Fare integrazione, o per meglio dire re-integrazione, unendo due tipi di alienazione completamente differenti ma con più punti in comune di quanto possa sembrare a prima vista: è questo l'obiettivo del progetto "She Turban" dell'associazione ONLUS Sarai.
Il progetto, che ha raggiunto le pagine di Repubblica nella sezione "OncoLine" e vede nella braidese Emma Bonino la promotrice principale, è dedicato alle donne richiedenti asilo (di cui specificatamente si occupa l'ONLUS ideatrice dell'iniziativa) e a quelle che hanno dovuto affrontare un percorso di chemioterapia, spesso accomunate dalla disperata ricerca di una femminilità perduta a causa delle contingenze della vita: il classico turbante, che nella cultura africana simboleggia bellezza e fierezza, diviene quindi espressione del senso di riscatto, del forte e tanto ricercato ritorno alla vita.
La creazione dei vari turbanti è nata contestualmente al laboratorio sartoriale delle donne richiedenti asilo ospitate a Sezze (Latina). Ognuno di essi è realizzato su misura nel rispetto dello stile africano e con materiale originale: è possibile, per ciascuno, aggiungere ciocche di capelli naturali, lavabili e anallergici.
Le creazioni "She Turban" hanno recentemente raggiunto le passerelle della Settimana della Moda di Milano, presentandosi quindi davanti a tutto il mondo e ricordando che anche nel mondo del "demone del neon", lo stile può essere qualcosa di più che sterile richiesta di attenzione.













