C’era un tempo in cui, a Crissolo, la domenica a mezzogiorno le piste al cospetto del Monviso in cima alla seggiovia omonima si svuotavano.
Gli sci si piantavano nella neve, il silenzio scendeva sulle discese di Tampa Giasset e gli sciatori, con gli scarponi ancora ai piedi, si ritrovavano in una piccola cappella di pietra incastonata tra le piste.
Era un gesto semplice, quasi naturale, che raccontava un modo diverso di vivere la montagna, fatto di comunità, di fede e di rispetto per i ritmi condivisi.
A ricordare la storia della cappella della Madonna della Neve è Davide Giordano pilota di elicotteri ma anche fotografo e videomaker, ex consigliere comunale e appassionato di storia e memoria del territorio, che ne sottolinea l’unicità come luogo di culto pensato per gli sciatori, direttamente sulle piste, uno dei pochi esempi, se non l’unico, presenti sull’arco alpino.
“La cappella della Madonna della Neve – spiega Davide Giordano – crissolino di nascita - risale ai primi anni Sessanta era stata costruita a 2040 metri dove c’era l’arrivo della vecchia seggiovia, quello attuale è invece più in basso a 1850. Era stata costruita in pietra e appositamente con il tetto a spiovente con le ‘lose’ per poter fare in modo che sopra non si fermasse la neve. Dentro c’erano delle semplici panche in legno dove ci si poteva sedere per assistere alla messa, che veniva celebrata a mezzogiorno tutte le domeniche in cui gli impianti erano aperti dal parroco di Crissolo don Luigi Destre. Si partecipava sempre in tanti e durante la messa le piste si svuotavano. Credo che sia una delle poche chiesette in alta montagna dove si celebrava la messa direttamente sulle piste. Si è fatto fino al 1987. Dopo di allora don Destre aveva celebrato ancora una volta la messa, ma sulle piste con l'altare di neve. Ora, purtroppo, è totalmente in stato di abbandono e in estate viene utilizzata per il ricovero degli animali”.
Con il declino dello sci a Pian Giasset, la cappella è progressivamente caduta in abbandono.
“Vederla così – scrive Giordano sui social – fa sentire un po’ come San Francesco davanti alla chiesa di San Damiano: un luogo che avrebbe bisogno di essere ascoltato e curato”.
La recente riapertura della seggiovia, tornata in funzione dal 31 dicembre scorso, ha però riacceso l’attenzione su questo piccolo edificio carico di significato. Proprio salendo con gli sci verso Pian Giasset, a monte della seggiovia, Giordano ha lanciato sui social un appello per avviare un intervento di recupero della cappella. E la risposta non si è fatta attendere: a distanza di due giorni dal post, sono già numerosi i commenti, i ricordi condivisi e le disponibilità concrete.
Volontari, Alpini, appassionati di montagna e anche alcune figure istituzionali hanno manifestato l’intenzione di dare una mano.
C’è chi propone lavori di sistemazione, chi suggerisce il coinvolgimento della diocesi, chi semplicemente ricorda nei commenti con nostalgia le domeniche di un tempo: “Sci fino alle 11,45, messa, un panino veloce e poi di nuovo sulle piste, verso il Granero, fino al pomeriggio.
“La mia – conclude Giordano – è solo una proposta nata dall’amore per un luogo che fa parte della nostra storia. Ma vedere che in tanti la pensano allo stesso modo dimostra che la cappella della Madonna della Neve non è solo un edificio: è un pezzo di identità collettiva». Una storia che oggi torna a farsi sentire e che molti sperano possa tradursi, presto, in una rinascita concreta”.







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