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Attualità | giovedì 14 aprile 2016, 07:14

Fusione tra BAM Carrù e Bene Banca: "Basta con il fumo, è ora di arrivare all'arrosto"

Riceviamo e pubblichiamo

Fusione tra BAM Carrù e Bene Banca: "Basta con il fumo, è ora di arrivare all'arrosto"

Egregio Direttore,

chi scrive è Piero Marengo, da qualche giorno capogruppo dell’opposizione nel Comune di Bene Vagienna, il quale porge rispettosa richiesta affinchè il Suo giornale possa ospitare questo accorato appello alla cittadinanza benese, in particolar modo a quelladei soci della Bene Banca, la bcc con 119 anni di storia, fondata nel1 897 grazie alla lungimirante visione di alcuni notabili dell’epoca, che con non pochi sforzi hanno dato vita ad una banca di Paese che ha consentito lo sviluppo economico e sociale di tutta la città.

Oggi come allora Bene Vagienna ha bisogno di personaggi di tale calibro, non già per costituire una banca, bensì per mantenerla nelle strette mani dei soci che sono i sovrani proprietari della Banca stessa. Lo sforzo è minimo rispetto ad allora, ma il sostanziale menefreghismo, le differenti visioni politiche, talune antipatie (o peggio le ambizioni personali di pochi), stanno rischiando di portare la nostra Banca in dote alla BCC di Carrù, nel nome di una “aggregazione paritetica” che, analizzata da vicino, nulla ha a che vedere con questa definizione.

La fusione tra BAM e Bene Banca ha catalizzato l’attenzione dei cittadini e dei media negli ultimi 7 mesi; una fusione dapprima preventivata, ma subito smentita categoricamente dai vertici della BCC benese, che poi hanno ammesso essere una semplice ipotesi, salvo poi annunciarla pubblicamente e ufficialmente su RAI 3 e ancora subito dopo ridefinirla come un percorso di valutazione/studio di fattibilità, ferma restando l’assoluta sovranità dei soci sulla decisione finale in Assemblea, per poi definitivamente approvarla in CdA all’unanimità.

Lo spauracchio della fusione ha mobilitato la cittadinanza con un fronte dei no che si è da subito schierato, capeggiato dal Sindaco Claudio Ambrogio, che ha convocato ben due consigli comunali aperti sulla questione “Bene Banca”. La conduzione però di questo fronte è stata spesso ondivaga, con atteggiamenti e comunicati talvolta contraddittori, che altro non hanno fatto che gettare “fumo negli occhi” dei cittadini, dei clienti e dei soci di Bene Banca, confondendone le idee. Dapprima una raccolta di attestazioni di disponibilità a firmare contro la fusione (e non una raccolta firme vera e propria), poi una votazione durante un partecipatissimo consiglio comunale aperto, occasione in cui stranamente il Sindaco (contrariamente alla stragrande maggioranza dei presenti che hanno alzato la mano per dire NO all'aggregazione) ha optato per una “tregua” di 15 giorni, poi ancora un convegno sul futuro del movimento cooperativo, che invece di essere di stampo prettamente tecnico aveva un evidente colore politico, con conseguente modesto afflusso di pubblico.

Tutto questo sta avvenendo ai danni della battaglia, ormai avviata, di raccolta firme autenticate da Notaio per sfiduciare un CdA, reo di essersi discostato in maniera evidentissima dai propri proclami e programmi elettorali, oltre che dal volere della maggioranza dei soci che nel 2014 lo hanno eletto.

Leggere poi che il Sindaco sia soddisfatto della convocazione dell’Assemblea di Bene Banca per fine maggio, ha lasciato chi scrive letteralmente di stucco. Senza contare che il giornalista ha parlato di una raccolta firme per convocare un'assemblea dei soci in cui parlare della fusione, quando l’ordine del giorno della convocanda assemblea contempla tutt’altro, ossia chiarimenti per il mancato sostegno finanziario al territorio contrariamente ai proclami effettuati alla stampa e la revoca del mandato al CdA per essersi discostato nella gestione aziendale dal proprio programma elettorale e dagli interessi della maggioranza dei soci.

