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Attualità | 20 novembre 2013, 19:38

Referendum in tutte le scuole della Granda sulla “settimana corta”

E’ l’impegno della presidente Gianna Gancia e dell’assessore con deleghe all’istruzione Licia Viscusi. Vincono gli studenti

Un momento della protesta di questa mattina (foto Lucia Mondini)

Un momento della protesta di questa mattina (foto Lucia Mondini)

Di più, nessuno che abbia la testa sul collo ed ancor più i piedi piantati per terra, crediamo onestamente potesse attendersi.

Perchè se settimana corta sarà, scolasticamente parlando, vale a dire con le scuole chiuse il  sabato, lo sarà soltanto dopo ulteriori incontri grazie all’istituzione di un tavolo di confronto sul tema e – ancor più - un referendum consultivo che verrà “celebrato” in ciascun istituto della Provincia, dove ogni singolo studente sarà chiamato a dire la propria ed il cui esito - nonostante le manifestazioni, la sollevazione popolare, i comizi dei rappresentanti degli studenti – appare sin da ora tutto, fuorché scontato.

E’ quanto “strappato” con i denti dagli studenti della “Granda”, dopo la dimostrazione di venerdì scorso e la presentazione – come detto - questa mattina, al termine di un nuovo momento di protesta, di un articolato ed assai critico documento al termine di un serrato confronto che ha visto contrapporsi dialetticamente la Federazione studenti, la Consulta ed i rappresentanti di Istituto da una parte e la presidente Gianna Gancia e l’assessore con deleghe all’istruzione, alla formazione professionale, alla cultura ed al decentramento universitario Licia Viscusi: verrà istituito un tavolo di confronto sulla “settimana corta” con una rappresentanza degli studenti; verrà proclamato un referendum consultivo in ogni istituto della Provincia, dove ciascuno studente sarà chiamato a dire la sua sul tema. Ulteriori approfondimenti sul prossimo numero de L’Unione.

Il documento che studenti e rappresentanti delle Superiori della provincia di Cuneo con la Federazione degli Studenti hanno sottoscritto e presentato oggi ai vertici della Provincia esprime forte dissenso verso la decisione del Palazzo di corso Nizza, etichettata senza se e senza ma come “totalmente inadeguata, non solo per le conseguenze disastrose che avrà sulla scuola, sugli studenti e sulle loro famiglie, ma anche per il mancato dialogo con le istituzioni scolastiche”.

L’organizzazione della didattica delle nostre scuole – continua il documento - richiede un notevole carico di studio individuale al di fuori dall’orario scolastico e questo provvedimento comporterà la mancanza del tempo materiale per studiare: non si può modificare l’orario scolastico senza ripensare all’organizzazione complessiva dell’offerta formativa. Non accettiamo che si faccia economia sulla qualità dell’apprendimento durante l’orario di lezione: tagliando il sabato le ore verrebbero ridistribuite aumentandone il carico o sulle mattine o sui pomeriggi. Ciò avrà ricadute negative sulla concentrazione e sul rendimento degli studenti e sulla qualità dell’offerta formativa degli insegnanti. Tutti gli studenti residenti fuori dalle città, che rappresentano la maggioranza della popolazione studentesca, dovranno affrontare gli ulteriori problemi relativi ai trasporti. Non accetteremo alcuna modifica all’orario scolastico se non verranno garantite mense per gli studenti. Inoltre la modifica degli orari di lezione ci impedirebbe di continuare a frequentare attività al di fuori della scuola. Per queste ragioni noi ci opponiamo in tutte le scuole a questa decisione e non desisteremo dalla nostra posizione finché non ci verrà dato ascolto.

Condurremo uniti una protesta che non si fermerà fino al ripristino del sabato scolastico” concludono. Promessa mista a minaccia.

W.A.

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