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Attualità | 14 settembre 2026, 18:29

Vino e salute, da Neive l'invito a superare le semplificazioni. Il sindaco Paolo Piccinelli: "Al centro le evidenze scientifiche"

All'Istituto Arte Bianca il confronto sulla dieta mediterranea con Attilio Giacosa e Vincenzo Gerbi. Il primo cittadino apre il dibattito su abuso, consumo responsabile e giovani: "Dalla demonizzazione alla conoscenza, dalla paura all'informazione scientifica"

Non stabilire se il vino sia semplicemente "buono" o "cattivo", ma comprendere in quale contesto alimentare e culturale venga consumato, in quali quantità e con quali modalità, e soprattutto quali siano realmente le evidenze scientifiche sul rapporto tra vino, alimentazione e salute. È il terreno sul quale il sindaco di Neive Paolo Piccinelli  (nella foto sotto) ha scelto di portare il dibattito aprendo il convegno "Parliamo di dieta mediterranea, vino e salute", svoltosi sabato 12 settembre nell'Aula Magna dell'Istituto "Arte Bianca" di Neive.

Un intervento che non ha eluso il tema dei rischi legati all'alcol, ma ha posto una questione precisa: come costruire un'informazione capace di riconoscere i danni dell'abuso senza trasformare una materia scientificamente complessa in una contrapposizione indiscriminata sul vino. Una domanda che assume un significato particolare proprio in Piemonte, dove la viticoltura, ha ricordato Piccinelli, non rappresenta soltanto un'importante attività produttiva, ma costituisce una parte del paesaggio, della storia e dell'identità delle comunità.

A dare spessore scientifico al confronto sono stati il professor Attilio Giacosa, presidente dell'IRVAS – Istituto di Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute, e il professor Vincenzo Gerbi, dell'Università di Torino, al quale erano affidate moderazione e conduzione dell'incontro.

Piccinelli è partito dalla crescente polarizzazione che negli ultimi anni ha accompagnato il rapporto tra alcol e salute, fino a produrre, in alcuni contesti, una sostanziale assimilazione delle bevande alcoliche indipendentemente dalle loro caratteristiche, dalle modalità di consumo e dal contesto culturale nel quale vengono utilizzate.

"L'obiettivo non è quello di negare i rischi associati all'abuso di alcol. Al contrario, una corretta informazione deve riconoscere con chiarezza i danni derivanti dal consumo eccessivo e dall'abuso", ha sottolineato il sindaco. Ma proprio da questa premessa nasce, secondo Piccinelli, l'esigenza di evitare generalizzazioni che finiscano per trasformare il vino, in quanto contenente alcol, nell'unico elemento da mettere sotto accusa.

Da qui una delle domande centrali poste al convegno: "Una politica di contrasto all'abuso deve necessariamente trasformarsi in una demonizzazione indiscriminata del vino e della sua presenza nella cultura alimentare europea?".

Il ragionamento ha chiamato in causa quantità, frequenza, modalità e contesto di consumo, elementi che, secondo l'impostazione proposta, dovrebbero essere al centro di una comunicazione scientificamente corretta. Piccinelli ha richiamato anche il dibattito sviluppatosi in diversi Paesi europei, con proposte riguardanti tassazione, etichettatura, pubblicità e informazione sanitaria, e le politiche sostenute dall'Organizzazione mondiale della sanità per la riduzione dei danni provocati dall'alcol.

La necessità di distinguere è stata portata dal sindaco anche sul terreno del consumo giovanile. Il problema, ha osservato, non riguarda soltanto quanto alcol venga consumato, ma anche come: il consumo concentrato in poche occasioni, l'assunzione finalizzata all'ubriachezza e la diffusione di bevande ad alta gradazione rappresentano fenomeni differenti rispetto al consumo alimentare e tradizionale del vino.

"Se l'obiettivo è tutelare i giovani, è davvero sufficiente demonizzare il vino oppure occorre comprendere quali siano le effettive modalità di consumo che producono i maggiori rischi?", è la seconda domanda affidata da Piccinelli al confronto.

Un passaggio che conduce direttamente alla direzione indicata dal sindaco per la giornata: "dalla demonizzazione alla conoscenza, dalla generalizzazione alla distinzione, dalla paura all'informazione scientifica". Ed è proprio in questa prospettiva che sono state inserite le competenze di Giacosa e Gerbi, chiamati ad affrontare il tema distinguendo ciò che è scientificamente dimostrato da ciò che appartiene invece, secondo le parole utilizzate nell'intervento, alla comunicazione semplificata o ideologica.

Il vino è stato quindi ricollocato dentro un ragionamento più ampio sulla dieta mediterranea, intesa non soltanto come modello alimentare, ma come stile di vita, convivialità, cultura del cibo e rapporto equilibrato con ciò che viene portato quotidianamente in tavola. Piccinelli ha richiamato una concezione dell'alimentazione nella quale assumono un ruolo centrale qualità e varietà degli alimenti, prodotti vegetali, cereali, legumi, frutta e olio extravergine di oliva, insieme al vino tradizionalmente consumato con moderazione e durante i pasti.

"Il vino, nella cultura mediterranea, non è storicamente concepito come una semplice bevanda alcolica", ha ricordato, sottolineandone l'appartenenza a una tradizione agricola, economica e sociale millenaria e il legame con il territorio, il lavoro dell'uomo, la convivialità e la cultura del bere consapevole.

È qui che il ragionamento è tornato direttamente a Neive e al Piemonte. In territori nei quali la viticoltura è parte dell'identità delle comunità, la questione non può essere ridotta, nell'impostazione proposta dal sindaco, a stabilire se il vino sia "buono" o "cattivo", ma richiede di comprendere il contesto alimentare e culturale nel quale viene consumato, le quantità, le modalità e le evidenze scientifiche disponibili.

"La salute pubblica deve certamente promuovere la consapevolezza dei rischi legati all'alcol, ma deve farlo attraverso un'informazione equilibrata, basata sulle evidenze e capace di distinguere l'abuso dal consumo responsabile", ha sintetizzato Piccinelli.

Da qui l'obiettivo attribuito all'appuntamento: mettere insieme scienza, cultura e tradizione, affidando una materia complessa a studiosi e professionisti in grado di affrontarla con competenza e spirito critico.

Tra questi Attilio Giacosa, medico gastroenterologo nato proprio a Neive, con una lunga esperienza nel campo della ricerca, della clinica e della nutrizione. Per oltre vent'anni ha svolto attività clinica e di ricerca presso l'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, arrivando a dirigere la Struttura Complessa di Gastroenterologia, Endoscopia Digestiva e Nutrizione Clinica e svolgendo inoltre attività didattica come professore a contratto presso le Università di Pavia e Genova.

"Mi auguro che questo incontro possa offrire elementi di conoscenza e di riflessione, aiutandoci a riscoprire il significato più autentico della dieta mediterranea: un modello fondato sull'equilibrio, sulla qualità degli alimenti, sulla convivialità e sulla consapevolezza delle nostre scelte", ha concluso Piccinelli.

L'incontro è stato realizzato nell'ambito di un progetto finanziato attraverso lo Sviluppo Rurale Piemonte 2023-2027, intervento SRG07.1, e vede tra i soggetti indicati Oltre le Alpi – Consorzio per l'Internazionalizzazione.

redazione

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