Gentile redazione,
vi ringrazio per aver ricordato ieri la figura di mio padre in occasione del 24° anniversario del suo mortale ferimento, avvenuto nel marzo del 1987 a Saluzzo. Il tempo che passa non depone mai a favore della memoria soprattutto se, per tanti versi, è scomoda: ma tanto più il ricordo è inaspettato e spontaneo, tanto più è gradito, per quanto sia dolorosissimo per la mia famiglia e per me.
Se dovessi narrare alla mia piccola figlia la storia di "nonno Amedeo", di quel nonno che non ha mai conosciuto e sulla cui fotografia - tra le altre in casa - già oggi mi interroga, credo userei l'immagine di un grande albero, al centro di una radura. Un albero forte, nel pieno della sua energia vitale, ben piantato nella sua terra: carico di fiori in primavera, mormorante di foglie d'estate.
Ma un temporale inaspettato, figlio di un cielo nerissimo, un brutto giorno schiantò quell'albero, devastandone i rami, bruciandone il tronco fino al midollo. Sul finale sarei esitante, anche se mi piace pensare che la più bella tra le conclusioni potrebbe essere quella che ai piedi di questa carcassa di albero, di questa tetra scultura di morte, un giorno sbucaroni piccoli germogli.
Cordialità
Giovanni Damiano, Saluzzo




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