La nuova ondata di mobilitazione prefigurata da Zelensky non riesce ad avviarsi. Mancano gli uomini, mancano i maschi in età di leva perché sono fuggiti, deceduti o si nascondono. I reclutatori hanno grosse difficoltà a “convincere” i propri connazionali a presentarsi all’ufficio militare locale e a unirsi alle Forze armate per andare al fronte. Come riporta il sito Strumenti Politici, il governo ucraino accetta volentieri che gli altri governi permettano di fatto ai propri cittadini di combattere con le truppe ucraine. Si discute sull’effettiva entità di questi contingenti occidentali, ma si sa che molti sono già morti o ritornati a casa e che ci sono già alcuni soldati regolari di Paesi NATO che prestano servizio. Ma per il momento Zelensky deve pensare a cosa fare per rimpinguare le fila del suo esercito. Il suo Ministero della Difesa ha detto che restano meno di 4 milioni di uomini di età fra i 25 e i 60 anni che dunque potrebbero essere precettati. Gli altri 7 milioni non si possono aggiungere al conto per vari motivi: sono già al fronte, oppure sono all’estero, o purtroppo sono invalidi o hanno esenzioni lavorative. Quelli che scappano sono tanti, così come quelli che si nascondono o reagiscono violentemente all’arrivo dei reclutatori, che a loro volta ricorrono a mezzi di coercizione per portarli via. Se n’è accorto anche lo Washington Post, che in un reportage ha raccontato quello che accade nelle strade dei piccoli paesi dell’interno, nei quali gli ufficiali vanno a cercare uomini disponibili e ricevono un’accoglienza tutt’altro che gradevole. Un recente sondaggio afferma che il 48% dei maschi ucraini rifiuta la chiamata al fronte. Altrettanti credono che alla fine l’Occidente farò sì che Kiev accetti una tregua e poi conceda i territori già persi. In altre parole, gli ucraini sanno che oggi vengono mandati a morire invano.
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