Nel paese dell'incontrario le tratte ferroviarie vengono sospese, tagliate e improvvisamente smantellate all'inizio di agosto. A che pro poi?
Di poche ore fa la notizia dello smontaggio fisico di parte della ferrovia Bra-Ceva, tratto storico oggetto potenzialmente validissimo per un'ideale e proficua riprogrammazione turistica, ma che evidentemente nell'idea di RFI, Trenitalia e (forse) Regione Piemonte infastidiva parecchio, anche solo per la propria presenza...
Stigmatizzando la cancellazione fisica della stessa, nelle prossime ore presenterò un'interrogazione urgente per capire le motivazioni, l'urgenza e le implicazioni dirette di un piccolo ulteriore passo verso la distruzione della rete ferroviaria locale piemontese, in nome e per conto del devastante dogma del TAV.
Di una sola cosa sono sicuro: dopo le chiusure degli anni '80 e '90, dopo le 12 linee cancellate l'anno scorso, dopo le due a fortissimo rischio dall'autunno prossimo, qualcuno in futuro dovrà rispondere ai cittadini di averli direttamente o indirettamente privati del diritto basilare alla mobilità.
Forse essere presenti o meno ad un tavolo di lavoro, in proprio o per interposta persona, a qualche ex-collega non sembra così determinante (giustificarsi in tempi congrui sarebbe però cortesia...), ma le scelte politiche o sono a favore di studenti, pendolari e cittadini con meno possibilità, oppure non lo sono. La terza via non é data!













