A Cuneo, soprattutto nelle sere d’inverno, c’è un momento in cui le strade del centro si svuotano, le serrande dei negozi si abbassano, i bar chiudono e le piazze tornano silenziose. È l’immagine tipica di una provincia che riposa.
Ma questo è solo uno degli aspetti della realtà: mentre la maggioranza delle persone si accinge a tornare a casa, al relax, poi al sonno, una parte dei cittadini continua, o si appresta a cominciare, il suo turno di lavoro. Non si tratta di un esiguo numero di servizi essenziali: esiste un’alacre attività notturna, fatta di mestieri e attività, che permettono alla vita quotidiana di procedere senza intoppi durante le ore di buio, e di ripartire appieno al mattino successivo.
Secondo dati elaborati da INAIL su indagini ISTAT, oltre 2,5 milioni di italiani lavorano abitualmente nelle ore notturne, tra le ore 24 e le ore 5 del mattino: si tratta di circa un lavoratore su dieci. In molti casi si tratta di professioni invisibili agli occhi del pubblico, eppure fondamentali per il funzionamento delle comunità.
La notte, quindi, non è una vera e propria pausa per la città, ma deve essere considerata un’altra fase della giornata, parte delle complessive ventiquattro ore.
Anche la provincia di Cuneo, con le sue città di dimensioni contenute, i paesi delle Langhe e le vallate alpine, dipende da questa rete silenziosa di lavoratori.
Il ritmo della forza lavoro notturna
Per capire cosa significa lavorare mentre gli altri dormono basta fare un giro quando il sole comincia a fare capolino, o anche prima.
Alle quattro del mattino, ad Alba o a Bra, i primi forni sono già accesi: nei laboratori di panificazione si cuociono i prodotti da forno che poche ore dopo finiranno nei negozi e nei bar della provincia, ma il lavoro è iniziato da ore, con i panettieri che impastano già da poco dopo la mezzanotte.
Non è ancora giorno nemmeno quando nei magazzini i camion vengono caricati con casse di frutta, latticini e prodotti freschi, per la distribuzione alimentare verso mercati, supermercati e ristoranti.
Il territorio della provincia di Cuneo è uno dei più importanti per l’agroalimentare italiano e gran parte della logistica che ne gestisce la distribuzione dei prodotti inizia proprio nelle ore notturne, quando c’è meno traffico, per garantire tempi di consegna più rapidi e maggiore efficienza.
Anche per le strade cittadine il ritmo della notte segue una routine precisa: le squadre di pulizia urbana lavorano quando le strade sono meno trafficate possibile, utilizzate solo moderatamente, dai comunque attivi, servizi pubblici; tecnici e manutentori intervengono sugli impianti elettrici o idrici senza che l’interruzione delle erogazioni disturbi eccessivamente le attività quotidiane.
Servizi che non possono fermarsi
Se per alcune attività lo svolgimento notturno piuttosto che diurno è preferibile per motivi organizzativi, altre devono funzionare sempre, senza interruzione.
Il caso più evidente è quello degli ospedali: nei reparti di pronto soccorso le emergenze arrivano a qualsiasi ora.
Infermieri, medici e operatori sanitari lavorano su turni studiati per coprire l’intero arco della giornata. Il loro lavoro è uno degli esempi più evidenti di come, almeno in alcuni settori, la società dipenda da servizi offerti ininterrottamente ma, oltre alla sanità, esistono molti altri settori che operano senza pause, servizi e sistemi che devono restare operativi 24 ore su 24; di alcuni di questi si è sicuramente meno consapevoli.
Le analisi di ISTAT e INAPP sul lavoro notturno in Italia evidenziano anche che i settori di trasporti, logistica, vigilanza e servizi pubblici rappresentano un’importante quota degli impieghi con turnazioni destinate a coprire le ore notturne.
Ci sono poi il personale degli hotel e delle strutture ricettive che garantiscono accoglienza e assistenza agli ospiti, i tecnici informatici, gli addetti alle pulizie, gli operatori dei call center, i baristi, i deejay e gli animatori dei locali, gli stampatori, e non solo.
