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Economia | 04 febbraio 2021, 07:00

Sblocco licenziamenti: “Temiamo per la tenuta delle piccole imprese cuneesi”

A sostenerlo i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della provincia di Cuneo. Il 31 marzo si avvicina, il provvedimento potrebbe decadere dopo più di un anno e a seguito di molte proroghe. Sarà tra i primi nodi da sbrogliare per il nuovo esecutivo. Per le parti sociali locali non ci sarebbero ancora le condizioni vista la sofferenza economica, soprattutto, delle piccole realtà, numerose nella Granda

Foto di Maxime Agnelli- tramite Unsplash

Foto di Maxime Agnelli- tramite Unsplash

Un tema cruciale quello dello sblocco dei licenziamenti. Lo ha citato in un passaggio nel discorso al Quirinale di martedì sera il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando ha comunicato l’esito, non andato a buon fine, del mandato esplorativo di Roberto Fico.

La prima carica dello Stato, nel suo discorso, ha voluto sottolineare la necessità di affrontare in tempi brevi quelle che sono le tre emergenze: sanitaria, economica e sociale. 

E’ proprio sul fronte sociale ha ricordato la scadenza a marzo del blocco dei licenziamenti: “Una scadenza che richiede decisioni e provvedimenti […] adeguati e tempestivi.”

Restando sul piano locale, non è possibile - in provincia di Cuneo come altrove - stabilire quali possano essere le ripercussioni dello sblocco a partire dal 1° aprile. Nell’ultima presentazione dell’analisi congiunturale sul primo trimestre dell’anno realizzato dal centro studi di Confindustria Cuneo si evince come le attese delle imprese cuneesi siano prudenti, ma con dati in miglioramento rispetto ai mesi scorsi. Sintomo di un tessuto imprenditoriale che sta tentando di uscire dal pantano pur in un clima di estrema incertezza.

Non crediamo che lo sblocco porterà il nostro mercato del lavoro al tracollo. – ha commentato in quell'occasione la direttrice di Confindustria Cuneo Giuliana Cirio -  Il processo di ristrutturazione delle aziende non è focalizzato esclusivamente sul personale. Ci sono molti esempi, anche nella nostra provincia, che dimostrano il contrario.

E sul tema il presidente degli industriali cuneesi Mauro Gola ha poi aggiunto: “Non dimentichiamoci che la tenuta del tessuto sociale nel nostro paese è stata mantenuta in questo difficile periodo anche dalle politiche aziendali di molti imprenditori."

Aleggia la possibilità di un’ulteriore proroga. Il provvedimento è in vigore dal 17 marzo 2020 e, con molti rinvii in un anno, scadrà il 31 marzo. Sarà questo – insieme alla nuova cassa integrazione Covid – il nodo che, sciolte le riserve, un eventuale governo Draghi dovrà sbrogliare sul fronte economico e sociale.

Da una parte le imprese non vorrebbero che, se ci dovesse essere una proroga, questa fosse generalizzata a tutti i comparti economici. Dall’altra i sindacati la chiedono a gran voce e in maniera estesa per evitare il “deflagare della bomba sociale” nel paese.

Secondo le sigle sindacali territoriali lo sblocco preoccupa soprattutto le piccole e medie imprese che rappresentano un traino per il tessuto economico della Granda.

“I segnali di una ripresa ci sono – spiega il segretario provinciale della Cgil cuneese Davide Maserai dati su questa provincia ci dicono che quest’estate la produzione industriale è tornata a crescere. La crescita è, però, visibile percentualmente sulle grandi aziende, è stabile sulle medie ed è sotto lo zero per le piccole imprese. Con lo sblocco ci aspettiamo ristrutturazioni specie in queste realtà che sono molte nel nostro territorio.”

“Chiediamo la proroga, ma – aggiunge – questo deve servire per trovare il tempo e creare delle politiche attive del lavoro che siano estese anche a tutte quelle realtà precarie. Nessuno deve rimanere indietro. Sui fondi del Recovery questa provincia ha le carte per giocarsela al meglio distinguendosi sul fronte della green economy e della digitalizzazione. Siamo di fronte a un cambio epocale che era già in atto prima del Covid. E’ necessario ricostruire il patto sociale con i cittadini. Rimane inspiegabile una crisi politica aperta in questa fase.”

“Qualunque sarà il nostro interlocutore – sostiene il segretario generale della Cisl di Cuneo Enrico SolavaggioneLe richieste da parte nostra non cambiano. Il blocco dei licenziamenti va prorogato. Senza questo rinvio rischiamo un bagno di sangue. Ma il provvedimento non basta. Dobbiamo agganciarci ai fondi del Recovery Plan per rilanciare gli investimenti e le infrastrutture anche in questo territorio.”

“Oggi non ci sono le condizioni per lo sblocco – prosegue – i numeri parlano di 400mila posti di lavoro persi. Moltissimi nell’ultimo mese dell’anno. Non sappiamo quanti sono nel nostro territorio, ma abbiamo i dati del ricorso alla cassa integrazione: c’è preoccupazione soprattutto per le piccole imprese.”

Dello stesso avviso il segretario generale della Uil di Cuneo e Asti, Armando Dagna: “Non ci sono le condizioni per cassare questo provvedimento. – spiega - E’ necessaria una proroga che consenta una riforma degli ammortizzatori sociali. L’80 per cento della produzione manifatturiera è destinata al mercato italiano. Se contraiamo ancora la domanda rischiamo di innescare un processo negativo che aprirebbe a nuovi problemi.”

“Va aperto un tavolo
– conclude - con il nuovo governo per trovare i necessari provvedimenti. Tra questi non può non esserci l’aiuto alle imprese. Le Pmi, anche in questa provincia, sono in sofferenza.”

Daniele Caponnetto

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