Gentile Direttore,
anni or sono, constatata la crisi finanziaria e quella del settore agricolo, le associazioni del settore intuirono e propagandarono l’idea di mercati gestiti direttamente dalle aziende agricole. Ricordo che i quotidiani ed i settimanali locali, annunciando tali novità, esaltavano la vendita diretta quale ottima panacea alle imperanti difficoltà finanziarie e sostenevano che tale iniziativa avrebbe prodotto un utile sia per le aziende agricole che per gli acquirenti.
In sostanza, sostenevano gli ideatori di questo mercato, gli agricoltori (vendendo direttamente il loro prodotto) avrebbero raddoppiato gli introiti dei grossisti e l’acquirente avrebbe ottenuto la merce ad un prezzo inferiore a quello dei negozi.
Bene, sabato sono andato a passeggiare lungo il mercatino di Cuneo Alta e ho constatato che lo sbandierato “utile” sta non da due, ma da una sola parte... e cioè da quella delle aziende agricole.
Le mele e le patate, prodotti principe di questa stagione sono, in generale, quotate a prezzi superiori a quelli dei negozi da me frequentati: le mele acquistate in un negozio in centro Cuneo, ottime come gusto e di pezzatura superiore a quelle del mercatino, costano per esempio 0, mentre al mercatino i cartellini riportavano 1. Lo stesso ragionamento vale per le patate e, aggiungerei, per tutto il resto.
Secondo il mio personale parere, l’ottimo principio istitutivo del mercatino è chiaramente fallito, e non riesco a spiegarmi come le aziende agricole riescano a sostenere prezzi uguali se non superiori a quello dei negozi che, indubbiamente, hanno maggiori spese.
Alle volte le idee nascono buone ma nel loro sviluppo subentra l’atavica ingordigia del denaro e tutto va catafascio. Come in questo caso.
La delusione avuta durante il giro al mercatino è riuscita a rafforzare la mia considerazione per quei negozi che, nonostante il momento sfavorevole, pongono in vendita alcuni prodotti a prezzi 0 e continuano dignitosamente il loro mestiere.
Grazie per l'attenzione,
Lettera firmata














