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Eventi | 28 settembre 2026, 18:28

Trinità e Michele Peirano, a 25 anni dalla sua morte: il ricordo nello spettacolo “Mike che veniva da lontano”

Al Teatro Garavagno tutto esaurito per il tributo all'amato personaggio che portò innovazione, sport e tanta cultura. Inventò il primo storico Caffè letterario e il “Premio Letterario internazionale Trinità di poesia”, insieme a Gianfranco Zucco, fratello dell’attuale sindaca Ernesta. Divenne frate, lasciando in eredità anche l’amore per il prossimo

Una replica di uno spettacolo molto caro alla cittadinanza, che riprende la vita di un personaggio storico del paese e che apre ufficialmente la stagione teatrale 2026-27 al teatro locale Garavagno.

Si tratta di “Mike, che veniva da lontano”, opera interpretata dalla compagnia trinitese de “Gli instabili” (per la regia di Marco Sapino), ispirato al compianto Michele Peirano, noto a tutti come Mike. Andato in scena ieri, domenica 27 settembre, ha fatto registrare il tutto esaurito.

Nato l’8 ottobre 1945 a Frabosa Sottana, prima uomo di cultura molto attivo in società e poi fondatore di un bar letterario in paese ricavato da un distributore di benzina (frequentato da ospiti poi diventati illustri come Ornella Vanoni, Renato Zero e Primo Levi) a fine anni ’70, Mike divenne frate nei suoi ultimi anni di vita. Nel 1977 nacque, sempre grazie a lui, il “1° Premio Letterario internazionale Trinità di poesia”, insieme a Gianfranco Zucco, fratello dell’attuale sindaca Ernesta.

Il 31 marzo 1990 venne ordinato sacerdote nelle Marche, a Fano, nella basilica di San Paterniano. Svolse inoltre la vita missionaria in Benin, ma rientrò il 24 ottobre 1998 per una grave malattia che lo portò alla morte il 30 aprile 2001.

“Mike, un amico speciale che ha attraversato la mia vita e quella di tanti altri stupendoci, incoraggiandoci a credere in noi, nel mondo che volevamo. – ha commentato la sindaca Ernesta Zucco in apertura dello spettacolo - Non è facile per me parlare di lui, mi emoziono quando penso alla nostra vita insieme. Eravamo tre fratelli, abbiamo sognato, lottato, viaggiato insieme sulla Cinquecento di mio fratello, abbiamo condiviso gioie e dolori, mi è stato accanto nel momento più triste e disperato della mia vita con il suo credo, con la sua seconda vita, con la sua intramontabile speranza e fiducia”.

“Mike era approdato a Trinità nel 1968 e subito si è fatto amare da molti e odiare da altri che ci consideravano diversi, sovversivi, in un periodo difficile, di contestazione e di cambio generazionale, non capito perché lui era oltre. – ha proseguito - Il suo bar divenne subito una casa, un rifugio, un ambiente per poeti, musicisti, scrittori, pittori, insomma un bar letterario dove tutti ci sentivamo accettati e capiti per quello che eravamo. Non sto ad elencare i personaggi che frequentavano il bar, perché ne hanno ampiamente parlato i giornali. Era un periodo di crociate contro coloro che erano considerati diversi, non allineati ai canoni comuni. Lì ognuno di noi si sentiva a casa, protetto e capito”. 

“Era instancabile nell’organizzare eventi, giocare a calcio o a tennis. Scriveva poesie, il primo libro 14 febbraio fu un successo, poi l’amicizia con Paolo Conte, colui che lo seguì recensendo il suo libro di poesie della sua seconda vita, quando cedette il bar e si ritirò nel convento dei frati francescani. – ha ancora illustrato la prima cittadina.

Sull’innovazione culturale che portò attraverso il premio letterario Trinità invece: “Portò poeti e scrittori di tutta Italia, le compagnie teatrali di Forlì dove si recò più volte con mio fratello Gianfranco, che si esibirono con testi importanti nella nostra chiesa parrocchiale gremita di folla”. 

In conclusione: “Potrei parlare di Mike per giorni, ma vorrei che in questa rappresentazione che abbiamo voluto nel 25° anniversario della sua andata dalla terra riscopriste un po’ del vissuto suo e nostro, assaporaste l’atmosfera di quel piccolo grande bar e dell’uomo che visse molte vite”.

Cristiano Sabre

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