Venerdì sera 10 aprile, in teatro parrocchiale beinettese quasi al «tutto esaurito», in collaborazione col locale «Circolo Libertas», arrivato ai settanta anni dalla fondazione, ha debuttato un nuovo gruppo teatrale, «Pianoforte», che è partito, un anno fa, con degli appassionati, alcuni con esperienze precedenti in «Compagnie» della zona (come il peveragnese «Birùn», da cui arriva, ad esempio, il bovesano Roberto Rotondo), raccoltosi per mettere in scena il «Processo a Gesù», di Diego Fabbri, pezzo di certo impegno, opera scritta ad inizio anni Cinquanta (ed applaudita in teatro, televisione e cinema), rievocazione di episodio davvero accaduto negli anni Trenta, a Gerusalemme, con giuristi anglosassoni che finirono per assolvere dalle accuse il nazzareno crocifisso dai romani di Pilato, denunciato da Caifa ed Anna, i sacerdoti del tempio… Applaudito a Boves (in Casa don Bernardi), a Beinette, a Cuneo (nel Teatro Toselli), ci han «preso gusto», raccogliendosi in una decina sono i componenti (con sede, luogo di incontro e prove, nelle ex scuole elementari di Boves, Piazza Borelli), provenienti da Boves, Beinette, Peveragno, Cuneo, Caraglio, conservando lo stesso «taglio», uno stile facilmente identificabile, di opere impegnate, non facili, dal valore anche storico.
Hanno portato in scena, diretti da Pier Franco Vaschetto, «La maestrina», di Dario Niccodemi, opera del 1932-1934, commedia che ci hanno presentato come «non nota, ma che può piacere», sospesa tra il comico ed il drammatico, in questi anni con varie interpretazioni illustre, tipo il famoso Paolo Poli, spesso con «libere interpretazioni», da cui è stato tratto film di Giorgio Bianchi, con Maria Denis, nel 1942.
Fabbri è autore toscano, vissuto tra 1874 ed il 1934, che ha cominciato le sue fortune artistiche in Argentina, dove era migrato, bambino, con la famiglia, scrivendo in spagnolo, diventando, negli anni Venti direttore, in Italia, di una delle «Compagnie» più famose a livello nazionale.
Non sorprende, col suo taglio tardo-romantico, pennellate molto «melodrammatiche», atmosfere crepuscolari di inizio Novecento, buoni sentimenti e doverosità dell’agire deamicisiani, sia piaciuta a Poli, innamorato di questi soggetti d’altri tempi e senza tempo.
Son le vicende di Maria Bini (interpretata da una disinvolta Rosanna Bertone), maestra in un paesino montano della Toscana, mal vista perché poco portata a socializzare (tanto da non frequentare né la Parrocchia, né la farmacia), ancora ferita da una seduzione subita da adolescente, dal ricordo di una figlia nata in tali circostanze e ritenuta morta… Centrale, motore dell’azione, è una storia di amore, platonica, edificante (appunto tra il Gozzano della «Signora Felicita» ed il libro «Cuore» di De Amicis), con il nobile (anche in senso sociale, conte, feudatario locale, isolato, quanto la donna, ed annoiato) Sindaco.
Il generoso Primo Cittadino (Valter Abbà) si prende a cuore (sin a sognare matrimonio) la situazione difficile della giovane insegnante (anche aumentandone l’imbarazzo nelle Comunità), riuscendo, con un investigatore (il Guidotti, un Salvatore Terranova sempre in parte), a rintracciare sia il seduttore (Giacomo Macchia, un vistosissimo Pietro Marro, appassionato, senza vergogna, di «giovani in fiore», meglio «in bocciolo»), sia la figlia (solo fatta credere morta alla madre, per riuscire ad allontanarla, a mandarla (reminiscenza autobiografica dell’autore) in Argentina… Tutti molto ben resi sono stati i vari «caratteri», da quello del bidello tuttofare Pallone (Roberto Rotondo), alla terribile Direttrice (Vilma Ghigo), all’usciere (Alberto Giordano), a Gina (Antonella Rizzolio).
Partecipazione straordinaria è arrivata da Marta Terranova (la bambina che ritrova, nel finale, vestita da ballerina, la madre). Replica, che il garbato ed interessante lavoro abbondantemente merita, ci è annunciata per la sera di venerdì 22, alle 21, sempre nel teatro beinettese.






