Come riporta il sito Strumenti Politici, qualche settimana fa aveva ribadito che l’adesione entro il 2028 è improbabile e che prima occorre giungere alla fine delle ostilità e all’implementazione delle riforme richieste da Bruxelles. Anzi, aveva persino suggerito a Zelensky di accettare la cessione dei territori che sono già stati incorporati dai russi. In pratica gli ha consigliato di abbandonare definitivamente il Donbass pur di firmare la pace.
Oggi invece il leader di Berlino ha cambiato idea e lo fa sapere con un lettera aperta ai colleghi europei. Spiega che vi è la “necessità geopolitica” di inglobare non solo l’Ucraina, ma l’altro Paese più povero del continente, cioè la Moldavia, oltre agli Stati dei Balcani occidentali. Per Kiev ha studiato uno speciale status di “membro associato” che darà determinati vantaggi, come la clausola di difesa a cui Zelensky tiene molto. E avrebbe pure la partecipazione senza il voto al Consiglio europeo, alla Commissione e al Parlamento.
Tale particolare condizione potrà essere levata se Kiev non continua a migliorare sui valori fondamentali e sulle riforme previste dai Trattati per l’accettazione nell’Unione. È sul primo punto che gli alleati tremano, perché le tangenti scoperte dall’operazione Midas mostrano come la corruzione si annidi ad alti livelli, persino vicino alla presidenza. Infatti Yermak, dimessosi dalla carica di capo dell’ufficio presidenziale seguito dello scandalo, rischia 12 anni di carcere e adesso è fuori dopo aver pagato una cauzione da quasi 3 milioni di euro. L’intera situazione nuoce gravemente all’immagine di Zelensky sul piano internazionale.
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