Perché queste dichiarazioni, magari dettate dalla volontà di non rovinare i “rapporti di buon vicinato” o di non urtare più di tanto i vertici della banca? Il sottoscritto, forte di una completa assenza di conflitti di interesse, vuole urlare a tutta la cittadinanza: “Bene Vagienna, sveglia!"

Cari concittadini, dobbiamo abbandonare la casacca politica, le diversità di vedute, le varie antipatie, per dire no a discorsi e iniziative dettate più da ambizioni personali che dal bene comune, per preservare cosa i nostri avi ci hanno lasciato in dote, ossia unla banca di Paese, la banca del popolo, la banca di tutti. Una banca sana e solida che ha superato tra numerose traversie il ventesimo secolo, con due guerre mondiali e una crisi petrolifera per avviarsi al nuovo millennio affrontando una crisi economica e finanziaria senza pari, superando anche un commissariamento a dir poco “strano” (il più breve della storia bancaria italiana) che ha riconsegnato in tempi record l’istituto ai suoi legittimi proprietari, i soci, senza necessità di fusioni, con neanche una filiale chiusa, anzi con assunzione di nuovi dipendenti.

Ed ecco che oggi gli amministratori della Banca, coloro che dovrebbero essere i nostri rappresentati, vogliono portarla verso una fusione non gradita ai più e assolutamente non necessaria, stante il contenuto della riforma delle BCC che da pochissimi giorni è diventata Legge dello Stato.

Ma per citare alcune affermazioni emerse nel recente convegno, non riportate dai giornali locali, il sottoscritto ribadisce che “la banca è dei soci e non degli amministratori”, e che “ci dicono sempre che la Banca è Nostra, siamo a casa Nostra... allora se la Banca è davvero Nostra le decisioni le dobbiamo prendere Noi."

Cari concittadini, mobilitiamoci e fermiamo in tutti i modi questo progetto di fusione, condotto nella più assoluta nebulosità, con voci di amministratori dissenzienti puntualmente smentite dai fatti con decisioni assunte dal CdA all’unanimità, con i vertici che si sono sottratti al confronto pubblico nonostante gli inviti, salvo spendere soldi nostri con le iniziative “Porte Aperte”, realizzate con l’intervento di più televisioni locali, mentre invece i contributi al Territorio promessi e tanto decantati non sono ancora arrivati a destinazione.

La guestione della targa oscurata alla Scuola Media è imbarazzante per tutti noi soci, e non solo per la Banca. L’esperienza di un Presidente “fuori provincia”, forse il primo nella storia pluricentenaria della Banca, è stata disastrosa; non permettiamo a chi magari fino al 2014 non sapeva neanche dove fosse Bene Vagienna, di portarci via la nostra Banca.

Non crediamo alla “aggregazione paritetica” perchè così non è; con il principio "una testa un voto", i soci carrucesi sono oltre 12.000 e noi 7.000, come potremo far valere le nostre ragioni? Senza contare che la Sede operativa (e quella legale) sarà spostata a Carrù, con evidente danno per l’indotto a negozi, bar e ristoranti.

Le fusioni avvengono di norma per risparmiare, per realizzare economia di scala. Cari dipendenti non credete alle false affermazioni che non ci sarà un solo posto sacrificat: quantomeno gli uffici di sede saranno dei doppioni, con evidente esubero. Solo per gli amministratori non ci sono tagli in vista. Il Consiglio di Amministrazione da 9 membri passerà a 15 (8 di BAM e 7 di Bene Banca).

Cari concittadini, riprendiamoci le redini della nostra Banca: dopo sarà tardi, irrimediabilmente tardi.

Grazie,

Piero Marengo

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