Chiesa di San Giovanni: si è aperta coralmente ( tanti i presenti ieri, sabato 28 marzo al momento inaugurale) una pagina nuova per l’edificio simbolo del Marchesato, luogo di sepoltura dei marchesi di Saluzzo. "La chiesa, parole del vescovo Cristiano Bodo - viene restituita alla vita, alla fede e alla storia della città".
Si è ufficialmente concluso il complesso intervento per la messa in sicurezza sismica e il restauro dell’edificio sacro nell’alto centro storico. Rimossi i ponteggi che lo hanno circondato per mesi ( da maggio del 2025 a fine dicembre dello stesso anno) riappare nel suo nuovo insieme, connubio di bellezza e sicurezza, a garanzia di fruibilità e continuità storica.

"Una scelta di responsabilità verso il futuro - ha affermato Paolo Bovo referente unico di procedimento e direttore dei lavori - intervenire su questo articolato sistema vuol dire infatti contribuire, non soltanto a restituire un edificio con maggiori capacità strutturali, ma concorrere nel tempo alla conservazione della sua autenticità".
Il cantiere, per il quale la Diocesi di Saluzzo aveva assunto il ruolo di soggetto attuatore esterno, è costato 1milione e 725.000 euro, provenienti da fondi Pnrr nell'ambito del programma NextGenerationEU.
Si è inserito in un lungo percorso ( di circa 15 anni) di recupero e conservazione del "bel San Giovanni", avviato nel 2018 e chiuso nel 2021, con il rifacimento dei tetti, del campanile, degli esterni e delle finestre della Cappella marchionale. Operazione resa possibile in questo caso dai fondi straordinari della CEI, in seguito all’acquisizione da parte della Diocesi del formale titolo di proprietà dai discendenti delle famiglie nobili saluzzesi, che nel 1807 salvarono il complesso, dopo la soppressione imposta dal Governo francese.
Erano urgenti i lavori sull’edificio sacro che denunciava seri rischi strutturali come ha evidenziato Lisa Accurti, soprintendente alle Belle arti delle province di Alessandria, Asti e Cuneo parlando della necessità dell'intervento in riferimento all’influenza dannosa della idrografia sotterranea che creava grandi problemi di umidità di risalita alla struttura e ai beni conservati all'interno.
Si può certamente parlare di un lavoro molto importante, approfondito dall’architetto Bovo a partire dall’obiettivo della valorizzazione nell’ambito delle linee guida del Pnrr, passando per gli studi storici ( 1.500 documenti da eplorare per agire) alle scelte che si sono rese necessarie in corso d’opera, alle prospettive di salvaguardia del bene culturale ecclesiastico, fino alle simulazioni virtuali in caso di sisma. Lavoro complesso che ha richiesto una metodologia multidisciplinare “I lavori eseguiti sono il risultato di un' azione consapevole di congiunzione tra diverse discipline”. ha sottolineato il direttore lavori con il dovuto ringraziamento alle maestranze intervenute.

I progettisti, la Soprintendenza con gli uffici di Curia ed i restauratori hanno presentato al pubblico, tra il quale il primo cittadino Franco Demaria, le tappe salienti dell'iter che hanno toccato in più punti gli esterni e gli interni della chiesa, con 8 secoli alle spalle se si guarda alle prime notizie del 1230, come chiesetta costruita nel sito..
Si è intervenuti su alcune campate della navata centrale, alla base della cella campanaria, su porzioni delle campate laterali (con particolare riferimento alle Cappelle del Rosario e dell’Addolorata) e sono stati completati - ad integrazione del cantiere ministeriale del 2022 (gestito dall’arch. Silvia Gazzola e dalla dott.ssa Valeria Moratti) gli interventi sui paramenti lapidei della celeberrima cappella marchionale, luogo di sepoltura dei marchesi di Saluzzo. Ad eseguire le operazioni strutturali per la messa in sicurezza anti-sismica, lavorando sugli estradossi delle volte, sulla controfacciata e su tutto il perimetro murario è stata la Toselli Costruzioni snc.
"Un percorso che restituisce alla città una parte importante della sua memoria e che è un progetto culturale destinato alla collettività" ha aggiunto Bovo- agganciandovi l' influenza dell'amore e della passione davanti all’esito del restauro di un’opera avvilita dal tempo.