Sono loro che rendono possibile una delle caratteristiche di questa società contemporanea che sembra non potersi fermare: la disponibilità praticamente a flusso continuo di prodotti e servizi.
La psicologia del lavorare mentre gli altri dormono
Lavorare di notte significa certamente adattarsi, addirittura “costruirsi”, uno stile di vita diverso, non basato sul naturale ritmo circadiano sonno-veglia.
Il corpo umano è programmato fisiologicamente per essere attivo nelle ore diurne e dormire quando cala il buio, è intuitivo che alterare questo ritmo crea stress, stanchezza, nonché disturbi gastrointestinali e cardiovascolari. Ma i lavoratori notturni raccontano, al di là dei problemi fisici e fisiologici, che la parte più difficile non è tanto il lavoro in sé in un’alternanza innaturale giorno-notte, quanto il rapporto con il resto della società. Quando gli altri sono disponibili per incontri, eventi o momenti familiari, chi ha lavorato tutta la notte ha infatti un imprescindibile bisogno di dormire.
Gli studi sul lavoro a turni evidenziano proprio questo aspetto: la difficoltà nel conciliare il lavoro non solo con i propri ritmi biologici, ma anche con i rapporti sociali.
Fin qui nulla di sorprendente, eppure c’è un lato meno noto di questa esperienza.
Proprio tra chi lavora di notte nasce spesso una sorta di comunità informale. Infermieri, autisti, tecnici e panettieri condividono gli stessi orari e finiscono per incontrarsi negli stessi luoghi: un bar aperto all’alba, una stazione di servizio sulla statale, la pausa caffè nei corridoi di un ospedale.
È una socialità poco appariscente, lontana dalla visibilità della vita diurna, ma reale.
Si entra a farne parte assecondando un senso di solidarietà professionale: i partecipanti condividono l’esperienza, le sensazioni, le difficoltà dell’essere svegli quando il resto del mondo dorme.
L’infrastruttura nascosta delle città
Quando si parla di infrastrutture urbane si pensa a impianti e installazioni: strade, ponti o ferrovie, acquedotti e fognature, ospedali, ma si tende a dimenticare che tutto questo funziona grazie all’intervento umano, continuo. Anche territori come la provincia di Cuneo, che non hanno certo le dimensioni di una grande metropoli, dipendono da questa rete di energia umana quasi invisibile, una vera e propria infrastruttura umana composta da lavoratori che operano continuativamente per garantire servizi essenziali.
Anche la filiera agroalimentare, così importante per l’economia locale, si basa su processi produttivi che non si interrompono, si modificano soltanto, tra la sera e l’alba successiva. La notte non è un tempo vuoto, è una delle fasi del ciclo produttivo.
Circa un lavoratore su dieci in Italia è coinvolto in turni notturni, con percentuali più alte in alcuni settori specifici, che abbiamo già citato. Questo significa che la città diurna, quella che si muove in modo più concitato, quasi frenetico, ogni giorno, poggia su un più metodico lavoro notturno che viene meno percepito e raccontato.
Per valutare l’intensità della vita economica dopo il tramonto si utilizzano indicatori considerati convenzionali, come i dati relativi agli spostamenti o al consumo energetico; ma la tecnologia in evoluzione, l’informatica, la “Rete”, sta aggiungendo la possibilità di aggiungere nelle valutazioni fattori indiretti molto significativi. Anche le piattaforme digitali legate alla vita notturna possono infatti offrire informazioni utili sull’andamento della domanda di beni e servizi nelle ore serali, sull’interazione tra lavoratori notturni. Servizi delivery, assistenza clienti, call center di assistenza psicologica, piattaforme che promuovono l’interazione sociale; tra queste, AllEscorts Milano può essere considerata come esempio di directory online i cui dati aggregati forniscono informazioni sulle variazioni nei livelli di attività.
Sono queste analisi a evidenziare come durante le notti, in particolare quelle dei fine settimana, le interazioni registrate su piattaforme collegate alla vita notturna possono crescere fino a sei-otto volte rispetto alle ore diurne.
Numeri che razionalizzano le pulsazioni attive, che dimostrano come la vita metropolitana continua quando la maggioranza dei cittadini dorme. Non si tratta di semplice curiosità, ma di sociologia urbana.
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