I dati statistici lo confermano: in Italia il numero di uomini e donne sopra i 65 anni di età è sempre più alto.
Molte persone in questo periodo sono autosufficienti e non presentano bisogni particolari, ma con l’allungarsi della vita media, alcune problematiche possono insorgere e malattie degenerative come l’Alzheimer sono in aumento. Sempre più la medicina è chiamata ad occuparsene.
L’Alzheimer come altre patologie simili devono avere un approccio di medicina della cura che guarda in toto la persona e, qualsiasi intervento, dovrebbe riportare benessere, soddisfazione, socializzazione, qualità di vita ad un livello soddisfacente e non solo rieducare comportamenti disturbanti (per noi) o rieducare il demente.
Le terapie farmacologiche sovente non sono sufficienti e servono interventi alternativi. Anche la pet therapy è inquadrata come co-terapia in queste malattie degenerative proprio, per assicurare al demente il miglior benessere possibile. In un anziano istituzionalizzato la compagnia di un animale consente di assicurare una presenza, di dare e ricevere affetto, di favorire la comunicazione e l’interazione, di stimolare, di risvegliare interessi, di offrire dei punti d'interesse.
La relazione empatica è più facile tra cane ed uomo, perché prescinde da funzioni più compromesse della malattia come il linguaggio, l’orientamento, la memoria, la capacità di critica e di giudizio.
Le leccate, gli scodinzolamenti, i segnali di attenzione sono sempre gratificanti per l’anziano e l’amore senza confini e l’approvazione incondizionata di un animale da compagnia, soddisfano bisogni emozionali vitali come ricorda B.Levinson, il padre della Pet therapy.
Il convegno di Saluzzo ha trattato questi temi e ho trovato molti punti di attinenza e vicinanza tra la pet therapy e le altre terapie non farmacologiche presentate. Il metodo Validation della dottoressa Siviero mi ha offerto notevoli spunti di riflessione.
Questo metodo si basa sul contatto empatico con l’anziano confuso. L’ascolto autentico della sua esperienza, il prenderla sul serio anche quando non è cognitivamente corretta o addirittura non è comprensibile, riduce frequentemente tensione, ansia, paura, con un calo di conseguenza dell’intensità della legittima difesa. E’ dunque terapeutico.
Quando l’anziano racconta del suo cane passato anche se in modo un po’ confuso gli stimola delle emozioni positive creandogli benessere che è l’obiettivo condiviso che si vuole ottenere.
Il cane non compete, dà affetto, è un rapporto asimmetrico, per cui funzionale nella pet therapy: per questo cane e conduttore ripercorrendo le loro tappe evolutive, lavorano insieme come avveniva per la caccia ma con obiettivi diversi.
La terapia della bambola proposta dal dottor Cilesi presenta anche grandi collegamenti con le terapie con animali.
La bambola terapia è una terapia che tramite una bambola con caratteristiche particolari(peso, posizione delle braccia e delle gambe, dimensioni e tratti somatici, favorisce la diminuzione di alcuni disturbi comportamentali. Attraverso l’accudimento, la persona attiva relazioni tattili e di maternage che favoriscono la gestione e, in alcuni la diminuzione di disturbi del comportamento quali agitazione, aggressività, apatia, comportamento motorio non adeguato (Ivo Cilesi).
Anche il cane stimola comportamenti di accudimento come descritto nella teoria dell’accudimento di Bolwby e la stimolazione tattile che il cane dona con il suo pelo caldo e morbido riduce alcuni comportamenti non adeguati in questi pazienti.
Le terapie non farmacologiche quindi come anche la musicoterapia e la palestra di vita e oramai come è scientificamente provato la pet therapy sono valide co terapie insieme a quelle farmacologiche,anzi tendono a ridurre l’uso del farmaco e quindi anche ad un risparmio.
La pet therapy deve comunque essere applicata con rigore scientifico, da personale preparato e animali adeguatamente educati evitando improvvisazioni che possono solo nuocere alla disciplina o purtroppo non dare offrire gli obiettivi desiderati, per questo motivo gli interventi assistiti con animali devono sempre essere preparati da una equipe di persone ognuno con le sue competenze e essere corredate da schede di valutazione del paziente e del cane per poter elaborare dati statistici scientificamente validi.
In questo modo se le co terapie sono avvalorate scientificamente, potranno entrare nel tempo nei livelli minimi assistenziali.












