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Cuneo e valli | 12 febbraio 2026, 20:34

Referendum sulla Giustizia 2026: perché votare SÌ

Ettore Grosso sostiene il SÌ al referendum: “Il mio non sarà un voto ideologico, ma pratico per garantire trasparenza, specializzazione e fiducia nel sistema. La separazione delle carriere rafforza credibilità e imparzialità.”

Ettore Grosso

Ettore Grosso

Il 22 e 23 marzo 2026 l’Italia tornerà alle urne per un referendum costituzionale confermativo che riguarda la riforma dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di una consultazione in cui i cittadini saranno chiamati ad approvare o respingere la legge costituzionale approvata dal Parlamento che modifica alcuni articoli della Costituzione in materia di giustizia e disciplina delle carriere dei magistrati. 

Questa riforma – spesso al centro del dibattito pubblico – punta soprattutto a separare definitivamente le carriere di giudici e pubblici ministeri e a introdurre nuovi criteri di selezione e controllo degli organi di autogoverno della magistratura. Per la validità del referendum non è richiesto un quorum e la legge entrerà in vigore se sarà confermata dalla maggioranza dei voti validi espressi. 

In queste settimane abbiamo visto il cuneese Ettore Grosso pubblicare alcuni contenuti nei quali ribadisce con chiarezza la sua posizione a favore del SI. Post, riflessioni e commenti che hanno acceso un confronto serio sul referendum dove ha risposto in modo diretto a dubbi e critiche, spiegando le ragioni della sua scelta. 

Per questo abbiamo deciso di fargli alcune domande, per approfondire meglio il suo punto di vista e capire cosa lo spinge a sostenere convintamente il SI.

Perché sostiene il SÌ a questo referendum?

Ritengo che la riforma della giustizia sia necessaria per rendere il sistema più trasparente e coerente. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri aiuta a far sì che ciascuna funzione sia svolta con maggiore specializzazione e indipendenza. Il cittadino merita un sistema giudiziario che funzioni con chiarezza, senza sovrapposizioni di ruoli. Questo sì non è un voto ideologico, è un voto pratico per migliorare il nostro ordinamento.

Cosa dice a chi teme che la riforma possa limitare l’indipendenza della magistratura?

Capisco i dubbi, ma la riforma non tocca l’indipendenza dei magistrati. Al contrario, la separazione delle carriere rafforza la fiducia nel sistema proprio perché mette ordine e regole più chiare su chi fa cosa. L’indipendenza non si misura da quanta libertà percepisce un singolo, ma da quanto il sistema garantisce imparzialità e rispetto delle procedure. Il “SI” non è contro i magistrati, è a favore di una giustizia più efficiente e definita.

Qual è il punto della riforma che ti sta più a cuore?

Più di tutto, la creazione di una disciplina più rigorosa e trasparente per le carriere dei magistrati. Quando chi giudica e chi accusa sono distinti e seguono percorsi chiari, tutto il sistema ne guadagna in credibilità. Non si tratta di attaccare qualcuno, ma di dare ai cittadini uno strumento in più per fidarsi del processo e dei suoi protagonisti. Per me è questo il valore centrale di un “SI”.

C.S.

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