/ Attualità

Che tempo fa

Attualità | 10 settembre 2026, 06:14

Il cuore fermo, 15 professionisti e una scelta decisiva: così lo hanno salvato al Pronto Soccorso di Cuneo

Il racconto di un intervento eccezionale il cui successo è dovuto ad un lavoro di squadra eccezionale, grazie al quale un giovane uomo è stato salvato

E' successo tutto nella serata di mercoledì scorso 3 settembre, raccontato attraverso una breve nota (Leggi qui) con la quale l'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo ha voluto evidenziare l'eccezionalità di un intervento non in quanto tale, ma per il contesto e il luogo in cui è stato eseguito.

Precisamente nella shock room del Pronto Soccorso, un'area dove vengono trattati i pazienti particolarmente critici, quelli che arrivano in “codice rosso”. Per quanto sia attrezzata, non lo è per fare ciò che lì è stato fatto quella sera.

Lo sanno bene anche le infermiere e le OSS che - racconta Gianni Marchetto, infermiere di Pronto Soccorso - quella sera "avranno fatto almeno 10 chilometri, su e giù dalle sale operatorie della chirurgia, per prendere gli strumenti che di volta in volta venivano richiesti dal chirurgo". 

Ma torniamo a quella sera. 

Sono circa le 20 quando al DEA giunge la chiamata dal 118 che avvisa dell'arrivo di un'ambulanza che trasporta un giovane ferito in modo molto grave all'addome. 

Ha una ferita da coltello a lato dello sterno, ma ancora nessuno sa che questa gli ha provocato lesioni gravissime: una costa recisa, un’arteria lesionata, il polmone e il pericardio danneggiati e, soprattutto, un’importante emorragia interna. Tutto questo si scoprirà solo dopo avergli aperto lo sterno. 

Il giovane viene portato nella shock room e qui va in arresto cardiaco. 

Viene chiamato subito il dirigente medico Nicoletta Artana, che aveva appena preso servizio per il turno di notte in reparto. Scende in Pronto soccorso per mettere a disposizione la sua esperienza e supportare i colleghi più giovani.

Qui Gianni Marchetto e la dottoressa Artana

"Nonostante i miei tanti anni di lavoro, quello è stato un turno di lavoro eccezionale, unico. Quel ragazzo era arrivato in condizioni di pre-shock, poi, in pochi minuti, il suo cuore si è fermato. Sono iniziate immediatamente le manovre rianimatorie, con due rianimatori impegnati nelle compressioni toraciche. E poi abbiamo attivato la cardiochirurgia e la chirurgia toracica", spiega.

Ed è qui che entra in gioco il cardiochirurgo Alberto Pilozzi, classe 1985, da otto anni in servizio all’ospedale di Cuneo. 

E' stato lui, con grande rapidità e coraggio, a fare quella scelta tanto rischiosa quanto decisiva: operarlo immediatamente nella shock room del Pronto soccorso, senza trasferirlo in sala operatoria. 

"Mercoledì sera ero di guardia – racconta Pilozzi – quando è arrivata la telefonata del Pronto soccorso per un accoltellato. Sono sceso e c’era l’équipe della rianimazione. Il paziente era già in arresto cardiaco".

A quel punto si è presentato il bivio decisivo: trasferire il paziente in sala operatoria oppure intervenire immediatamente lì.

"La scelta di non andare in sala operatoria è stata fondamentale – spiega Pilozzi –. In sala abbiamo tutti i ferri, la sterilità e le condizioni ideali, ma in questo caso avremmo aggiunto almeno dieci minuti, che non potevamo permetterci. Il rischio era un danno neurologico irreversibile dovuto a una perfusione non ottimale".

Così l’intervento è stato eseguito in Pronto soccorso.

Pilozzi ha cominciato ad operare con gli strumenti a disposizione, facendo una sternotomia e chiedendo contemporaneamente agli infermieri di portare gli strumenti della sala operatoria. 

Tutti si sono mossi rapidamente, lavorando in équipe nel vero senso della parola. 

Quando il torace è stato aperto, è apparso il motivo dell’arresto: tre-quattro litri di sangue raccolti nella pleura. 

