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Eventi | 14 settembre 2026, 16:18

Vino, salute e territorio: a Neive si chiude il progetto “Colture di qualità, culture di territorio”

Dieta mediterranea, consumo consapevole, calo delle vendite e nuove sfide per il settore vitivinicolo al centro dell’ultimo incontro del progetto promosso dal Consorzio Oltre le Alpi e dal Consorzio di Tutela della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese. A confronto mondo scientifico, istituzioni e produttori

Sergio Germano, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani; Paolo Piccinelli, sindaco di Neive,  Attilio Giacosa, gastroenterologo e presidente dell’IRVAS;  Mariangela Rondanelli, endocrinologa dell’Università di Pavia;  Vincenzo Gerbi, professore di Enologia presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino; Mariano Rabino, presidente dell’ATL Langhe Monferrato Roero.

Sergio Germano, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani; Paolo Piccinelli, sindaco di Neive, Attilio Giacosa, gastroenterologo e presidente dell’IRVAS; Mariangela Rondanelli, endocrinologa dell’Università di Pavia; Vincenzo Gerbi, professore di Enologia presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino; Mariano Rabino, presidente dell’ATL Langhe Monferrato Roero.

NEIVE – Quanto pesa l’alcol quando si parla di vino? E quanto, invece, contano cultura, alimentazione, territorio e modalità di consumo? È ruotato attorno a queste domande il confronto che sabato 12 settembre ha riunito nell’Aula Magna dell’Istituto professionale per l’Arte Bianca “Cillario” di Neive rappresentanti del mondo scientifico, amministratori, produttori e operatori del settore.
L’incontro “Parliamo di dieta mediterranea, vino e salute” ha chiuso il percorso di “Colture di qualità, culture di territorio”, il progetto promosso dal Consorzio Oltre le Alpi e dal Consorzio di Tutela della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, finanziato dalla misura SRG 07.1 – Cooperazione per i sistemi del cibo, filiere e mercati locali dello Sviluppo Rurale Piemonte 2023-2027.
Avviato nel novembre 2025, il progetto ha messo in relazione Langhe, Roero e Monferrato con il Biellese e il Vercellese, territori nei quali nasce il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP, unico riso italiano a poter vantare questa denominazione. Insieme ai vini piemontesi DOC e DOCG e alla Nocciola Piemonte IGP, è una delle tre filiere protagoniste dell’iniziativa.
L’obiettivo è stato quello di valorizzare queste produzioni mettendo in rete aziende, comunità locali e luoghi simbolo dell’enogastronomia piemontese, allargando allo stesso tempo la riflessione al rapporto tra alimentazione, salute, ambiente e territorio.
 

Vino e salute, oltre le semplificazioni

Ad aprire il confronto è stato il sindaco di Neive Paolo Piccinelli, che ha richiamato il dibattito sul rapporto tra alcol, salute pubblica e cultura del vino, invitando a distinguere l’abuso da un consumo consapevole e legato alla conoscenza del prodotto, soprattutto tra i giovani.
"Una politica di contrasto all’abuso deve necessariamente trasformarsi in una demonizzazione? – ha osservato –. Al centro dell’incontro vogliamo mettere la ricerca, non una comunicazione semplificata". Piccinelli ha inoltre ricordato il valore storico della viticoltura per il paesaggio e l’identità delle colline piemontesi, sottolineando l’importanza di promuovere consapevolezza senza alimentare paure.
Sul rapporto tra cultura e qualità è intervenuta Livia Fontana, presidente del Consorzio Oltre le Alpi, richiamando il lavoro svolto per promuovere le produzioni piemontesi anche sui mercati internazionali. “Ci occupiamo di internazionalizzazione dei nostri prodotti di eccellenza e ciò che fa la differenza è la qualità. Il messaggio da trasmettere è: bere meno, ma bere meglio. In Italia abbiamo controlli molto accurati, che contribuiscono a garantire l’eccellenza delle nostre produzioni. Quando presentiamo all’estero il nostro territorio, ciò che ci viene riconosciuto è proprio la qualità del cibo e del vino”. 
Il vino, ha aggiunto Fontana, è anche parte della cultura italiana e, quando viene consumato con consapevolezza, può diventare uno degli strumenti attraverso cui raccontare un territorio.
 

Prof. Gerbi: “Chi ama il vino vuole riconoscere le differenze”

Ma cosa distingue realmente un vino da un’altra bevanda alcolica? A entrare nel merito è stato Vincenzo Gerbi, professore di Enologia presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino.
Chi ama il vino non cerca l’alcol per sballarsi, ma vuole riconoscere le differenze, scegliere e capire”, ha spiegato. Una conoscenza che passa anche attraverso la composizione del prodotto. Acqua e alcol ne costituiscono la parte prevalente, ma glicerolo, acidi organici, polifenoli e composti volatili contribuiscono a determinarne identità e percezione sensoriale.
Territorio, vitigno e uomo sono elementi determinanti. Difendere l’identità significa far comprendere ai consumatori che il vino non si beve per cercare l’euforia: bisogna essere attenti, consapevoli e capaci di percepire le differenze. Chi impara ad assaggiare il vino sviluppa spesso una maggiore attenzione anche verso il cibo”.
Una cultura del prodotto che, per Gerbi, può diventare anche una delle risposte alla crisi dei consumi. Il professore ha individuato diverse cause della progressiva flessione: il cambiamento degli stili di vita, il timore dei controlli stradali, il minore interesse delle nuove generazioni, l’aumento dei prezzi e il dibattito sanitario legato all’alcol.
Le abitudini sono cambiate. Un tempo il lavoro fisico richiedeva un apporto calorico maggiore, mentre oggi non abbiamo più le stesse necessità. Anche i giovani sembrano meno interessati e probabilmente dobbiamo trovare un linguaggio diverso per avvicinarli”.
La sfida, però, non dovrebbe essere quella di semplificare eccessivamente il prodotto. "Io non voglio un vino 'ignorante', raccontato per approssimazioni – ha sintetizzato Gerbi durante il suo intervento –. Voglio un vino 'informato'."
Tra le nuove questioni che interessano il comparto c’è anche la dealcolazione. Secondo Gerbi, sottrarre alcol a un vino richiede processi tecnologici invasivi e dispendiosi e può comportare una perdita di qualità. Una strada alternativa potrebbe essere quella di orientarsi verso produzioni naturalmente caratterizzate da una gradazione alcolica più contenuta.
Il professore ha inoltre ricordato una peculiarità della viticoltura: chi sceglie di produrre vino in una determinata zona lega a quel territorio la propria attività per decenni, senza poter contare su rese sempre prevedibili, anche per effetto delle variabili climatiche e fitosanitarie. Un rapporto di lungo periodo che rende ancora più stretto il legame tra prodotto, identità e luogo di origine.
 

Prof. Giacosa: vivere più a lungo, ma soprattutto meglio

Dal vino osservato attraverso la lente dell’enologia si è passati poi al rapporto tra alimentazione e salute con Attilio Giacosa, gastroenterologo e presidente dell’Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute (IRVAS).
Per Giacosa quello di Neive è stato anche un ritorno alle origini: qui è nato e cresciuto, prima di dedicare la propria carriera alla ricerca scientifica e al rapporto tra alimentazione e prevenzione. Tra le sue pubblicazioni figura “La verità sul vino”, libro del 2010 premiato con il Premio Pavese.
Al centro dell’intervento, prima ancora del vino, c’è stato il concetto di qualità della vita.
Mediamente viviamo circa dieci anni con una qualche forma di disabilità: l’obiettivo non è quindi soltanto allungare l’aspettativa di vita, ma migliorare la qualità degli anni a nostra disposizione. In questo anche l’attività fisica ha un ruolo fondamentale”.
Secondo gli studi richiamati da Giacosa, dieta mediterranea, esercizio fisico e controllo del peso possono incidere significativamente non soltanto sulla longevità, ma anche sulle condizioni nelle quali si affronta l’invecchiamento.
La dieta mediterranea, ha spiegato, non è un modello costruito a tavolino, ma un sistema alimentare sviluppatosi nel tempo sui territori. Alla base ci sono alimenti vegetali, olio di oliva, legumi, frutta a guscio, cereali integrali e pesce, mentre latticini vengono consumati con moderazione e carni e dolci occupano uno spazio più limitato. A contare sono anche la varietà degli alimenti, la moderazione nell’apporto calorico e uno stile di vita attivo.
Tra i cereali Giacosa ha dedicato particolare attenzione al riso, sottolineando come le differenti varietà possano presentare caratteristiche nutrizionali diverse e ricordandone la maggiore digeribilità rispetto alla pasta legata alla struttura dell’amido.
Il gastroenterologo ha inoltre richiamato la collaborazione con Mariangela Rondanelli, endocrinologa dell’Università di Pavia, in progetti di ricerca scientifica e nutrizionale dedicati al Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP, con studi sulle proprietà del riso italiano e sperimentazioni relative all’arricchimento con iodio e selenio.
Dai cereali l’attenzione si è spostata sulle altre due produzioni al centro del progetto.
Le nocciole, ha ricordato Giacosa, contengono polifenoli e vitamina E e, se correttamente inserite nell’alimentazione e consumate integre, possono contribuire al controllo del colesterolo.
Più articolato il discorso sul vino. Giacosa ne ha ricordato il contenuto di polifenoli e la presenza tradizionale nel modello alimentare mediterraneo, sottolineando però la necessità di distinguere nettamente il consumo moderato dall’abuso. “Il consumo eccessivo è associato a un aumento del rischio di patologie oncologiche, metaboliche e digestive, oltre che di dipendenza, infezioni e comportamenti violenti”.
Il presidente dell’IRVAS ha quindi illustrato la propria lettura degli studi sul consumo moderato di vino nell’adulto, soprattutto quando avviene durante i pasti, confrontandolo sia con l’abuso sia con l’astensione.
Nel corso dell’intervento ha affrontato anche la classificazione dell’alcol tra gli agenti cancerogeni, sostenendo la necessità di distinguere il concetto di “pericolo” dalla valutazione del rischio effettivo in relazione alla dose, alle modalità e al contesto di consumo.
Come riferimento per il consumo moderato nell’età adulta, Giacosa ha indicato fino a due bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne, durante i pasti, richiamando studi che associano questo modello a effetti sulla longevità e sul rischio cardiovascolare, metabolico e cognitivo.
La ricerca su questi temi è al centro dell’attività dell’IRVAS, che opera per approfondire la relazione tra dieta e salute, promuovere la conoscenza in campo alimentare e sostenere la cultura della prevenzione. I risultati delle attività scientifiche sono stati presentati negli ultimi anni anche al Senato, a Bruxelles e, nel 2025, durante un evento a Roma dedicato a stile di vita, dieta, vino e salute.

Un settore che cambia e la necessità di raccontarlo meglio

Nella parte conclusiva dell’incontro il confronto si è allargato alle ricadute economiche e turistiche di una cultura del cibo e del vino profondamente legata al territorio.

Mariano Rabino, presidente dell’ATL Langhe Monferrato Roero, ha ricordato come il comparto vitivinicolo stia attraversando una fase più complessa dopo anni di forte crescita. “È un momento delicato che dobbiamo affrontare con intelligenza e consapevolezza. C’è una misura in tutte le cose e questo tema ci riporta proprio all’importanza dello stile di vita sano. Dal nostro territorio può partire un ragionamento capace di raggiungere anche una dimensione internazionale”.
Secondo Rabino, la cultura della dieta mediterranea, vissuta con equilibrio e ragionevolezza, è uno degli elementi che concorrono alla qualità della vita e alla longevità della popolazione piemontese. Un patrimonio che può diventare anche una chiave di lettura e di promozione turistica.
E proprio dalla comunicazione passa, secondo Sergio Germano, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, una parte importante della sfida dei prossimi anni. “Dobbiamo comunicare la realtà scientifica e portare queste informazioni a platee più ampie, utilizzando i mezzi giusti per raggiungere anche i giovani. Come produttori abbiamo il compito di raccontare con semplicità la cultura del vino”.
Una necessità che riporta al cuore dell’intera giornata: affrontare temi complessi senza ridurli a slogan, distinguendo tra abuso e moderazione, tra contenuto alcolico e cultura del prodotto, tra tradizione e nuove abitudini di consumo.

A completare l’incontro è stato un momento conviviale con una degustazione dedicata alle eccellenze locali.

Con la giornata di Neive si è concluso così il percorso di “Colture di qualità, culture di territorio”, nato per mettere in relazione filiere e aree diverse del Piemonte e costruire, attraverso incontri, degustazioni e momenti di approfondimento, una maggiore conoscenza delle produzioni locali e del patrimonio culturale, ambientale e sociale che le accompagna.

Gabriella Fazio

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