/ Attualità

Che tempo fa

Attualità | 16 dicembre 2021, 11:02

Nel volto della statua del Duomo di Saluzzo si cela un ritratto di Leonardo?

L’opera, attribuita a Benedetto Briosco amico del Genio italiano, è del 1511. Si tratterebbe dell’unica statua a figura intera del primo Cinquecento a noi pervenuta che raffigura Leonardo. L’ipotesi di Franco Giletta nel libro “La tavolozza di Leonardo”

Collage composto da metà testa della statua del Duomo di Saluzzo attribuita a Benedetto Briosco e l'autoritratto di Leonardo del 1511

Collage composto da metà testa della statua del Duomo di Saluzzo attribuita a Benedetto Briosco e l'autoritratto di Leonardo del 1511

Ancora Leonardo al centro dell’attenzione. E’ di questi giorni il caso del presunto autoritratto inedito, ritrovato a Foggia in casa di un collezionista, diventato oggetto di un’ interrogazione parlamentare per la sua autenticazione. E, sempre dei giorni scorsi, la notizia, che fa discutere, di una versione della Gioconda, una gemella di Monna Lisa rimasta appesa per anni in una stanza di Montecitorio.

A Saluzzo continua a incuriosire e far parlare l’ipotesi dell’artista Franco Giletta analizzata nel suo libro La tavolozza di Leonardo. Il genio di Vinci e l’antico Marchesato di Saluzzo - Fusta Editore, secondo la quale la statua in terracotta, raffigurante San Paolo, posta in alto a lato del portale d’ingresso della cattedrale, sembra avere fattezze leonardesche. Ovvero, potrebbe celare un suo ritratto.

Se così fosse, si tratterebbe dell’unica statua a figura intera a noi pervenuta del primo Cinquecento che rappresenta il genio in età matura. A supporto della tesi e suggestione visiva l’autore pubblica un’immagine in cui, perfettamente combacianti e sovrapposte a computer, ci sono metà testa della statua saluzzese e quella di uno dei disegni più famosi della storia: l’autoritratto a sanguigna su carta databile al 1511-1518 circa, ritenuto autografo e conservato nella Biblioteca Reale di Torino.

La somiglianza pare evidente, descrive Giletta, nel medesimo enigmatico sguardo malinconico, nel taglio degli occhi e delle sopracciglia, la forma del naso e delle labbra, l’andamento delle rughe sulla fronte e intorno ad occhi e bocca, gli stessi zigomi marcati, i capelli che scendono lunghi sulle spalle, l’ondulazione regolare della barba e i baffi della barba che scendono fluenti su lati del labbro superiore.

La statua del Duomo di Saluzzo, attribuita a Benedetto Briosco o ad affine bottega lombarda, risale al 1511, l’anno in cui Leonardo, nel celebre manoscritto conservato all’Institut de France di Parigi, citò Saluzzo e il suo territorio come se li conoscesse bene «Mombracho sopra Saluzo sopra la certosa un miglio a piè di Monviso” ringraziando l’amico scultore Briosco per il   regalo di una tavolozza di pietra bianca proveniente proprio dal Mombracco, “tabuletta” che da quella data usò per mescolare i colori e dipingere i suoi capolavori.

Affascinanti, intuitive ma anche documentate storicamente le connessioni che portano a dire “perché no?” Leonardo a Saluzzo o Leonardo ritratto a Saluzzo, di cui parla il libro, frutto di studi durati una decina di anni, seguendo un percorso indiziario, da giallo storico, indirizzati dagli studi in giurisprudenza dell’autore. Nelle pagine si ripercorre il periodo più luminoso del Marchesato che assorbì l’alta cultura del tempo e fu a sua volta riferimento, arrivando appunto a suggerire la presenza o l’influenza qui del grande genio italiano e i suoi rapporti con le personalità politiche e culturali che lo abitarono.

Il maestro Benedetto realizzò a Saluzzo nel 1508 il mausoleo del marchese Ludovico II, morto nel 1504 e lavorò in precedenza nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano dove, negli stessi anni, Leonardo dipinse l’Ultima Cena. Il priore della chiesa milanese era Vincenzo Bandello, nipote di Stefano Bandello, frate domenicano che morì nel Marchesato, fatto beato perché aveva protetto Saluzzo assediata dalle truppe dei Savoia. Senza dimenticare che una delle prime e più importanti copie cinquecentesche dell’Ultima Cena di Leonardo, fu commissionata per la cappella di Revello da Margherita de Foix consorte francese del marchese Ludovico II, realizzata nel 1519, proprio nell’anno della morte del genio pittore, scultore, ritrattista, anatomista, botanico, musico, organizzatore di eventi, avvenuta ad Amboise in Francia.

Al puzzle della tesi “Leonardo a Saluzzo” si aggiunge l’interesse per le Alpi e la suggestiva ipotesi di un suo eventuale passaggio attraverso il “Buco di Viso”, primo traforo alpino voluto dal marchese Ludovico II nel 1479. Centrale nel libro la riscoperta di un saluzzese un pò dimenticato, che invece ebbe un ruolo importante nel panorama politico di allora. Il giureconsulto e mecenate Gioffredo Caroli, prima al servizio di Ludovico II, poi del re Luigi XII e, dopo la conquista di Milano da parte dei francesi nel 1499, divenuto Vicecancelliere del Ducato di Milano.

Aiutò Leonardo e forse lo salvò economicamente nella disputa con la Firenze di Pier Soderini, in cui al genio veniva chiesta la restituzione di un' importante somma per l’opera incompiuta della Battaglia di Anghiari.

Vilma Brignone

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium