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Attualità | 17 giugno 2026, 20:20

Dal Cuneese a Rovigo, il modello Panaté cresce: lavoro e reinserimento nelle carceri

Nato in Piemonte e già attivo anche a Cuneo e Fossano, il progetto apre un nuovo laboratorio: “Il lavoro crea dignità e futuro”

Dal Cuneese a Rovigo, il modello Panaté cresce: lavoro e reinserimento nelle carceri

Un progetto nato in Piemonte che continua a espandersi portando con sé un modello di inclusione sociale fondato sul lavoro. È stato inaugurato oggi nella Casa Circondariale di Rovigo un nuovo laboratorio produttivo per la realizzazione di pane e lievitati artigianali destinati al settore HoReCa, promosso da Panaté Società Benefit insieme alla Cooperativa Sociale Solidarietà.

Un’iniziativa che parla anche cuneese: il modello Panaté è infatti già presente negli istituti penitenziari di Cuneo e Fossano, oltre che a Torino, Padova e nel laboratorio esterno di Magliano Alpi. Una rete in crescita che punta a coniugare qualità produttiva e valore sociale, offrendo ai detenuti percorsi concreti di formazione e reinserimento.

All’inaugurazione hanno preso parte istituzioni, rappresentanti dell’amministrazione penitenziaria, imprese e realtà del terzo settore, a testimonianza di un progetto che si fonda sulla collaborazione tra pubblico e privato. «Nessuno realizza un’iniziativa come questa da solo – ha sottolineato Davide Danni, CEO di Panaté –. È una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e cooperative».

Il laboratorio si inserisce in una filiera produttiva reale, sostenuta anche da partnership con aziende come Autogrill, già coinvolta nella distribuzione dei prodotti. Un elemento chiave per garantire continuità e sostenibilità al progetto, superando la logica delle iniziative isolate.

«Il lavoro in carcere non può vivere solo di buone intenzioni – è stato ribadito durante l’incontro – ma deve essere qualità, professionalità e mercato». Un principio che trova applicazione concreta nei laboratori Panaté, dove i detenuti acquisiscono competenze spendibili anche una volta terminato il percorso detentivo.

Significativa anche la riflessione emersa durante la giornata: «La pena termina con una sentenza, ma il futuro si costruisce con opportunità reali». Un concetto che riassume l’obiettivo del progetto, sintetizzato nello slogan “Condannati a fare cose buone”.

La nuova apertura di Rovigo rappresenta dunque un ulteriore passo in un percorso nato proprio in Piemonte e che vede nel territorio cuneese uno dei punti di riferimento. Un’esperienza che dimostra come il lavoro possa diventare uno strumento concreto di inclusione, capace di restituire dignità, competenze e prospettive.

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