Costante la supervisione della Soprintendenza, per la quale la funzionaria Loredana Fracchia ha portato come contributo il ragionamento sul metodo di restauro, mentre Massimiliano Caldera ha parlato degli interventi (opera della ditta Koinè Conservazione Beni Culturali presieduta da Maria Antonietta Capua) sulle otto sculture di Profeti e Apostoli della cappella marchionale, databili tra il 1490 e il 1535.

In realtà le sculture sono nove. Ed è una stata una sorpresa dell'intervento, ha sottolineato, il ritrovamento in San Giovanni della statua di San Paolo, appartenente a questa famiglia di sculture. La si dava per persa, è stata ritrovata. Le statue sono ancora conservate nel Museo diocesano in via Maghelona, ammirabili durante le aperture, in attesa della ricollocazione, dopo un ulteriore potenziamento dei sistemi di video sorveglianza nella cappella marchionale, fresca di restauro.
Un vero gioiello per il quale c'era molta attesa. Qui infatti è stato ricollocato il quattrocentesco coro in noce, scolpito e intarsiato (già restaurato dal Centro d'eccellenza di La Venaria Reale con il sostegno delle Fondazioni CR di Saluzzo e di Torino) e del Cristo crocifisso (restaurato invece grazie al progetto “Chiese devozionali” della Conferenza Episcopale Piemonte). Ha approfondito la natura del capolavoro ligneo, il professor Guido Gentile che fece da apripista agli studi su questo insieme di stalli corali provenienti dall’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, che si ritiene siano arrivati in san Giovanni con i Serviti, ma che gli studi di Vacchetta anticipano al 1754.

Una restituzione davvero bella che richiede e richiederà una "fruibilità attenta e garbata" auspicata anche (in attesa di una cartellonistica d'allerta che la richiami) dalla responsabile dell'Ufficio Beni culturali edilizia della Diocesi Sonia Damiano, per non vanificare i lavori sui preziosi manufatti.

Occhi ammirati hanno spaziato sull'apparato decorativo scultoreo della cappella marchionale e suoi tanti particolari ritrovati, prima non chiaramente leggibili.
Sono la testimonianza delle trasformazioni del gusto alla corte di Ludovico II e di Margherita di Foix . Vi hanno operato maestranze di cultura fiamminga e di Borgogna e un artista borgognone, Antoine Moiturier, a cui pare si debbano il progetto a pianta pentagonale e le pareti rivestite in pietra grigia, in cui spiccano inserti in pietra verde. Nella nicchia di sinistra si trova il monumento funebre di Ludovico II, commissionato dalla moglie nel 1504 e realizzato intorno al 1508 in marmo bianco di Paesana da Benedetto Briosco, uno dei protagonisti dei cantieri del Duomo di Milano e della Certosa di Pavia.
Tra i capolavori di San Giovanni ritrovati, anche il polittico della Madonna del Rosario di Oddone Pascale ( anch'esso ammirabile nel museo diocesano) con la grande scoperta avvenuta durante i lavori: il ritrovamento del lato feriale delle ante, nascosto dal 1668, quando il polittico fu inglobato nel grandioso altare barocco della chiesa che è in attesa di essere restaurato, per tornare ad accoglierlo.
E infine, in San Giovanni con risorse proprie la Diocesi, ha completato ulteriori consolidamenti sul lato est dell’edificio, insieme a interventi di carattere estetico nella Cappella marchionale. Agli ingressi della chiesa che dipende dalla Cattedrale Maria Ausiliatrice sono stati installati nuovi impianti di video soerveglianza.
Da oggi ( domenica 29 marzo) la chiesa è riaperta ai saluzzesi, ai numerosi turisti e alle funzioni religiose celebrate da padre Lorenzo Merivot, storico custode di San Giovanni, giunto a Saluzzo nel 1964 e che festeggierà, nel mese di aprile i 56 anni di messa. Il vescovo Bodo ha manifestato la sua vicinanza al suo impegegno.







































