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Cronaca | 17 giugno 2024, 19:26

"Sei un fascista di m...!": la frase provocò una rissa, tre ragazzi a processo

I fatti a Fossano nel 2021. Il motivo della zuffa sembrerebbe l'appartenenza di uno dei tre imputati ala consulta giovanile: "Accusa grave, non ho mai aderito a ideologie totalitarie" la replica

Immagine di repertorio

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Una rissa in pieno centro Fossano, nata da dalla politica e da qualche bicchiere di troppo. Questo, l’antefatto che ha portato tre ragazzi S.B. e i due amici D.C. e P.C. a processo in tribunale a Cuneo con l’accusa di essersi azzuffati nel cuore della notte.

A prendere per primo la parola è stato S.B. che, ammettendo di essere stato “alterato ma non ubriaco marcio”, stava uscendo da un bar di Via Roma per fare due passi quando incontrò D.C. e P.C. in Via San Giovanni Vosco: “Li conoscevo di vista, ma no troppo bene – ha spiegato -. Ci siamo guardati male. Io mi sono avvicinato e ho detto a D.C. che mi sembravano due fascistelli. In quel momento P.C. mi ha tirato un pugno in faccia. Io mi sono rialzato e sono stato colpito di nuovo”.

Come riferito dal giovane, l’aggressione sarebbe continuata con calci e pugni da parte dei due ragazzi, poi dopo essersi rimesso in piedi ritornò al bar dai suoi amici. S.B. se la cavò con 30 giorni di prognosi: in ospedale gli era stata refertata anche la rottura del naso.

“Ero uscito dal locale con P.C. – ha iniziato a spiegare D.C. -. Ho incontrato S.B., che non conoscevo, il quale ha iniziato ad indicarmi dicendomi: ‘Tu sei D? Quello della consulta? Ti ammazzo, sei un fascista di m…’. Alludeva alla mia partecipazione alla consulta dei giovani di Fossano, dove mi sono occupato di attività culturali, senza mai incontrarlo. Considero particolarmente grave l’accusa, perché non ho ai aderito a ideologie totalitarie”. Stando alla versione fornita dall’imputato, S.B., avrebbe telefonato ad alcuni suoi amici: “Prese il telefono e disse ‘qui c’è D.C. venite che lo ammazziamo’, poi ha ripreso ad insultarmi”.

A quel punto, sarebbe intervenuto P.C.: “Il mio amico camminava più avanti e, sentite le urla, tornò indietro chiedendo cosa stesse succedendo – ha continuato D.C. – Io dissi di andare via e S.B. rispose che non saremmo andati da nessuna parte, perché ci avrebbero ammazzati. Poi, ha preso P.C. per la cravatta cercando di colpirlo con un pugno, io l’ho spinto e c’è stata una colluttazione”.

Il prossimo gennaio si ascolterà la versione del terzo imputato.

CharB.

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