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Farinél | 02 giugno 2024, 12:38

Farinél/ È il giorno di “C’è ancora domani”, il giorno in cui nacque la Repubblica italiana, grazie al voto delle donne

C’è un prima e c’è un dopo nella storia dell’Italia e, pur non potendolo sapere né tantomeno provare, è probabile che quella differenza che permise alla Repubblica di superare la Monarchia, al progresso di superare il secolarismo, sia in gran parte legata al voto alle donne

Farinél/ È il giorno di “C’è ancora domani”, il giorno in cui nacque la Repubblica italiana, grazie al voto delle donne


Il referendum del 2 giugno 1946 rappresentò il primo caso di suffragio universale in Italia, con la concessione del voto anche alle donne. Si presentò alle urne oltre il 90% delle donne, 12.998.131, contro 11.949.056 uomini. A una settimana dalle elezioni la storia ci ricorda quanto sia importante andare a votare.

Questo Farinél lo immaginai appena conclusa la visione di “C’è ancora domani”, il film dei record, scritto e diretto da Paola Cortellesi. La data cerchiata sul calendario è quel 2 giugno che viviamo oggi e che spesso diamo per scontato ma che il film in oggetto riporta alla vera dimensione.

C’è un prima e c’è un dopo nella storia dell’Italia e, pur non potendolo sapere né tantomeno provare è probabile che quella differenza che permise alla Repubblica di superare la Monarchia, al progresso di superare il secolarismo, sia in gran parte legata al voto alle donne.

La fine di un mondo arcaico e l’inizio del futuro che porterà al boom economico e soprattutto alla pace perché è chiaro che le donne siano naturalmente meno portate alla guerra rispetto agli uomini, come dimostra la storia.

Nel 1946, alla fine della guerra, fu deciso che al voto potevano partecipare tutti i cittadini italiani di età superiore ai 21 anni e di ambo i sessi: una delle maggiori novità fu proprio che, per la prima volta, in Italia, anche le donne poterono recarsi alle urne ed esprimere la loro preferenza.
L’affluenza fu altissima: gli aventi diritto erano infatti 28.005.449, i votanti sono stati 24.946.878 (89,08%). I voti validi sono stati 23.437.143. Di questi, 12.718.641 (pari al 54,27%) si sono espressi a favore della Repubblica, 10.718.502 (pari al 45,73%) a favore della monarchia.
I membri eletti all’Assemblea costituente furono 556, di cui solo 21 furono le “Madri Costituenti”.

Quel numero è cresciuto, ma tanto rimane ancora da fare perché 78 anni dopo l’Italia mai ha espresso un presidente della Repubblica donna e penso che per il dopo Mattarella, presidente che sarà ricordato a lungo, sia necessario individuare una figura femminile per la guida di una Repubblica nata grazie al voto delle donne. E sottolineo grazie.

Subito dopo la proclamazione dei risultati del referendum l’ormai ex monarca Umberto II lasciò l’Italia per raggiungere, in esilio, la famiglia in Portogallo. Il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica avvenne in un clima di tensione, tra polemiche sulla regolarità del Referendum, accuse di brogli, ricorsi e reclami. A seguito dei risultati e delle valutazioni dei ricorsi, il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò in modo ufficiale la nascita della Repubblica Italiana. Il 25 giugno iniziano i lavori dell’Assemblea Costituente, che il 28 giugno elesse Enrico De Nicola quale Primo Capo provvisorio dello Stato.

Il 1 gennaio del 1948 entrava in vigore la nuova Costituzione della Repubblica Italiana. La più bella e copiata del Mondo.

E i numeri del voto del 1946 sono un monito a una settimana dalla tornata elettorale che si annuncia con la più bassa affluenza di sempre con un italiano su due che potrebbe schierarsi per il non voto.
Per questo invito a riguardare “C’è ancora domani”, film importante, che riporta alla vera dimensione non solo il voto alle donne, ma il suffragio universale in genere perché ricorda come sia un diritto non scontato e non piovuto dal cielo, ma sudato, agognato, atteso.
In quelle lunghe code per recarsi alle urne c’è la rinascita di un paese, di una penisola che è stata con la Grecia e il Medio Oriente la culla della civiltà e la culla della cultura e del sapere. Sta a noi, con la guerra alle porte, con venti di estremismo che soffiano sull’Europa, in un momento in cui ci sarebbe bisogno di più Europa, di più cultura, di più storia, andare a votare e cercare di votare difendendo i nostri diritti fondamentali.
In caso contrario non sarà lecito lamentarsi.

Marcello Pasquero

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