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Politica | 19 settembre 2021, 09:47

Cuneo, la maggioranza rilancia il “patto della porchetta”

La verifica al Saloon di San Chiaffredo tra le quattro liste della giunta Borgna si è concentrata sugli aspetti tecnico-amministrativi. Nessun nome. “Indicare un sindaco dieci mesi prima – è stato detto – vuol dire farlo arrivare sfinito al voto”

Cuneo, la maggioranza rilancia il “patto della porchetta”

I passaggi cruciali della politica, quella italiana in particolare, si sono quasi sempre risolti a tavola o…a letto.

Ben lo sapeva Cavour quando fece l’Italia unita.

Nella Seconda Repubblica, il letto ha generato qualche guaio, per cui (almeno ufficialmente) ci si è concentrati per lo più sulla tavola.

Si sprecano le definizioni giornalistiche sui patti stilati in nome di crostate, sardine, spigole, pajate, arancini e tagliatelle

È lunga la serie di accordi tra partiti siglati al ristorante o a casa di qualche leader: D’Alema, Berlusconi, Bossi, Renzi, Fini. Fino a Conte con Di Maio e Salvini.

La politica cuneese non vuole essere da meno e nel suo piccolo ieri – sabato 18 settembre – ha rilanciato il “patto della porchetta” a conclusione del summit di maggioranza svoltosi al ristorante-pizzeria Saloon di San Chiaffredo di Busca.

Diciamo rilanciato perché già nell’ottobre del 2019, sempre in questa sede e sempre con anfitrione il ristoratore Alfio Lingua, sindaco di Cuneo, assessori, consiglieri e coordinatori dei vari gruppi della maggioranza consiliare si erano concentrati sulla porchetta al termine dei lavori.

Due anni fa di questi tempi la lista Centro per Cuneo era inquieta, sollecitava una “verifica” ed auspicava un rimpasto chiedendo più spazio in giunta.

Il sindaco Federico Borgna aveva sedato le pretese, come sempre, senza scomporsi.

Il confronto di ieri, come lo era stato quello del 2019, è stato “costruttivo e positivo. Costruttivo – spiegano un paio di protagonisti che vogliono mantenere l’anonimato per non tradire la consegna del silenzio - perché abbiamo parlato di temi concreti e non di politica politicante. Positivo perché il clima tra i vari gruppi è stato sereno e improntato alla collaborazione”.

Borgna ha ricordato come – specie in quest’ultimo suo mandato – siano stati reperiti fondi europei e statali come mai era successo in precedenza nella storia amministrativa di Cuneo.  

Risorse che hanno consentito di realizzare grandi progetti e di avviarne di nuovi, sapendo che ulteriori ancora ne arriveranno per migliorare la città e le frazioni.

Dicono che il sindaco fosse in gran spolvero, ancora per nulla intenzionato a manifestare le sue volontà testamentarie.

Dati alla mano, ha dimostrato ai suoi consiglieri che l’immagine di degrado della città che qualcuno tende ad accreditare per fini elettoralistici è immotivata oltre che profondamente ingiusta.

Per quanto riguarda gli aspetti di prospettiva, quelli più propriamente politici, solo vaghi cenni.

Nessuna chiusura di fronte ad un eventuale allargamento della maggioranza, ma con paletti chiari da subito.

Il messaggio che tutti hanno voluto indirizzare alla deputata Pd Chiara Gribaudo, che aveva auspicato “soluzioni più avanzate”, è stato più o meno questo: le future alleanze non possono prescindere da temi e programmi che sono stati condivisi, con scelte ormai inconfutabili.

Il riferimento, se qualcuno non lo avesse colto, è in primo luogo alla scelta del sito del nuovo ospedale in zona Confreria, il cui iter regionale è ormai avviato.

“Metterlo in discussione – è stato ribadito – sarebbe da irresponsabili perché Cuneo rischierebbe di venire tagliato fuori”.

Per quanto concerne dunque le alleanze, l’argomento inizierà ad essere affrontato solo una volta conosciuti i risultati delle amministrative del 3 e 4 ottobre, con lo sguardo rivolto evidentemente a Torino.

Per il successore di Borgna, silenzio assoluto.

Prima i programmi e i ragionamenti sulla coalizione, poi – ma solo allora - si metteranno i nominativi sul tavolo.

“Del resto – è stato ricordato da qualcuno - quando venne fuori il nome di Borgna nel 2012 - era esattamente un mese prima del voto. Una campagna elettorale con un nome indicato dieci mesi prima – è stato osservato - vuol dire sfinire il candidato”.

La maggioranza regge e promette di continuare a voler restare unita.

I protagonisti l’han giurato.

Lo hanno fatto davanti ad una porchetta fumante che non ammetteva indugi.

GpT

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