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Economia | 03 luglio 2025, 06:02

Dazi Usa al 10%, l’allarme del vino italiano: “Impatto medio-alto per il 77% delle imprese”

Dazi Usa al 10%, l’allarme del vino italiano: “Impatto medio-alto per il 77% delle imprese”

Con i dazi statunitensi sul vino europeo fissati al 10%, le imprese italiane del settore iniziano a fare i conti con uno scenario che si preannuncia complesso. Secondo un sondaggio condotto dall’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV), il danno stimato per le aziende si aggira attorno a una flessione del fatturato compresa tra il 10% e il 12% sul solo mercato americano. Un calo legato non solo alla nuova barriera tariffaria, ma anche al fattore del cambio euro/dollaro, che incide ulteriormente sulla competitività.

Gli Stati Uniti rappresentano uno sbocco commerciale fondamentale per il vino italiano: nel solo 2024, il valore dell’export verso l’America ha raggiunto quota 1,94 miliardi di euro, pari al 24% del totale. Una percentuale nettamente superiore rispetto alla media dell’export agroalimentare nazionale, che si ferma poco sopra il 10%.

Il dato più netto emerso dall’indagine riguarda la percezione dell’impatto: per il 90% delle aziende intervistate, i consumatori americani non sarebbero in grado di assorbire l’extra-costo allo scaffale determinato dai dazi. Il risultato? Un potenziale crollo della domanda.

A livello aggregato, il 77% delle imprese ritiene che le conseguenze sarebbero rilevanti, con il 61% che parla di impatto “medio-alto” e un ulteriore 16% che lo giudica “molto alto”. Un segnale chiaro, che si estende trasversalmente tra le imprese coinvolte nel sondaggio, rappresentanti un giro d’affari complessivo superiore ai 3,2 miliardi di euro.

Per il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, è evidente che il comparto vitivinicolo rischia più di altri settori. “Il settore del vino è tra i maggiormente esposti all’aumento delle barriere, in primo luogo perché la quota export statunitense arriva al 24%, contro una media del made in Italy che supera di poco il 10%. Ma anche perché il vino è un bene voluttuario, e quindi più soggetto alla rinuncia all’acquisto”, sottolinea Frescobaldi.

Ma c’è di più. “Il danno ci sarebbe eccome per le nostre imprese, ma anche per la catena commerciale statunitense. Per ogni dollaro investito sul vino europeo, l’economia americana ne genera 4,5”, ricorda il presidente di UIV. E conclude con una nota di preoccupazione: “In Italia saranno penalizzate soprattutto le piccole imprese, molte delle quali destinano oltreoceano fino al 50% del proprio fatturato. E a soffrire saranno anche le nostre denominazioni bandiera negli Usa, come il Moscato d’Asti, il Pinot Grigio, il Chianti, il Prosecco, il Lambrusco e molte altre”.

La Granda guarda con preoccupazione

Anche la Granda guarda con interesse e preoccupazione allo scenario oltreoceano. Secondo i dati ufficiali, nel 2023 le aziende cuneesi hanno esportato oltre 41 milioni di litri di bevande alcoliche verso gli Stati Uniti, per un valore complessivo superiore ai 255 milioni di euro, di cui quasi 148 milioni legati ai vini da uve fresche. L’eventuale reintroduzione di barriere tariffarie rischia di compromettere un intero asse economico.

redazione

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