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Agricoltura | 08 settembre 2026, 15:00

Nocciole, Cia Cuneo: "Il clima presenta il conto, produzione inferiore alle aspettative ma confidiamo nel prezzo"

L'analisi dell'associazione agricola sulla campagna 2026 tra stime ridimensionate per il caldo, costi d'impresa in rialzo e la sfida dell'irrigazione localizzata

Nocciole, Cia Cuneo: "Il clima presenta il conto, produzione inferiore alle aspettative ma confidiamo nel prezzo"

"Coltivare il nocciolo in Piemonte è ancora possibile? Assolutamente sì, ma dobbiamo passare dal concetto di coltura rustica, che non necessita di particolari attenzioni, a quello di coltura che richiede un alto profilo agronomico". È questa, secondo Maurizio Ribotta, responsabile provinciale del Settore tecnico di Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) Cuneo, la sfida che attende la corilicoltura regionale di fronte all'estremizzazione climatica, ai raccolti inferiori alle stime e al rincaro dei costi di gestione.

La campagna 2026 si chiude con un bilancio superiore al critico 2025, ma inferiore alle previsioni di primavera. "Dopo un triennio segnato da raccolti da dimenticare – spiega Ribotta –, le premesse primaverili avevano alimentato entusiasmo. Poi è arrivata un'estate con caldo torrido e le prospettive si sono ridimensionate. Per difendersi dallo stress idrico la Tonda Gentile Trilobata ha sacrificato parte del carico fruttifero, provocando una cascola anticipata e riducendo il calibro dei gusci. La produzione di massa ha tenuto e la qualità sanitaria della mandorla è su buoni livelli, ma con volumi complessivi inferiori alle stime di giugno".

Sul fronte economico, i primi riferimenti dalla Fiera della Nocciola di Castagnole delle Lanze indicano 10 euro per punto resa. "Per un lotto medio con resa del 44% significa circa 440 euro al quintale – precisa Maurizio Ribotta –. Rappresenta una base da cui ci si augura un incremento, considerati i quantitativi non soddisfacenti e l'aumento dei costi aziendali per energia, carburante e concimi".

Di parere ancora più cauto è Lorenzo Traversa, già presidente del Consorzio Nocciola Igp: "È un'annata complessa che volge al termine con molta preoccupazione legata ai prezzi. Dopo Castagnole delle Lanze, sono uscite quotazioni al ribasso che minano la redditività delle aziende. Serve pensare a misure contributive per incentivare l'estirpo degli impianti obsoleti e spingere verso una corilicoltura professionale".

Per Maurizio Ribotta la svolta agronomica è imprescindibile: "In passato il nocciolo piemontese viveva quasi esclusivamente di piogge. Oggi l'irrigazione localizzata o la sub-irrigazione sono essenziali per evitare la cascola e il fenomeno delle nocciole vuote. La vera partita dell'autunno si giocherà sulla capacità del sistema Piemonte di valorizzare il marchio Igp".

A definire il quadro produttivo interviene anche Igor Varrone, direttore provinciale di Cia Cuneo: "Negli ultimi anni abbiamo assistito a una riduzione delle rese: storicamente la produzione era di 18 quintali per ettaro, mentre nelle ultime tre stagioni la media reale è scesa a 6-8 quintali. Un prezzo elevato non significa maggiore redditività se la quantità si riduce drasticamente. Servono un intervento regionale per il rinnovo degli impianti, l'adozione di cloni più adatti al clima e investimenti nella ricerca per garantire reddito ai produttori".

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