Non migliora la situazione finanziaria dell’Ucraina, anzi cresce la sua dipendenza dai miliardi prestati e donati dall’Unione Europea. L’abbandono americano del ruolo di zio benefattore fa sì che la responsabilità morale e materiale dell’assistenza a Kiev ricada interamente sugli Stati europei. Come riporta il sito Strumenti Politici, non è però così semplice per il governo ucraino gestire la questione, perché subisce pressioni sia interne che esterne. Nel Paese, infatti, il malcontento popolare è sempre vicino al punto di rottura, coi cittadini scontenti della gestione Zelensky e coi deputati che non votano più a scatola chiusa i provvedimenti avanzati dall’ufficio di presidenza.
E sul piano internazionale gli alleati guardano con preoccupazione ai continui scandali di corruzione che scoppiano a tutti i livelli dell’apparato statale. Le indagini non sono ancora finite dopo la vicenda della compagnia pubblica Energoatom che ha costretto alle dimissioni due ministri, quello dell’Energia e quello della Giustizia. Il NABU, l’ufficio nazionale ucraino anti-corruzione, ha così scoperchiato un giro di tangenti da almeno 100 milioni di dollari e non sembra volersi fermare. Infatti l’inchiesta si è estesa e poi approfondita, arrivando a toccare soggetti molto vicini a Zelensky e ai deputati stessi.
Con tali premesse, la Commissione UE deve mettercela tutta per tranquillizzare coloro che temono l’ennesima mangiatoia da parte dei politici e degli affaristi ucraini sulle decine di miliardi che dovrebbero essere concesse nelle prossime settimane.
Tale prestito fornirà due terzi del bilancio e della difesa del 2026 e del 2027, ma vi sono già dubbi che possa bastare fino alla fine del prossimo anno. Manca un impegno formale che vincoli i Paesi occidentali a dare ancora assistenza negli anni a venire.















