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Attualità | 23 febbraio 2022, 19:37

Anche a Savigliano lo storico Eric Gobetti non ha lasciato indifferenti, con il suo "E allora le foibe?"

Nel centro culturale di piazza Nizza presentato il libro pubblicato dall'editore Laterza, controverso e oggetto anche di recenti polemiche politiche

Alcuni momenti dell'incontro promosso dal Comune di Savigliano

Alcuni momenti dell'incontro promosso dal Comune di Savigliano

A quasi due settimane dal Giorno del Ricordo 2022, ospite del Comune di Savigliano, ha presentato il suo libro e dialogato con il pubblico presso il centro culturale saviglianese di piazza Nizza, lo storico Eric Gobetti.

Gobetti è, tra l'altro, storico freelance, ricercatore, autore e regista. Nella città del Pendolino, su invito dell'assessora alla Cultura Petra Senesi, ha tenuto martedi 22 febbraio un incontro pubblico sul volume "E allora le foibe?", edito da Laterza (Bari, 2021, 136 pagine; VII ristampa), accompagnato da alcune letture dal vivo del testo.

Il libro, controverso e oggetto anche di recenti polemiche politiche, a partire dal titolo provocatorio, attua il tentativo di contestualizzare, rendere in termini divulgativi e soprattutto di smitizzare le tragiche vicende che vengono emblematicamente collegate all'immagine delle "foibe", le grotte carsiche verticali che si sviluppano nella geologia al confine tra Italia e Slovenia e che furono teatro a metà degli anni quaranta di decine di uccisioni e sparizioni.

In un percorso cronologico che parte dalla fine degli anni trenta, Gobetti ha sintetizzato la storia delle regioni carsica e istriana, descrivendo il contesto come originariamente multiculturale e confuso, prima dello scatenamento della Seconda Guerra Mondiale, durante lo sviluppo della quale, nel 1941, l'esercito fascista invase quel territorio.

Da qui la descrizione della morte e della devastazione della regione jugoslava da parte del regime nazifascista, nazione che ebbe il più alto costo relativo di vite umane nel secondo conflitto, seconda solo alla Polonia.

Come in quasi tutta Europa, la risposta al nazifascismo si organizzò in Resistenza e nella fattispecie quel territorio fu caratterizzato da antifascismo prettamente comunista, che vide da subito, contrapposte a se stessa, gravi violenze di reazione, rappresaglie e rastrellamenti da parte degli invasori.

Dei due periodi storici in cui possiamo parlare compiutamente di "foibe" il primo è il mese di settembre del 1943, quando, dopo la capitolazione italiana dell'8 dello stesso mese, esplode il clima di violenza, prima episodica e poi più sistematica, che porta a contare circa quattrocento vittime tra fascisti, conniventi, podestà, forze dell'ordine, ma anche semplici lavoratori come postini e insegnanti, che vennero riconosciuti come funzionali al regime del fascio littorio.

Buona parte delle vittime era italiana, soprattutto a causa dell'identificazione, spinta dal regime, tra fascismo e italianità.

Gobetti sottolinea però come dimostrabile il fatto che la violenza non venne organizzata contro gli italiani in quanto tali, prova ne sia che nello stesso periodo decine di italiani vennero arruolati nella Resistenza jugoslava.

Afferma lo storico: "Il mese di violenze fu seguito da una pesante attività di vendetta tramite rastrellamento ad opera dei tedeschi che provocò duemilacinquecento vittime, cinque volte tanto".

Gli scritti di Gobetti testimoniano poi come, nel periodo successivo, la guerra si trasformò in ideologica - nazifascismo contro fronte antifascista - e si aggravò. Ancora Gobetti: "La retorica attuale, dunque, che sottolinea una ostilità italiani-slavi non avrebbe fondamento. Prova ne sia che furono almeno trentamila i nostri connazionali arruolati nella Resistenza balcanica".

Il secondo periodo identificato come "foibe" si svilupperebbe invece dopo il 1945, quando i nazisti soccombono al partigianato jugoslavo. A questo punto si sviluppa una sistematica rivalsa, meglio conosciuta come "resa dei conti".

Gobetti: "Essa chiude un ciclo di episodi bellici che avevano inteso come insignificante il valore della vita umana!"

I campi di prigionia, la giustizia sommaria, e tutte le modalità che la Resistenza pose come attuabile vendetta, videro morire ex militari fascisti, soldati tedeschi, sloveni, croati, e serbi. Anche qualche italiano. Praticamente tutti adulti. In totale circa tremilacinquecento unità.

A concludere il percorso storico, giunge il fenomeno dell'esodo, che coinvolse trecentomila persone e durante il quale il territorio praticamente perse la componente italiana.

Secondo Gobetti, il fenomeno non è affatto compresso nel tempo ma abbraccia un periodo di quindici anni: "In pratica gli esuli sono l'ultima conseguenza del regime fascista che soccombe, ma a pagare è la povera gente."

A suggello del racconto, l'autore descrive il "...meschino ed evidente tentativo di un uso politico della storia da parte del mondo della destra italiana contemporanea, fenomeno comprensibile come metodologia - l'uso politico della storia esiste da sempre -, ma assurdo e pericoloso riguardo le proprie finalità, che non mirano a un miglioramento generale, essendo l'antitesi della contestualizzazione".

Di certo capace di far discutere, il pensiero storiografico di Gobetti, se ha dei pregi, non possiede sicuramente quello di lasciare indifferenti. E indifferente non ha lasciato nemmeno l'attento pubblico di martedì pomeriggio a Savigliano.

Scrive di lui, il professor Bruno Maida, docente dell'Università di Torino:

"smonta uno a uno gli stereotipi, contesta le falsità contrapponendo un solido apparato di dati e tesi storiografiche che si sono affermate in decenni di ricerca e, credo, faccia anche un ottimo servizio alle vittime, sradicandole da un eroismo e un paradigma vittimario strumentalmente politici e restituendo loro storicità e umanità".

F.B.

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