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Cronaca | 17 giugno 2024, 18:21

Processo alla badante: i difensori rinunciano al mandato e in aula va in scena la protesta dei testimoni

L’avvocato albese Roberto Ponzio rinuncia alla difesa della 47enne Anca Egorov: "Emerse circostanze gravi e intollerabili che hanno incrinato il rapporto fiduciario con la mia assistita"

Il Tribunale di Asti (archivio)

Il Tribunale di Asti (archivio)

Colpo di scena nel processo alla badante di Costigliole d’Asti Anca Egorov. L’udienza in programma questa mattina (lunedì 17 giugno) presso il Tribunale di Asti avrebbe dovuto vedere i difensori della donna, l’avvocato albese Roberto Ponzio e il collega Stefano Caniglia, procedere all’esame di ben quindici testimoni da loro indicati, oltre a quello di due consulenti, uno per la stessa difesa e uno per l’accusa.

Il condizionale è dovuto a quanto accaduto in apertura dell’udienza, quando l’avvocato Ponzio ha preliminarmente spiegato al giudice Matteo Bertelli Motta come poche ore prime, nella giornata di domenica 16 giugno, fossero emerse "circostanze gravi e intollerabili, che incrinano il rapporto fiduciario con la mia assistita ed escludono nel modo più assoluto la possibilità di proseguire nel mandato". Da qui la richiesta del legale di avvalersi di quanto contemplato dall’articolo 107 del Codice di Procedura Penale, decisione condivisa dall’avvocato Caniglia. 

"Ieri – conferma il legale albese al nostro giornale –, sono emerse insanabili divergenze sulla conduzione del processo rendendo impossibile procedere oltre nell’esecuzione del mandato di difesa. Mi spiace per i numerosi testi che oggi si sono presentati nel palazzo di giustizia di Asti, alcuni provenienti anche dall’estero, e che non è stato possibile sentire, ma la decisione di rinunciare era inderogabile e insindacabile". 

Il giudice Bertelli Motta ha dapprima tentato di dissuadere i due legali dalla loro decisione, anche in ragione di una recente sentenza in materia da parte della Cassazione, ma i due hanno ribadito l’insindacabilità della stessa, in ragione di motivazioni che non consentivano la prosecuzione del rapporto ma che non potevano però essere esternate in ragione del segreto professionale. 

Il giudice provvedeva così alla nomina di un difensore d’ufficio, l’avvocato Piera Icardi, e a fissare per il prossimo 4 luglio una nuova udienza del processo che vede la 47enne di origine romena chiamata a difendersi dalle accuse di circonvenzione di incapace, appropriazione indebita e spendita di banconote false nell’ambito del processo partito dalla denuncia di Giuseppina Marcovecchio, la 79enne di Castagnole delle Lanze che per otto anni era stata la sua assistita e che sostiene come nello stesso lasso di tempo dai suoi conti correnti sia sparita una somma pari a circa 300mila euro. 

Il passo indietro dei legali e la necessità di rinviare l’udienza ha così reso vana la presenza dei numerosi testimoni, alcuni dei quali hanno rumorosamente manifestato le proprie rimostranze per l’aver dovuto fare fronte a un dispendio di tempo e di viaggio rivelatosi inutile. Tra loro alcuni erano giunti dalla Romania. Un nipote dell’imputata, arrivato invece dalla Puglia, ha platealmente chiesto alla parente di essere depennato dall’elenco dei suoi testi. Altri sono arrivati a contestare anche il pubblico ministero Davide Greco quando questi ha preso l’iniziativa per difendere il giudice da tali energiche rimostranze. 

Ezio Massucco

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