L'"Atto di indirizzo per la definizione del Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale" emanato in questi giorni dal ministro Corrado Passera rappresenta l'ufficializzazione di quanto più volte ho ritenuto di enfatizzare con atti e comunicazioni nel corso del mio mandato regionale pro-tempore: la rete aeroportuale italiana non è sostenibile! E' troppo facile dare del disfattista o accusare di remare contro lo sviluppo territoriale-economico della provincia Granda, chi semplicemente enuncia dati e conseguenze!
Forse è utile riassumere in breve la situazione in cui viviamo per poter dare una ratio alla mia convinzione: non è certo necessario che ricordi che il contesto economico-finanziario è emergenziale per tutta una serie di fattori, che sarebbe dispersivo enumerare; giova però sottolineare che chi ha responsabilità di governo o istituzionale ha il dovere di salvaguardare i servizi pubblici essenziali, l'accesso al Trasporto Pubblico Locale, l'assistenza sanitaria e la garanzia di una abitazione per tutti i cittadini in primis. Si deduce che le strutture che erogano servizi aggiuntivi e non essenziali, come gli aeroporti marginali - "Alpi del Mare" è uno di questi - debbano giocoforza dimostrare di avere un ragionevole equilibrio di bilancio senza intaccare in modo significativo il monte delle risorse pubbliche, già criticamente scarse.
Beh, la dimostrazione di cui sopra è, per l'aeroporto cuneese, completamente e ripetutamente fallita. Lo dicono i numeri: negli ultimi anni sono stati investiti centinaia di milioni di euro con un riscontro a dir poco fallimentare.
In termini economici: il dato di otto milioni di debito nel 2005, appianato con gli investimenti "olimpici", è tornato e si è mantenuto costantemente negativo a partire dal 2007 per una cifra di circa un milione e mezzo di euro annuale. Nel 2011 è ad esempio certificata una perdita di esercizio di 2 milioni di euro, 2 milioni e mezzo di esposizione e 1 milione di debiti tributari.
In termini complessivi: "Alpi del Mare" fa parte dal gruppo fanalino di coda di 28 scali che, tutti insieme, rappresentano solo l'1% del traffico nazionale; pur avendo incrementato il valore assoluto di passaggi, si mantiene tuttora ben al di sotto della quota ottimale di 600.000 passeggeri l'annno, parametro di sostenibilità individuato dall'Unione Europea, insieme con il posizionamento geografico distante almeno.
In termini di prospettiva: Dopo l'inutile quanto sbandierato cambio di nome, dopo la prospettiva poco concreta di un'acquisizione da parte dell'aeroporto di Nizza, dopo l'inverosimile prospettiva di un'acquisizione da parte di Caselle - cui lo studio commissariato dalla Regione Piemonte a KPMG era finalizzato - e dopo i periodici roboanti ma fumosi annunci di soci privati interessati, pretendiamo dai rappresentanti dei maggiori azionisti di Geac - nell'ordine la presidente Gancia, il presidente Dardanello, il presidente Cota e il Sindaco Borgna un'esposizione chiara e precisa sulle prospettive dello scalo, a prescindere dalle conseguenze e dalle ricadute che avrà l'atto di indirizzo del Ministero, nel momento in cui possa coniugarsi in provvedimenti definitivi ed esecutivi, ma tenendo conto delle stesse!
Fabrizio Biolé - Consigliere Regionale Gruppo Misto