Il coltello aveva provocato una serie di lesioni e il ragazzo stava perdendo sangue all’interno del torace. Non c’era quindi un’emorragia visibile all’esterno: il sangue era semplicemente finito dentro il torace, sottraendolo alla circolazione.

Nel frattempo è stato attivato anche il protocollo della trasfusione massiva, cosa mai fatta prima, sottolinea la dottoressa Artana. 

E' stato il lavoro di squadra, raccontano i medici, ad aver fatto la differenza.

Nella shock room si sono ritrovate decine di professionisti. 

Anestesisti, rianimatori, cardiochirurghi, chirurghi toracici, infermieri, personale del Pronto soccorso. In quindici erano contemporaneamente impegnati intorno al paziente: due anestesisti, due chirurghi e quattro infermieri strumentisti, oltre alle altre figure che si alternavano.

"Non avevamo la temperatura della sala operatoria, non avevamo tutti i ferri, non avevamo la luce giusta. Bisognava dire: fai questo, porta quello, recupera quell’altro".

Ma tutto ha funzionato come in un'orchestra. 

Di cui Pilozzi è stato un po' direttore e un po' primo musicista. 

Al suo fianco il dottor Alberto Gorla, chirurgo toracico, il cui ruolo è stato fondamentale, così come quello del cardiorianimatore dottor Antonio Gianguzzi e di tutta l'equipe del Dea.

"Il coordinamento ha fatto la differenza. Noi cardiochirurghi siamo preparati a lavorare in équipe, ma una situazione del genere richiede che tutti sappiano cosa fare e che lo facciano immediatamente".

Anche il racconto della dottoressa Nicoletta Artana, medico del Pronto soccorso, restituisce la dimensione collettiva dell’intervento.

"Il mio ruolo è stato soprattutto di coordinamento, perché la parte tecnica l’hanno fatta loro".

Ma quel coordinamento ha significato anche una continua corsa contro il tempo.

Per la struttura si è trattato infatti della prima applicazione di un protocollo di trasfusione massiva: quello che è successo, la rapidità con cui tutto è stato organizzato non sono stati frutto di una semplice improvvisazione.

"Queste situazioni vengono gestite attraverso percorsi chiamati PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) – sottolinea Pilozzi –. Sono percorsi nei quali si cerca di immaginare come gestire anche le situazioni inaspettate. Quella sera c’erano protocolli precisi, c’era una rete e tutti hanno risposto molto bene. L’intervento può sembrare miracoloso, ma in realtà è il risultato di un comportamento quotidiano, della capacità di lavorare in squadra. La scelta di intervenire in Pronto soccorso è stata un’intuizione, una scelta coraggiosa, ma senza il coordinamento a tutti i livelli non sarebbe stata possibile".

"Valeva la pena tentare", sottolinea ancora il medico. Nessuno sapeva come sarebbe andata, anche ad intervento riuscito. Perché non si potevano escludere dei danni al cervello.

"Anche dopo l’intervento riuscito, avevamo paura che il cervello non si sarebbe più ripreso. Invece tutto ciò che è stato fatto ha permesso che andasse bene".

La parte chirurgica, spiega Pilozzi, non è stata particolarmente sofisticata rispetto agli interventi che quotidianamente vengono eseguiti in sala operatoria.

"Facciamo cose molto più complicate. Qui la difficoltà è stata soprattutto nel contesto: il coraggio e la buona intuizione di fare tutto in DEA, la rapidità, la capacità di coordinare persone e materiali".

Ma non è stato un miracolo, quanto il risultato della formazione continua, della capacità tecnica e decisionale, dell’abitudine al gioco di squadra e della qualità dell'ospedale di Cuneo.

"Qualunque problema cardiaco dell’adulto, nella cardiochiururgia del Santa Croce siamo preparati ad affrontarlo", sottolinea con orgoglio Pilozzi.

E' anche grazie a questa eccellenza che oggi quel giovane sta bene. A giorni verrà dimesso. 

Quella sera, davanti al suo cuore fermo, la rete ha funzionato.

"Per un momento siamo stati sul punto di dire: è troppo tardi, non c'è più niente da fare. Poi abbiamo deciso di provarci, che valeva la pena tentare. Poteva essere un intervento inutile, ma andava fatto. Lo abbiamo salvato". 

Barbara Simonelli

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A SETTEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium