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Attualità | 13 settembre 2013, 15:14

Quasi 9 ore dopo Fabio Bossa è tornato in quel bar di Paesana che aveva salutato nel cuore della notte per salire in vetta al Monviso

Impresa compiuta, nonostante la crisi a poche decine di metri dalla vetta e la sosta forzata in cima, "per non sbarellare”, cancellati dall’emozione dei ritorno al campo base

Fabio Bossa rientra a Paesana

Fabio Bossa rientra a Paesana

Alle 12.13 ha rivisto – con gioia ed emozione – quel campanile di Santa Maria che nel cuore della notte, per la precisione 8 ore, 58 minuti, 56 secondi e 3 decimi di secondo prima, si era lasciato alle spalle per tentare l’impresa solitaria, rinviata domenica scorsa per via dei timori sollevati dalle previsioni meteo: percorrere, di corsa, il tragitto Paesana-Vetta del Monviso e ritorno.

Senza soste. O quasi.

Perché una “sosta”, Fabio Bossa – paesanese doc di 30anni, operaio all’Atlas Copco di Bagnolo Piemonte, dove gli amici hanno seguito proprio su targatocn l’inizio dell’ avventura se l’è dovuta concedere.

Si, è vero, mi sono fermato una trentina di minuti ai 3.841 metri della croce che contraddistingue la vetta del Monviso: se non lo avessi fatto rischiavo di ‘sbarellare’ e non potevo proprio permettermelo, perché rischiavo di vanificare tutta la fatica fatta fino a quel momento” ci dice al telefono Fabio Bossa.

Di quelle “quasi 9 ore”, 5 (e 5 minuti) le ha dovute spendere per salire in vetta. Le restanti per tornare al campo base del Bar Gino il cui titolare Sandro Cacciolatto era stato l’unico – oltre a noi – ad alzarsi nel cuore della notte per spronare, incitare e salutare l’amico in partenza, che era scomparso nel buio della notte subito dopo i lampioni di via Monviso.

Si dice “contentissimo” per l’impresa appena portata a termine Fabio Bossa. Sa che la sua è stata un’impresa nel vero senso della parola. Tale da far impallidire i pur lusinghieri piazzamenti ottenuti all’Iron Bike del 2012, alla “Tre rifugi” (54 chilometri, quasi 4mila metri di dislivello, dove è giunto 12°) e d al recente “Tour Monviso Trail” (dove è giunto 15°).

Ci sono due momenti che Fabio Bossa non dimenticherà tanto presto di questa sua affascinante corsa in solitaria notturna:  la crisi che lo ha colto a poche decine di metri dalla vetta e che ha superato solo con  una forza di volontà davvero non comune e l’emozione del ritorno in paese, con quel manipolo di amici che lo ha aspettato, applaudito e festeggiato, mentre poco più in là il mercato settimanale faceva normalmente il suo “giro”.

“Quale sarà la prossima impresa?” gli abbiamo chiesto a caldo.

“Troppo presto per dirlo. Per il momento voglio godermi la gioia, la soddisfazione e l’emozione di questa scommessa straordinariamente vinta. Da domani penserò (magari) a nuovi traguardi”.

Anche dopodomani andrà bene lo stesso.

W.A.

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