Cuneo non è una metropoli e non vuole diventarlo. Ma negli ultimi anni sta provando, con una certa lucidità, a fare una cosa molto più interessante: aggiornare il proprio modo di essere città, rendendolo più contemporaneo, più partecipato e più capace di offrire occasioni di intrattenimento che non siano “calate dall’alto” o legate solo a grandi eventi sporadici. In un territorio dove qualità della vita e dimensione comunitaria sono da sempre punti di forza, la modernizzazione passa soprattutto dalla capacità di creare appuntamenti regolari, accessibili e riconoscibili, capaci di far incontrare persone diverse e generare senso di appartenenza.
Un segnale chiaro arriva anche dalle realtà della provincia. Il progetto promosso dal Comune di Ceva insieme alla Compagnia Teatro Marenco e alla Fondazione Fossano Musica, con candidatura sul bando SRG07 della Strategia di Sviluppo Locale 2023/2027 del GAL Mongioie, è un esempio utile per capire la direzione: valorizzare la cultura territoriale usando teatro e arti performative non solo come spettacolo, ma anche come pratica di ascolto, mediazione e costruzione di significati condivisi. È una logica che parla a tutta l’area cuneese: innovare strumenti e linguaggi, coinvolgere la comunità con attenzione a giovani e giovanissimi, e legare la produzione culturale a percorsi formativi e professionalizzanti che generino impatto anche socio-economico.
Teatro e arti performative come motore di comunità
Il teatro, quando funziona davvero, non è solo “intrattenimento serale”. È un dispositivo sociale: mette le persone nella stessa stanza, le costringe (in senso buono) a rallentare, ad ascoltare, a confrontarsi con storie e punti di vista. In una città come Cuneo, che ha spesso un’identità pragmatica e riservata, il teatro diventa un luogo dove la partecipazione può essere allenata senza retorica: si parte dalla fruizione, si passa ai laboratori, si arriva alla co-progettazione di contenuti e percorsi.
Qui la modernizzazione non significa inseguire mode, ma costruire continuità. Programmazioni più frequenti, collaborazioni tra istituzioni, associazioni e professionisti, progetti che entrano nelle scuole e nei quartieri, e iniziative che non dividono il pubblico in “esperti” e “non esperti”. L’idea, sempre più evidente, è che l’offerta culturale non sia un lusso: è un’infrastruttura civica. E quando la cultura è pensata come infrastruttura, crea abitudini: persone che escono, si incontrano, discutono, partecipano. Anche questo è sviluppo.
Il caso di Ceva, con le parole chiave innovazione, partecipazione e sviluppo socio-economico, è particolarmente interessante perché sposta l’attenzione dal singolo evento al processo. Non si tratta solo di fare spettacoli, ma di costruire competenze, filiere, opportunità. Questo approccio può contaminare positivamente anche Cuneo: più progetti che uniscono creatività e professionalità, più ponti tra cultura e lavoro, più spazi dove i giovani non siano “pubblico da attrarre” ma protagonisti di produzione.
Digitalizzazione e nuovi modi di vivere l’intrattenimento
Modernizzarsi oggi significa anche capire che le persone vivono una parte crescente della propria socialità e del proprio tempo libero online. La digitalizzazione non sostituisce la piazza o il teatro, ma può amplificarli, renderli più accessibili e più “presenti” nella vita quotidiana. Informazioni chiare sugli eventi, biglietterie e prenotazioni semplici, contenuti video e podcast che raccontano cosa succede in città, archivi digitali e percorsi interattivi per valorizzare memoria e identità locale: sono strumenti che rendono più facile partecipare.
Allo stesso tempo, la città deve fare i conti con un intrattenimento ormai frammentato: non esiste più un unico modo “giusto” di divertirsi. C’è chi vuole concerti e performance dal vivo, chi cerca esperienze familiari, chi preferisce iniziative sportive, chi si rilassa con contenuti digitali e piattaforme online. In questo panorama rientra anche la presenza, sempre più evidente, di forme di svago digitali come i giochi da casinò online, che intercettano una quota di tempo libero soprattutto serale. Se una città vuole riportare le persone negli spazi fisici, deve competere non solo con altre città, ma con l’intero universo di intrattenimento a portata di smartphone.
E qui il punto diventa strategico: offrire esperienze che il digitale non può replicare. Il teatro, gli eventi diffusi, le attività nei parchi, lo sport vissuto insieme, le iniziative di quartiere, i festival che mescolano linguaggi e generazioni. La digitalizzazione, paradossalmente, serve proprio a questo: non a “spostare tutto online”, ma a rendere più facile scoprire e scegliere ciò che succede offline, costruendo comunità attorno a calendari e luoghi condivisi.
Spazi verdi e sport: la città come palcoscenico quotidiano
Un’altra leva forte per modernizzare Cuneo è l’uso intelligente degli spazi pubblici, soprattutto degli spazi verdi. Non sono solo scenografia o “benefit” ambientale: sono luoghi di benessere, incontro e micro-eventi che possono diventare regolari. Un parco vissuto è un parco più sicuro; una città con attività all’aperto è una città più vitale. Quando i giardini e le aree pedonali ospitano piccole rassegne, letture, performance, attività per bambini e momenti di socializzazione, l’intrattenimento smette di essere qualcosa che accade raramente e diventa una presenza costante.
Lo stesso vale per lo sport, che è una delle forme più potenti di partecipazione perché crea routine, appartenenza e obiettivi comuni. Eventi sportivi locali, corsi accessibili, progetti dedicati ai giovani, iniziative inclusive e attività che combinano movimento e socialità possono avere un impatto enorme sulla qualità della vita. In più lo sport, come il teatro, è un linguaggio universale: aiuta a mettere insieme persone con background diversi, riduce distanze, crea fiducia.
Se Cuneo vuole davvero incrementare partecipazione e intrattenimento, la direzione è questa: investire su cultura come processo, digitale come abilitatore e spazio pubblico come luogo quotidiano di comunità. Non serve diventare “grande”, serve diventare più connessa, più leggibile, più viva. E, soprattutto, più capace di far sentire ogni cittadino non spettatore, ma parte della scena.
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