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Attualità | 01 maggio 2021, 08:28

La terapia intensiva aperta all’Oftalmico insegna: se si vuole, si può riaprire alle visite parentali

Serve un protocollo di sicurezza. Nelle Rsa in Piemonte, 40mila posti letto ma sempre più parenti portano via i loro cari

La terapia intensiva aperta all’Oftalmico insegna: se si vuole, si può riaprire alle visite parentali

Se apre alle visite parentali una terapia intensiva, perché non lo può fare, in sicurezza, anche una Rsa? Soprattutto alla luce delle timide ed efficaci riaperture attuate dalla Liguria e dal Trentino, che possono fare strada in questo delicato percorso, dove tutela delle persone fragili ed esigenze dei parenti non sono facili da conciliare.

È indubbio che sono state le Rsa ed i loro ospiti a pagare uno dei tributi più alti della pandemia. E là dove non è arrivato il virus, ora è la solitudine a mietere vittime. Perché il senso di abbandono che provoca depressione e poca voglia di agire, possono essere letali quanto il Covid-19.

Lo sanno i figli, le mogli, le sorelle di chi nelle Rsa è ricoverato e da mesi non può avere contatti con i propri cari. Certo, ci sono le telefonate e ormai tutte le strutture si sono attrezzate per fare le videochiamate una volta alla settimana ma non è abbastanza. Stringere la mano alla propria madre, parlarle, rassicurarla guardandola negli occhi è tutta un’altra cosa. Da troppo tempo che manca questo contatto d’affetto, medicina che cura a volte più di altre e così sono sempre di più i parenti che chiedono a gran voce di poter rivedere i propri cari. Anche per questo sono molte le famiglie che riportano i propri anziani a casa, mettendo anche a rischio un mondo economico che in Piemonte ha numeri da capogiro. La domanda nasce spontanea: cosa accadrà se le case di riposo non riusciranno più a far fronte ai costi e saranno obbligate a chiudere? E soprattutto, cosa più importante, cosa accadrà agli anziani ospiti e alle loro famiglie?

Il Covid, dati alla mano, rischia di far traballare un sistema economico composto in Piemonte da 40mila posti letto che impiegano oltre 29mila addetti, più l’indotto che si crea nel comune in cui risiede la Rsa.

È necessario ripensare a una nuova formula per le Rsa che parte proprio dalla capacità, dalla volontà di istituire protocolli di sicurezza per far accedere i parenti nella struttura. La maggior parte dei familiari sono disposti a sottostare alle procedure base anticontagio: tampone all’entrata e presidi di sicurezza da indossare, magari anche contribuendo alla spesa. “Si potrebbe pensare - dice la sorella di un ospite di una Rsa cuneese - alla formula del tampone sospeso, per venire incontro alle esigenze e alle possibilità di tutti”.

Perché è in dubbio che la tutela delle persone fragili è la priorità ma non bisogna sottovalutare il potere curativo dell’affetto e della vicinanza di una persona cara.

NaMur

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