano è la gestione dei positivi, che accade totalmente all'interno del carcere, negli istituti cuneesi: "Ciò fa pensare che fortunatamente non si è trattato finora di casi gravi o a rischio, ma ciò fa emergere anche quanto sia importante poter disporre di adeguati spazi di quarantena e isolamento, possibili solo in istituti non sovraffollati. Se si pensa che Alba è al 130% del rapporto presenza/capienza e Cuneo al 97% vengono i brividi a pensare a cosa potrà accadere in caso di recrudescenza dell’epidemia o di individuazione di focolai del virus, senza infine sottovalutare le dinamiche proprie degli ambienti chiusi come i penitenziari, dove i timori,  le mancate o le cattive informazioni possono determinare ondate di preoccupazione e di panico difficilmente gestibili".

Secondo Mellano, i dati positivi dei detenuti e negativi del personale rendono evidente come la comunità penitenziaria su uno scenario del tutto unico: "La richiesta dei Garanti, ma anche le formali sollecitazioni dei sindacati di polizia penitenziaria, pongono l’attenzione sulla necessità di screening generalizzati e continuativi delle varie componenti della comunità ma in un contesto ove rimane evidente che solo con un’efficace politica di deflazione delle presenze è possibile diminuire la pressione sulle strutture e sul personale, che mai come oggi ne ha bisogno, perché se Atene piange, Sparta non ride".

redazione

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