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Cronaca | 17 luglio 2019, 11:07

Giovane famiglia venne distrutta nell'incidente in autostrada, Procura chiede l’archiviazione per 53enne albese

Un anno fa, sulla Roma-Napoli, il sinistro che costò la vita a un noto avvocato e attivista politico di Rossano Calabro, alla moglie e al loro figlioletto. L’accusa ha ora chiesto di prosciogliere il conducente del furgone che tamponò l’auto su cui viaggiavano: "Non fu distrazione". Le famiglie delle vittime si oppongono

Immagine d'archivio

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Quell’incidente, verificatosi intorno a mezzogiorno di una tranquilla domenica estiva, il 15 luglio 2018, sull’autostrada A1 Roma-Napoli, aveva suscitato grande sensazione. Nel terribile schianto verificatosi all’altezza di Ceprano e Portecorvo tra una Fiat Punto con a bordo una giovane famiglia di ritorno in Calabria dalla capitale per le vacanze estive e un furgone van condotto da un albese, oggi 53enne, persero la vita tutti gli occupanti dell’utilitaria: i coniugi 35enni Stanislao Acri e Daria Olivo, entrambi avvocati originari di Rossano Calabro e trasferitisi a Roma per ragioni professionali, e il loro figlioletto Pier Emilio, di appena 6 mesi.

Una tragedia che aveva suscitato grande commozione anche per la notorietà del giovane originario di Rossano Calabro: figlio del noto giornalista calabrese Pier Emilio Acri, ma anche apprezzato giurista e autore di libri per la casa editrice Aracne, appassionato di politica e candidato a sindaco nel centro calabrese – nel 2016 – col Movimento Cinque Stelle.

Tra i messaggi di cordoglio arrivati in quei giorni alla famiglia calabrese ci fu anche quello del vicepremier Luigi Di Maio, che parlò di "tragedia immane", insieme a quelli del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, e di monsignor Giuseppe Cariati, arcivescovo di Rossano, che aveva ricordato il prezioso lavoro svolto dal giovane legale per il riordino dell’archivio diocesano.

Nei giorni scorsi, presso il foro di Cassino, ha avuto inizio il procedimento giudiziario a carico dell’albese alla guida del furgone, che in quella domenica mattina si trovava a percorrere la trafficata tratta autostradale per motivi di lavoro.

Il veicolo da lui condotto aveva violentemente tamponato la Punto guidata da Acri, dopodiché i due mezzi erano finito contro lo spartitraffico centrale e si erano ribaltati più volte. La coppia aveva perso la vita sul colpo, mentre l’uomo era stato ricoverato al pronto soccorso di Cassino.

Per lui era scattata l’accusa di omicidio colposo plurimo, venne sottoposto a test per rilevare l’assunzione di alcol e droga – risultati negativi – e gli venne sequestrato il cellulare, nell’ipotesi che un improprio utilizzo del telefono alla guida potesse essere stato all’origine dell’incidente.  

Il tribunale aveva nominato quale consulente tecnico Lucio Pinchera, titolare di uno studio tecnico di ingegneria forense. All’esito della perizia, cui presero parte anche i consulenti di parte, il pubblico ministero Emanuele De Franco ha richiesto archiviazione per l’imputato, in quanto le cause del sinistro non sarebbero ascrivibili a comportamenti dell’albese.

Una richiesta cui si sono opposti i parenti delle vittime, genitori e fratelli. Costituitisi parte civile col patrocinio degli avvocati Giovanni Bruno di Castrovillari e Paolo Carrozzino del foro di Paola, gli opponenti chiedono di rigettare la richiesta di archiviazione, elevare l’imputazione coatta nei confronti dell’indagato o comunque di proseguire nelle indagini, nell’ipotesi che alla base dell’indagine ci sia stata una distrazione, nella fattispecie dovuta proprio all’utilizzo del cellulare.
Una richiesta sulla quale ora dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari di Cassino.

L’avvocato Roberto Ponzio, difensore dell’imputato: "L’articolata consulenza tecnica disposta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino ha escluso con certezza profili di colpa anche concorsuale. Per cause imprecisate, un malore del conducente o un guasto meccanico, la Punto si è arrestata nella corsia centrale, dove sopraggiungeva il nostro assistito, a velocità adeguata e nel rispetto delle prescrizioni di legge. Non c’è stata la possibilità di percepire pericoli né di operare manovre di emergenza. In buona sostanza non c’erano presupposti spazio temporali per evitare l’urto. Confidiamo che il Gup voglia disporre l’archiviazione, così come richiesto dal pubblico ministero".

Ezio Massucco

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