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I più letti della settimana | 20 luglio 2025, 21:31

Minetti (Consorzio Alta Langa) e le difficoltà del vino: "Il vero strumento oggi è la promozione, il nostro settore va raccontato meglio"

Il presidente interviene sul momento delicato del comparto: “Non è solo questione di rese o dazi, serve una strategia culturale”

Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa

Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa

Riproponiamo qui uno degli articoli più letti della settimana, uscito giovedì 17 luglio.

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In un contesto segnato da incertezze internazionali, dazi e un calo percepito dei consumi, il vino torna ad essere oggetto di riflessione collettiva. E in questo scenario, dove si discute di eccedenze, tagli alle rese e prospettive di mercato, la voce di Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa, si distingue per lucidità e posizionamento. “Il vino è un prodotto fragile. Va tutelato non solo nella produzione ma nella narrazione culturale”, afferma.

Per l’Alta Langa, i numeri parlano chiaro: quasi 100 produttori, una produzione venduta nel 2024 di 1,8 milioni di bottiglie, e un potenziale di 3,4 milioni per la vendemmia in corso, che usciranno sul mercato non prima del 2027. “Lavoriamo con orizzonti lunghi. Quel che produciamo oggi lo gusteremo tra quattro o cinque anni. E questo ci obbliga a guardare oltre l’emergenza”, sottolinea Minetti.

Se da un lato l’Alta Langa non vive al momento problemi di mercato, proprio grazie alla sua struttura e alle sue dimensioni, dall’altro il presidente invita a non leggere la congiuntura solo attraverso strumenti classici. “Si parla molto di rese e sblocchi d’impianto, ma si parla troppo poco di promozione. Il vino deve essere raccontato, condiviso, riconosciuto come fattore sociale”. L’analisi si fa ancora più netta sul fronte della percezione: “C’è un’umoralità generale che tende a chiuderci, a farci conservare invece che crescere. Serve visione”.

Sul fronte dei dazi, Minetti invita alla cautela: “Gli effetti reali vanno valutati. Per certe fasce di prezzo, non sposteranno granché. Per le piccole denominazioni, invece, possono rappresentare un ostacolo. Ma attenzione: il vero rischio è che si crei allarmismo e si spinga i produttori a svendere pur di liberare le cantine. Questo favorisce solo dinamiche speculative”.

A dimostrazione della delicatezza del momento, c'è stato l'incontro presso l’Assessorato regionale all’Agricoltura, dove si è fatto il punto sulla situazione generale del comparto vitivinicolo piemontese. “Si cerca di capire se i problemi attuali siano congiunturali o strutturali. In alcuni casi la produzione eccede la domanda, ma in altri sono situazioni temporanee. Non bisogna farsi prendere dal panico”, commenta Minetti.

Ma è sulla comunicazione che il presidente dell’Alta Langa si sofferma con più convinzione. “Il vino viene spesso raccontato male, o non viene raccontato affatto. Eppure è uno dei doni più belli della natura, è parte della nostra cultura. Stiamo assistendo a una fase raffinata di attacco, non nuova, ma più subdola. Lo si demonizza, si dimentica che è un elemento fondante della dieta mediterranea”. E nel frattempo, osserva, “crescono i consumi di superalcolici, mentre il vino, che ha un legame profondo con la nostra tradizione e con la moderazione, viene percepito in modo più critico. Questo squilibrio comunicativo va corretto”.

Minetti guarda anche al passato: “Negli anni Ottanta le cantine si aprivano una volta l’anno. Oggi sono sempre aperte, ma la comunicazione resta fragile. In Francia il vino è rispettato a livello popolare. Da noi manca ancora quella consapevolezza collettiva del suo valore culturale”. E aggiunge: “Abbiamo fatto passi avanti, ma il sistema resta diviso. Serve una regia nazionale, un progetto che parli del vino come espressione dell’identità italiana”.

Senza mai negare le difficoltà, Minetti invita a distinguere tra problemi strutturali, che in alcuni casi esistono, e problemi congiunturali, legati a una fase di passaggio. “Non sarei pessimista. I problemi si affrontano, ma serve più coraggio, più chiarezza, e soprattutto più fiducia nella forza del vino non solo piemontese, ma italiano”.

Daniele Vaira

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