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Attualità | sabato 14 luglio 2018, 07:45

"Cuneo non è Ibiza e i cuneesi non sono gli hooligans, possiamo tollerare otto settimane di uscite?"

La risposta di Stefania Croce, cittadina, madre e commerciante di Cuneo alla lettera del "cittadino disturbato" dalla movida Ezio Falco

"Cuneo non è Ibiza e i cuneesi non sono gli hooligans, possiamo tollerare otto settimane di uscite?"

Non ho mai conosciuto il Signor Falco e probabilmente non succederà, ma le sue righe sono arrivate a me. Faccio parte dei webidioti a cui si rivolge nel suo scritto pubblicato online, mezzo che disprezza, ma che comunque gli sta dando visibilità. Voglio ringraziarlo. Grazie ai suoi dieci punti ha mosso le prime coscienze, e stanno finalmente arrivando voci di chi, come me, ha a cuore l’argomento “Cuneo”.

Scrivo in primo luogo come cittadina. Ho abitato il centro storico per vent’anni abbandonandolo a malincuore. Il “ghetto” , come lo chiamavo io, era ed è il centro pulsante della nostra città. Il posto che mi ha regalato un senso di casa molto allargato, perché come nei paesini, ci si conosce tutti.

Abitavo come lui nella zona Lungo Gesso e ogni anno ho aperto con gioia le finestre con l’arrivare dell’estate. Ogni anno, dopo lunghi mesi di freddo e neve e pioggia, dalle finestre entrava la “vita”. Chiacchierìo, locali pieni, strade trafficate. Per me, donna sola con due figli piccoli, voleva dire anche uscire tranquilla senza la minima percezione di pericolo. Vi assicuro che questo è un aspetto di grande valore.

Scrivo in secondo luogo dunque come madre. Ho due figli maschi a cui tento di insegnare la vita al mio meglio. I valori di cui lui parla sono certamente in prima linea, ma anche la socializzazione è una faccenda importante. Si sarà letto del fenomeno degli hikikomori, questa nuova onda giovanissima di adolescenti che si chiudono in casa e non vogliono uscire. Ecco, io spero di insegnare ai miei ragazzi che la vita è fuori, che il mondo li aspetta e che hanno tanto da imparare lontani dal grembo materno. Da dove si inizia? Dalle piccole uscite, dai locali adatti e dalla cultura musicale.

I giovani hanno bisogno di nutrire il loro cervello sì a scuola, sì leggendo ma anche uscendo. Se tutto fosse chiuso, se la “musica” davvero si spegnesse sarebbe un disastro.

In terzo e ultimo luogo scrivo da commerciante. Al giorno d’oggi non è facile. Per le licenze la burocrazia è infinita. I controlli sono ( giustamente ) continui. Avere un dehor - per dirne una - è una battaglia incredibile. E animare una semplice serata sta diventando un’impresa.

Al Signor Falco farei notare che qui l’estate dura due mesi scarsi, inizia forse a luglio e con agosto si conclude. Cuneo non è Ibiza (per fortuna?) e i cuneesi non sono gli hooligans. Possiamo tollerare otto settimane di uscite? Possiamo far sì che anche un turista arrivando qui abbia un piacevole ed accogliente ricordo? O dobbiamo continuare a farci prendere in giro da mezza Italia? Potrebbe uscire di casa. Toccare con mano ciò che succede.

I nostri ragazzi sono pieni di idee, c’è un bel mondo appassionato che ha voglia di fare, siamo una cittadina che a livello musicale ha fatto e fa tanto, tantissimo. Regole ? Certo. Ma con rispetto per chi nel lavoro mette passione ed impegno. Non facciamolo il paragone con la fabbrica.

Chi in fabbrica ci lavora, sa cos’è il rumore vero, ed è per questo che ogni tanto ha voglia di alleggerire le orecchie con suoni “sani”, che passano necessariamente in casse e microfoni nei locali. Lo faccia un giro in città. Io credo che potrebbe stupirsi, se solo davvero prendesse in considerazione altri punti di vista. Siamo sessantamila.

Non vedo nessun’altra battaglia misofonica in nome del silenzio, se non la solita. Ogni anno. Sarà forse perché un po’ a tutti è chiaro che con l’assenza di questo cuore pulsante, le città muoiono. Questa sì che sarebbe una dimostrazione di debolezza. O no?
#iostoconlamusica

Stefania Croce

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