Sabato 15 luglio alle ore 17, a Elva, in Piazza di Borgata Serre, la compagnia teatrale MUST (Mutuo Soccorso Teatrale) presenta lo spettacolo Popazzi, atto unico composto da 5 scene, stacchi musicali e cambio luci con 7 attori, 2 medici e 5 pazienti
La compagnia MUST è composta da attori di diversa provenienza accomunati dal desiderio di sviluppare temi generali e portarli sul palco, che siano particolarmente sentiti nel proprio personale vissuto.
Nell’opera i Popazzi si parla di disagio psichico, non negli aspetti clinici in senso stretto, ma in quella che può essere la relazione di quanto circonda l’ipotetico malato.
Il quesito di fondo riguarda la definizione di normalità: una soglia indefinita che non sappiamo se e quando verrà attraversata da ognuno di noi, in una direzione o nell’altra.
D’altra parte gli stessi giudici demandati a verificare le regole possono essere nelle stesse condizioni.
Inizialmente i popazzi sono inanimati e manipolati dai medici, ma successivamente manifestano il proprio disagio. Tutto sommato, però, le fobie, le psicosi che esprimono non sono così estreme, facilmente le riconosciamo come nostre, come quelle che vediamo e sentiamo nei nostri vicini di casa.
Ad un certo momento una calma illusoria sembra afferrare tutti, può essere riflessione o stanchezza e soltanto dei vaghi movimenti ci ricordano che siamo ancora vivi, che dobbiamo ancora soffrire.
I popazzi vengono imbrigliati dalle norme, cedere ad esse può significare la libertà, ma forse c’è un’altra strada.
Un ambiente anonimo, cinque personaggi inanimati, silenziosi. A turno manifestano dei tic psicotici. Due medici entrano nella stanza e cominciano una catalogazione dei pazienti. Tentano poi di muovere, rianimare i popazzi: li manipolano, li allineano e li marchiano, ma i loro tentativi sono inutili, gli automi cadono a terra senza vita. Lentamente però essi acquistano un po’ di forze, si rialzano, si compattano.
Un medico rientra, solo, riflette tra sé, si giustifica, emergono delle nevrosi, un’eco gli rimanda i dubbi, le debolezze. L’attenzione torna sui pazienti, ad uno ad uno, si prendono lo spazio per manifestare le proprie supposte anormalità, sostenuti e accompagnati dai propri colleghi.
Entra quindi il secondo dottore, anch’egli riflette tra sé, però la sua contestazione del proprio ruolo è più consapevole, più umana, più alternativa.
Alla fine i popazzi si ribellano manifestando un’energia vitale autonoma, si liberano dalle costrizioni, ballano, si scatenano e vanno per il mondo.











