Il filo che li lega affonda nel XIX secolo, quando numerose famiglie cardettesi, tra cui i Demarchi, lasciarono il Piemonte per il Nuovo Mondo, portando con sé lingua, usi e tradizioni. Oggi, dopo più di un secolo, quel legame rivive in un progetto di amicizia e collaborazione che unisce le due comunità.
A raccontarlo è Mattia Meirone Barbero, presidente della Compagnia del Cardo, che ha presentato l’iniziativa in spagnolo davanti alla delegazione di Estación Clucellas accogliendola ufficialmente con l’assessore alla Cultura Alessandro Ponsi che con la fascia tricolore ha fatto gli onori di casa in sostituzione del sindaco Matteo Morena.

“La nostra associazione – spiega Meirone Barbero - ha voluto ricordare con emozione e rispetto l’emigrazione di tante famiglie cardettesi che, spinte dal coraggio e dalla speranza, partirono in cerca di una vita migliore. Negli archivi abbiamo ritrovato lo stato di famiglia originale dei Demarchi: un documento di grande valore simbolico, che testimonia il legame ancora vivo con l’Argentina. A Cardè ci sono ancora molte famiglie con questo cognome e stiamo cercando possibili legami diretti con i discendenti. La nostra proposta è quella di costruire un ponte culturale tra Cardè ed Estación Clucellas, per condividere storie, tradizioni e valori comuni”.

“Mio nonno – ricorda l’assessore Ponsi durante l’incontro – parlava di sua sorella chiamandola la ‘Galletta americana’, perché nata in Argentina, dove i miei bisnonni erano emigrati. È una storia che accomuna tante famiglie cardettesi, e partire da queste memorie significa dare autenticità al legame con Estación Clucellas. In questi mesi il dialogo con i nostri corrispondenti argentini è stato intenso e caloroso. Con il sostegno dell’associazione ‘Familia Piamontesa’ di Estación Clucellas, presenteremo un progetto al bando della Regione Piemonte dedicato ai rapporti con le comunità piemontesi all’estero, con l’obiettivo di arrivare a un vero e proprio gemellaggio".

“Siamo solo un migliaio di abitanti – ha raccontato Rubén Priolo, presidente della Famija Piemontèisa di Estación Clucellas – ma quasi tutti abbiamo origini cuneesi o piemontesi. Questa terra la portiamo ancora nel cuore, nello spirito del lavoro, nella lingua e persino nei sapori: quest’anno abbiamo insaccato 700 chili di salami!".
Commovente anche il ricordo personale del sindaco Raúl Juan Cuggino Cuggino, di 79 anni, che ha narrato l’episodio decisivo nella storia della sua famiglia: "Nel 1890 mio nonno, appena sedicenne, partì da Rafaela per cercare terre a Córdoba. Salì su un treno della linea General Belgrano e scese a una fermata che allora non era che un piccolo scalo. Il treno ripartì senza di lui. Da quel giorno la nostra famiglia vive a Estación Clucellas”.

Per dare solidità scientifica al progetto, l’amministrazione di Cardè ha coinvolto il professor Eugenio Goria dell’Università di Torino, esperto di lingua e cultura piemontese in Argentina.
“Non vogliamo che sia solo un pretesto per viaggi oltreoceano – ha ribadito Ponsi – ma un percorso per riscoprire il nostro passato e rafforzare i legami con chi, dall’altra parte dell’oceano, continua a sentirsi parte della comunità cardettese e piemontese”. Un gesto che ha chiuso idealmente il cerchio tra passato e presente: due comunità piccole, ma unite da una memoria comune che oggi si trasforma in amicizia, collaborazione e futuro condiviso.

L’incontro in Municipio, animato da scambi di racconti e strette di mano, si è concluso con un momento conviviale accompagnato da canti popolari. Volontà dell’amministrazione di Cardè è cercare di intercettare dei contributi della regione Piemonte per arrivare a costituire un vero e proprio gemellaggio che consolidi questo simbolico 'patto d'amicizia' con Estación Clucellas.
La delegazione di Estación Clucellas formata da 5 persone accolta tra le bandiere a strisce azzurre e bianche dell’Argentina guidata da Mattia Meirone Barbero, presidente e fondatore della Compagnia del Cardo e grande conoscitore di storia locale, ha poi in visitato il castello e il centro del paese, rendendo omaggio anche alle lapidi dei caduti delle due guerre mondiali.
Un gesto che ha chiuso idealmente il cerchio tra passato e presente: due comunità piccole, ma unite da una memoria comune che oggi si trasforma in amicizia, collaborazione e futuro condiviso.










