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Attualità | 18 maggio 2026, 16:35

Caritas Cuneo-Fossano, cresce la povertà della solitudine: “Sempre più giovani e anziani restano soli”

Presentato il Report 2025 dell’Osservatorio delle Povertà: 1.866 persone incontrate, +67% in cinque anni. Aumentano gli under 25 e i nuclei monocomponenti. “La marginalità oggi è anche isolamento sociale”

Caritas Cuneo-Fossano, cresce la povertà della solitudine: “Sempre più giovani e anziani restano soli”

Non è soltanto la povertà economica a crescere. È la solitudine il vero volto dell’emergenza sociale che emerge dal Report 2025 della Caritas diocesana di Cuneo-Fossano, presentato oggi, lunedì 18 maggio, attraverso i dati raccolti dall’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse.

Il numero complessivo parla di 1.866 persone incontrate nei servizi di ascolto e nelle strutture a bassa soglia della diocesi, con un aumento dell’8% rispetto al 2024. Ma il dato diventa ancora più significativo se osservato nel lungo periodo: dal 2021 al 2025 la crescita è stata del 67%.

Il titolo scelto per il report, “La solitudine (n)ei numeri primi”, fotografa con efficacia la situazione. Dietro i numeri ci sono storie di isolamento, fragilità e relazioni che si spezzano.

“Non è confortante – si legge nel documento – perché cresce la solitudine, proiettando ombre sugli anni a venire e sugli ultimi anni di vita di una persona. Andrà posta attenzione a questa solitudine per arginarne gli effetti più nocivi”.

Negli ultimi due anni la Caritas ha rafforzato la presenza diretta nei servizi di prossimità, mense e dormitori, secondo quel modello di “Chiesa in uscita” più volte richiamato da papa Francesco. “Lo sforzo messo in atto – spiegano dalla diocesi – è stato quello di promuovere un ascolto diretto delle persone, facendo sì che l’operatore non sia statico ma vada incontro ai bisogni reali”.

Tra gli aspetti più preoccupanti c’è l’aumento della povertà giovanile. Gli under 25 passano da 166 a 214 in un solo anno. Un incremento che la Caritas collega anche alla situazione dei minori stranieri non accompagnati che, al compimento dei diciotto anni, escono dai circuiti dell’accoglienza senza una rete di sostegno.

Nel report viene citata anche la testimonianza raccolta dall’associazione Baobab Experience: “Non c’è notte che non arrivi una telefonata per segnalarci un ragazzino neo-diciottenne buttato fuori da un centro il giorno del suo compleanno. Non è un caso, è un sistema che funziona così”.

Molti di questi ragazzi finiscono nei servizi a bassa soglia della Caritas, interrompendo percorsi di integrazione già fragili. “Problematico fenomeno – evidenzia il report – che non permette una continuità socio-assistenziale capace di favorire una migliore integrazione”.

Il dato più duro riguarda però le persone sole. Nei centri diocesani l’83% degli utenti vive da solo. Nelle parrocchie dei territori periferici i nuclei monocomponenti salgono dal 31% al 37% in appena un anno, mentre diminuiscono le famiglie numerose.

Tra gli uomini incontrati, il 72% vive da solo, soprattutto nella fascia tra i 25 e i 45 anni. Anche tra gli over 60 la quota di persone sole raggiunge il 60%, percentuale che sale al 71% tra gli italiani.

“C’è una solidarietà etnica che ha grande tenuta rispetto alla società europea”, osserva ancora il report, sottolineando come le famiglie straniere riescano spesso a mantenere reti parentali e comunitarie più solide rispetto al contesto occidentale, segnato da denatalità e invecchiamento.

In questo quadro complesso emerge però anche un segnale positivo rappresentato da Ayla – La Casa delle Donne, inaugurata nel novembre 2024. In poco più di un anno la struttura ha accolto 35 donne, offrendo supporto abitativo, accompagnamento lavorativo e protezione nei momenti di maggiore fragilità.

“La Casa delle donne è diventata un punto di riferimento significativo per il territorio”, sottolinea la Caritas, che vede nel progetto uno strumento concreto di coesione sociale e tutela della dignità femminile.

Il Report 2025 non si limita dunque a fotografare il disagio, ma prova a leggere i cambiamenti profondi della società. Una povertà sempre più precoce, frammentata e silenziosa, dove il rischio maggiore non è soltanto non avere risorse, ma non avere più nessuno accanto.

redazione

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