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Politica | 12 settembre 2025, 14:42

Mudet, due musei e tanti problemi. Italia Nostra, Comuneroero Odv e altre associazioni: “Serve un ripensamento condiviso”

Ad Alba "poche presenze", a Montà lavori ancora fermi. Intanto il Comune apre al terzo settore. Ma le associazioni del territorio chiedono una visione unitaria e più attenzione all’ambiente tartufigeno

L'inaugurazione del Mudet  ad Alba nel 2023

L'inaugurazione del Mudet ad Alba nel 2023

Il Museo Diffuso del Tartufo di Alba e Montà (Mudet) nasceva con l’ambizione di raccontare in modo innovativo e complementare il mondo del tartufo attraverso due sedi: una ad Alba, nel cuore della città, e una a Montà, immersa nei boschi del Roero. A distanza di due anni dall’inaugurazione della sede albese, il progetto appare però frammentato e in evidente difficoltà, come denunciato dalla sezione albese di Italia Nostra e da altre associazioni locali, che chiedono un ripensamento complessivo delle due strutture e della loro funzione territoriale.

Alba: troppi costi, pochi ingressi
A preoccupare è soprattutto la sostenibilità della sede di Alba, realizzata all’interno del complesso della Maddalena con un investimento di circa 2,7 milioni di euro. Il business plan ipotizzava 30.000 ingressi annui per coprire le spese di gestione. Il consuntivo 2024 si è invece fermato a circa 10.000 presenze, suscitando l’interrogativo sollevato da Italia Nostra: “L’appeal del comparto espositivo è davvero all’altezza della tematica proposta? L’allestimento è soddisfacente per il pubblico locale e per i visitatori?”.

L’Amministrazione comunale, di fronte al rischio di squilibrio nei costi di gestione e alla necessità di professionalità specifiche, ha deciso di non proseguire con la gestione diretta del museo. Un nuovo bando apre alla co-progettazione con un soggetto del Terzo Settore, che dovrà occuparsi di programmazione culturale, valorizzazione e promozione. Tra le criticità: la proposta di ridurre l’apertura annua da 363 a circa 200 giorni, con conseguente taglio delle ore di servizio.

Per Italia Nostra, “ridurre così drasticamente l’apertura significa snaturare la missione culturale di un museo che doveva essere sempre aperto, accessibile, partecipato”. I dubbi riguardano anche il possibile impatto occupazionale, in particolare per i soggetti fragili impiegati attraverso la cooperativa Emmaus.

Montà: un cantiere in stallo
Se ad Alba il museo fatica a decollare, a Montà il problema è ancora più a monte: la sede prevista in piazza Vittorio Veneto, con un percorso ipogeo di 900 mq, è bloccata da problemi di infiltrazioni d’acqua, che hanno impedito il completamento del primo lotto dei lavori. Il collaudo è in corso ma non si prevedono esiti positivi. Senza la conclusione del lotto 1, non può partire nemmeno il lotto 2, relativo all’allestimento e alle tecnologie sensoriali, dal valore stimato di 800.000 euro. Il rischio è di ritrovarsi con un altro contenitore incompiuto e difficile da sostenere nel tempo.

La richiesta di visione unitaria
Comuneroero ODV, Canale Ecologia ODV, l’Osservatorio per il Paesaggio di Langhe e Roero e la Sezione albese di Italia Nostra chiedono con forza che venga ripristinato il concetto originario di “museo diffuso”, con un’integrazione progettuale reale tra le due sedi. “Quella visione coesa è venuta meno, e Montà ne ha pagato il prezzo più alto. Serve ora un rilancio condiviso, che parta anche dalla gestione: la formula del convenzionamento con il Terzo Settore adottata ad Alba dovrebbe essere estesa anche alla sede roerina”.

La proposta più innovativa è quella di un cambio di paradigma, affinché il museo non si limiti alla narrazione promozionale del tartufo, ma diventi luogo di studio e di decisione ambientale. “Vogliamo che le due strutture siano centri di riflessione sul futuro delle tartufaie, sulla difesa delle piante da tartufo, sul sostegno a progetti come Salvarocche, Valle Oscura, Langa Silvatica. Serve un legame forte tra cultura, paesaggio e tutela della biodiversità”, scrivono le associazioni.

Il dibattito consiliare
Le criticità del Mudet sono arrivate anche in Consiglio comunale ad Alba, con il consigliere di minoranza Emanuele Bolla, già assessore al Turismo, che ha criticato la gestione dell’attuale Amministrazione: “Il Comune getta la spugna e chiede aiuto, ma la verità è che da un anno manca una progettualità. Avevamo lasciato budget, idee, progetti avviati. Ora si sceglie la strada della riduzione dei costi e delle aperture”.

L’assessora alla Cultura e vicesindaca Caterina Pasini ha risposto punto su punto: “Nessuno chiude il museo. Il nuovo modello è più sostenibile, punta ad aperture mirate, eventi qualificati e valorizzazione delle stagioni di punta. Il Mudet è un patrimonio per la città: vogliamo farlo crescere, non rinunciare”. E ha aggiunto: “Il personale destinato a guardiania e pulizie continuerà ad avere un ruolo: non ci sarà alcun impatto occupazionale diretto”.

redazione

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