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Politica | 27 febbraio 2012, 08:40

Cave più “si” che “no”, Pian Munè più “no” che “si”: nulla di fatto nella notte di Paesana

Incontro interlocutorio: maggioranza e minoranza consiliari, per la prima volta seduta intorno ad un tavolo, torneranno presumibilmente a vedersi prima della fine di marzo

Colpo d'occhio sulla pianura saluzzese dalla seggiovia di Pian Munè (copyright targatocn)

Colpo d'occhio sulla pianura saluzzese dalla seggiovia di Pian Munè (copyright targatocn)

Cave più “si” che “no”. Pian Munè più “no” che “si”. Ma se ne riparlerà di qui a  qualche settimana, quando a disposizione di tutti ci saranno numeri e dati su cui ragionare. Ed esprimersi. E’ il risultato – aldilà delle apparenze - nient’affatto sterile dell’incontro allargato alla minoranza consigliare, voluto dal sindaco di Paesana per iniziare a dibattere collegialmente e senza preconcetti tutto ciò che c’è sul tappeto, non solo per i prossimi due anni, ma anche per ciò che coinvolgerà le Amministrazioni cittadine a venire: dalle cave di pietra alla stazione invernale di Pian Munè, dal patto di stabilità all’istituzione dell’Imu, dalle scuole all’acqua Eva.

Questione cave. Se ne parla dai primi anni Novanta, da quando sindaco era Giovanni Battista Mattio. Oggi sono in dirittura d’arrivo. Produrranno un gettito nelle casse comunali non inferiore ai 55mila euro, il minimo stabilito dalla Regione Piemonte: rimane da stabilire se l’importo esatto verrà calcolato forfettariamente oppure in base al tonnellaggio del materiale estratto portato a valle. L’iter per la loro apertura comincia nel lontano 2005 con una prima domanda, bissata da una seconda nel 2007. Da quei giorni ad oggi, sull’argomento ci sono 4 verbali della “conferenza dei servizi”, due “pareri sfavorevoli” di due differenti funzionari della Provincia (che qualcuno, l’altra sera, poco elegantemente ha definito basati su “fesserie” o qualcosa del genere), uno favorevole del Comune di Paesana (che dalla sua ha il parere di un ingegnere, rassicurante ma di parte) ed uno favorevole del Corpo Forestale, irto però di una sequela inenarrabile di paletti. Al Consiglio Comunale spetterà l’ultima parola: sarà quasi sicuramente un “si”.

Questione Pian Munè. Le entrate provenienti dalla cave è stato detto l’altra sera, potrebbero essere una risorsa per garantire un futuro alla stazione Pian Munè. Il Comune – da un lato – ha nuovi gestori pronti concorrere ed a tuffarsi nell’avventura e – dall’altro – nemmeno il becco di un quattrino né può permettersi il lusso di indebitarsi ulteriormente (gli lo vieta il rispetto del patto di stabilità), mentre per far funzionare la stazione per altri 10 anni con gli impianti attuali servono invece 600mila euro. Oltre a quelli necessari per completare la struttura ricettiva in muratura. 

Allo stato attuale delle cose la stazione sembra avviata alla chiusura. E non è esatto ciò che dice il vicesindaco Silvia Da Re, che “chiudere equivarrebbe a far morire il paese”. Perchè in quasi 40 anni  di vita, il paese ha dato alla stazione assai più di quanto abbia ricevuto in cambio, talora a scapito di altre necessità e indubbie priorità. E forse è giunto il momento di staccare il rubinetto dell’ossigeno generosamente elargito dall’Ente pubblico (centinaia di migliaia di euro ora, milioni e milioni di lire prima) in tutti questi anni. Magari – come ha detto l’altra sera il capogruppo della minoranza Enrico Miolano – facendo prima l'impossibile per trovare un imprenditore che, anziché gestirla, quell’ingombrante stazione a capitale interamente pubblico, sia invece disposta a comprarla, magari per 1 euro, un prezzo politico, e poi a farla funzionare. “Pian Munè non è un business” ha detto Marco Margaria, ex capogruppo di maggioranza, candidato sindaco in pectore alle Amministrative del 2014 e protagonista di un show a tutto tondo che ha infastidito un po’ tutti, soprattutto taluni suoi compagni di maggioranza.

Un altro incontro? La minoranza ha chiesto che a quello di venerdì scorso  faccia seguito un secondo incontro, prima dell’approvazione del bilancio di previsione. “Un incontro cui abbiamo chiesto alla maggioranza di presentarsi con cifre che ci dicano a quanto ammontano gli introiti per il Comune derivanti dalle cave, dalla centrale a biomasse, dalla prossima Imu e con i bilanci di Pian Munè, che l’altra sera qualcuno ha detto non comprenderebbero gli incassi dei due locali ristoro” ci ha detto Miolano. Un incontro che probabilmente ci sarà. Perché in un momento così difficile, quello che serve di più è il dialogo, sono le scelte condivise. L’altra sera, per la prima volta dopo quasi tre anni, ne è parso convito anche il sindaco. Perché chi la pensa in un modo differente non per forza di cose deve essere visto come un nemico da combattere ed abbattere. Anzi.

Walter Alberto

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