"In questi giorni la rabbia e le sue diverse manifestazioni in Europa sono al centro del dibattito pubblico. Oggi in Consiglio Regionale ne abbiamo parlato diffusamente, chiedendo alla Giunta di ascoltare". Così la consigliera regionale Avs Giulia Marro commenta in una nota stampa il dibattito in Aula.
"Perché mettendosi in ascolto potrebbero riuscire a capire da dove la rabbia nasce. E sentirebbero che, almeno in parte, la rabbia è generata dalla frustrazione.
Una frustrazione che ritroviamo anche tra chi, con il proprio lavoro, contribuisce al successo del settore vitivinicolo albese. Un territorio di eccellenze, dove però continuano a emergere casi di sfruttamento e dove persino chi li denuncia rischia di essere minacciato, come accaduto poche settimane fa a Don Domenico Degiorgis".
Sul tema i sindacati hanno indetto una manifestazione alla quale anche la consigliera Marro parteciperà.
"È anche per questo che il 24 ottobre sarò ad Alba - assicura -, alla manifestazione contro lo sfruttamento promossa da diverse realtà, tra cui le organizzazioni sindacali già protagoniste della grande mobilitazione di due anni fa. Ci sarò come consigliera regionale, perché la Regione ha responsabilità precise e deve rendere davvero efficaci gli strumenti che ha a disposizione. Non può nascondersi dietro risposte preconfezionate che finiscono per sminuire la gravità della situazione.
È quello che, purtroppo, è accaduto ancora oggi. Nel mio question time ho chiesto alla Giunta se intendesse introdurre norme più stringenti per escludere dai contributi regionali, o revocare i finanziamenti, alle imprese responsabili di gravi violazioni accertate della normativa sul lavoro. Alla luce anche della recente dotazione di 1,5 milioni di euro di risorse regionali sotto forma di contributi economici a produttori e cantine cooperative per lo smaltimento delle giacenze di vino invenduto
La risposta? Le norme ci sono già. Bene, grazie. Le avevo citate io stessa nella premessa della domanda. Ma il punto è un altro, e forse si preferisce non capirlo: se le misure esistenti funzionassero davvero, continueremmo a leggere nuove denunce di sfruttamento, di persone costrette a vivere ai margini e di un mercato che ignora le conseguenze della propria spregiudicatezza?
Ci viene ricordato che gran parte delle risorse destinate alle aziende agricole proviene dalla programmazione europea, che la PAC prevede la condizionalità sociale e che esistono sanzioni, controlli e norme penali. Ma tutto questo non risponde alla domanda: che cosa sta facendo concretamente la Regione per garantire i diritti di chi lavora? Se il sistema funziona, perché siamo ancora così indietro?
I controlli e la condizionalità sociale sono necessari, ma non basta citarli. Bisogna capire come vengono applicati, quali verifiche vengono effettuate e quali conseguenze ci sono per chi viola le regole. La Regione non può limitarsi a promettere interventi in caso di segnalazioni, né scaricare le proprie responsabilità sull'Europa.
Ed è importante sottolineare che il problema riguarda anche il ruolo delle aziende lungo tutta la filiera, perché si continua in questi giorni a mezzo stampa a ridimensionare la responsabilità delle imprese, nonostante quanto emerso. Ma il ricorso a cooperative, contoterzisti e intermediari non può diventare un modo per rendere invisibili le condizioni di chi lavora nei vigneti. Chi trae beneficio da questo sistema produttivo deve assumersi anche la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti delle persone.
La stessa amministrazione di Alba ha descritto questa vendemmia come particolarmente complessa. La raccolta si è concentrata in poche settimane, anche a causa delle temperature, mentre la risposta delle istituzioni è arrivata in ritardo. Perché, di fronte a tutto questo, continuiamo a sminuire la situazione?
Il 24 ottobre sarò ad Alba, insieme a chi chiede di mettere fine allo sfruttamento lavorativo. Perché i diritti - conclude Marro - non si tutelano sulla carta, ma facendo in modo che quelle norme siano rispettate davvero".













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